Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

Desirèe Digeronimo visita la Casa Alzheimer Don Tonino Bello

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Ogni quattro secondi viene diagnosticato un nuovo caso di alzheimer nel mondo con una previsione entro il 2050 di un aumento del settanta per cento della sindrome.
A Bari ci sono quasi settemila persone afflitte da demenza e in Puglia c'é il tasso più alto d'Italia di ricoveri, testimonianza di una assoluta mancanza di una rete di presa in cura di queste persone. L'unica soluzione per le famiglie é il ricovero di queste persone. I costi che le famiglie si sobbarcano sono altissimi, circa 61mila euro annui, e l'assistenza domiciliare per i malati é pari al 3,5 per cento a fronte di una media nazionale del 7,9, sostiene la Casa Alzheimer con Tonino Bello, l'associazione barese che si occupa di ascolto e assistenza ai malati e alle loro famiglie.
"Qui in Puglia alla logica dell'assistenza si sostituisce quella del posto letto. Ciò che mi spinge a portare avanti questa campagna elettorale é la volontà di recuperare il senso della comunità tra persone dotate di diritti" é il commento della candidata sindaco al Comune di Bari, Desirèe Digeronimo, in visita questo pomeriggio alla struttura.
"Una amministrazione comunale attenta, metterebbe a disposizione di questa e delle altre associazioni che operano sul territorio, un immobile dismesso o, prendendo esempio dalla vostra attività lavorativa, un giardino nel quale poter svolgere terapie occupazionali, come il giardinaggio o la cura di un orto".
La Digeronimo parla di triangolazione tra le istituzioni, i cittadini (in forma singola o associativa) e i centri del sapere (come Università e Politecnico) per poter creare una rete di esperienze, competenze e intelligenze che operi congiuntamente per la presa in carico dei malati.
Firma "moralmente" la richiesta di destinare, nel caso dovesse essere eletta sindaco, uno spazio all'interno della ex caserma Rossani all'associazione, che oggi ricordiamo non beneficia di fondi pubblici e quindi si autofinanzia.

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