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Si dimette il sottosegretario all'Istruzione D'Onghia: "Delusa per fallimento riforme"

Per la senatrice barese "Tre anni perduti" ad inseguire la riforma Afam: avrebbe previsto l'equiparazione di istituti musicali parificati e accademie d'arte non statali alle università

La senatrice barese Angela D'Onghia si è dimessa da sottosegretaria al Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca: a comunicarlo è la stessa parlamentare in una nota. Le ragioni della decisione riguardano la "presa d’atto del fallimento dell’impegno assunto oltre tre anni fa, in forza della delega conferita dal Ministro Giannini e successivamente confermata dalla Ministra Fedeli, di completare la riforma del sistema AFAM (Alta Formazione Artistico, Musicale e coreutica, ndr) introdotta in ordinamento dalla legge n.508/99 e rimasta inattuata per 17 anni". Secondo la senatrice, la "montagna ha partorito il solito topolino. L'unico risultato - si legge nella nota -  infatti, è rappresentato dall’emendamento alla finanziaria, in corso di approvazione, per il finanziamento degli Istituti musicali pareggiati e delle Accademie non statali, che rischierebbero il collasso finanziario". La riforma prevedeva una completa equiparazione degli istituti musicali parificati e delle accademie d'arte non statali alle università.

La senatrice D'Onghia: "Amareggiata, tre anni perduti"

“Questo - aggiunge D'Onghia - nel mondo da cui provengo, che è quello della società civile e produttiva del nostro Paese, significa un nulla di fatto, una ulteriore proroga per procrastinare problemi irrisolti. Tre anni perduti nel rincorrere una riforma, doverosa, avvertita come necessaria dagli operatori del sistema e indispensabile per far crescere i musicisti e gli artisti di domani. Una riforma per la valorizzazione delle eccellenze italiane, che nel mondo danno voce alla nostra identità nazionale, promuovendo il sistema Paese e il made in Italy. Sono delusa e amareggiata - aggiunge - , non accetto la rassegnazione che prevale negli ambienti ministeriali nonostante le mie continue sollecitazioni. La mia candidatura e il mio impegno politico sono stati guidati dalla volontà di poter contribuire al cambiamento e al miglioramento di questo Paese. Sarebbe necessario un impegno comune, un lavoro di squadra costante, delle sinergie che non possono essere garantite da singole personalità, nemmeno dalle più carismatiche e volitive. Mi auguro che le mie dimissioni possano risvegliare la politica del fare".

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