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Tensioni in Sel, Palmisano: "Il partito ha bisogno di un cambiamento"

L'ideatore del Manifesto per Bari si sofferma sui malumori serpeggianti nel partito di Vendola: "Va ricostruito un rapporto di governo con la città, vi spiego come"

Le elezioni sono state vinte da Decaro. Per il Manifesto una vittoria, ma da un punto di vista personale si ritiene soddisfatto del suo risultato elettorale?

"Tutto sommato sì. Una campagna elettorale sviluppata in un mese, dopo un lavoraccio molto faticoso, non poteva dare risultati più ampi. Sono contento perché ogni voto è una storia, un percorso, un'esigenza ed un bisogno di cambiamento. Ora si tratta di portare il consenso dentro un sistema politico e culturale nuovo, dentro la città. Perché gli elettori e le elettrici se lo aspettano".

Si aspettava un riconoscimento in giunta?

"Non ho chiesto nulla e mi sono attenuto ad un criterio di correttezza verso la lista, tuttavia penso di avere qualche caratteristica in più rispetto ad altri. Detto questo, poiché non sono così convinto che si possa modificare il senso delle cose stando fuori, comincio a riflettere su alcune ipotesi politiche nuove, di maggiore apertura a sinistra, per rafforzare la città".

In Sinistra ecologia e Libertà sono volati gli stracci. Come giudica le dimissioni dell’ex assessore Fabio Losito e le parole di fuoco lanciate contro i vertici per la scelta di premiare un non tesserato (Silvio Maselli, ndr) ad assessore alla Cultura?

"Sel necessita di un cambiamento, a Bari. La lista era ibrida, per fortuna, e questo ha consentito a tante persone nuove di avvicinarsi ad un percorso che non può e non deve essere soffocato, ma deve essere messo a valore modificando gli assetti interni al partito. Va discusso con il gruppo dirigente, cambiata la strategia, scovati nuovi e vecchi bisogni e ricostruito un rapporto con il governo della città".

Sel sta vivendo un brutto periodo. La scelta di sostenere Tsipras non si è rivelata vincente. Gennaro Migliore lascia tutto e fonda Led, per cercare di costruire un progetto federativo con il Pd. In Puglia le acque sono agitate. C’è ancora spazio per un progetto di sinistra autonomo?

"La scelta Tsipras ha coinvolto molti più elettori di quelli che hanno votato Sel a Bari, questo significa che non era una scelta sbagliata, ma andava intercettato quell'elettorato. Ma questo vuol dire, anche, che esiste un'idea alternativa a quella del Pd renziano e del centro-sinistra che s'accorda con Berlusconi e governa con Alfano. Io sto dentro questa idea. Sel altrettanto, quindi comincio a trovare questo contenitore adatto ad un rilancio. Anche in vista delle prossime regionali".

Tornando a Bari, da dove si dovrebbe ripartire? Che ruolo un partito come Sel potrebbe svolgere all’interno di questa nuova fase politica?

"Io partirei da tre azioni immediate: 1) rapporto con sindaco e giunta, non filtrato dal consiglio, ma diretto, schietto, di discussione sui temi; 2) elaborazione collettiva di proposte da portare in consiglio; 3) una campagna di ascolto e di adesione ad un'idea larga di sinistra, che coinvolga tutti i soggetti presenti in città, compresa la sinistra del Pd. Questo per prepararci a qualunque sorpresa da qui a breve e medio termine sul livello nazionale".

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