Toni accesi, urla e insulti: il Consiglio sull'edilizia giudiziaria finisce in bagarre

Due ore di confronto acceso tra maggioranza e opposizione. La seduta si è chiusa dopo che i consiglieri di centrosinistra hanno chiesto il numero legale e abbandonato l'aula. Decaro: "Solidarietà a Cavone, minacce irricevibili"

Toni accesi, urla e battibecchi terminati con la caduta del numero legale, richiesto dalla Maggioranza: seduta ad alta tensione in Consiglio comunale per il Monotematico dedicato alla questione dell'edilizia giudiziaria in città. Un confronto duro tra le minoranze che hanno attaccato il Comune accusandolo di voler svuotare il quartiere Libertà e sindaco il quale ha illustrato la posizione dell'amministrazione cittadina e la genesi del percorso che ha portato la situazione al punto attuale, ovvero alla firma del protocollo d'intesa con il Ministero per verificare l'utilizzo dell Casermette e crearvi un polo giudiziario: "La situazione degli uffici giudiziari è tragica - ha spiegato Decaro in uno dei passaggi del suo intervento - e ho cercato di fare quello che un amministratore deve, senza slogan. Mi sono preoccupato di trovare aree e finanziamenti. Con tante difficoltà a siamo riusciti a trovare una soluzione che spero possa trovare conferma nello studio di fattibilità. Se sarà invece verificabile un'altra possibilità saremo aperti tutte le valutazioni". Il sindaco ricordando che lo stesso centrodestra, in caso di vittoria alle Comunali 2014, aveva ipotizzato di firmare l'atto che avrebbe autorizzato la Cittadella della Giustizia proposta dalla Pizzarotti, ipotesi bocciata dal Consiglio di Stato. 

Repliche e controrepliche in un clima acceso

La bagarre è poi proseguita tra rimpalli, interventi, repliche per 'fatto personale' e della Maggioranza. Lo scontro, però, non si è placato ed è ulteriormente cresciuto a livelli inconsueti (anche per gli standard dell'aula Dalfino) fino a quando il capogruppo di maggioranza, Marco Bronzini, infastidito dalle continue interruzioni, ha chiesto la verifica del numero legale con conseguente uscita dei consiglieri del centrosinistra. La circostanza ha fatto andare su tutte le furie le opposizioni dalle quali sarebbero partiti insulti e parole grosse nei confronti del presidente del Consiglio Michelangelo Cavone. A stretto giro c'è stata la nota del sindaco e dei colleghi della maggioranza in cui "esprimono massima solidarietà al presidente del Consiglio comunale di Bari per le gravi parole rivoltegli dai consiglieri comunali Carrieri e Melini durante la seduta del consiglio di oggi. Al Presidente sono state indirizzate oggi minacce e offese irricevibili - spiegano - che sono ancor più gravi perché verificatesi in una sede istituzionale”. E' lo stesso Carrieri, poco dopo, a fornire la sua versione dei fatti: "Minacce di morte a Cavone? Smentisco totalmente. Le mie erano semplicemente delle 'minacce' politiche". Anche Melini, accusata di aver dato del 'rincoglionito' allo stesso presidente dell'Aula, puntualizza bollando le accuse della maggioranza come "strumentalizzazioni".

La minoranza, a caldo, ha invece replicato direttamente dall'aula, a Consiglio terminato, sulla questione dell'edilizia giudiziaria: "Ormai, il Sindaco pro tempore Antonio Decaro ha perso anche l'ultimo barlume di lucidità politica - scrivono in una nota congiunta Romito, Di Paola, Carrieri. Melini. Picaro e Ranieri -  Su un tema importante e decisivo per l'ordine, lo sviluppo e la sicurezza urbana, quale è quello dell'edilizia giudiziaria barese, ordina alle sue sgangherate truppe di abbandonare l'Aula dopo la sua inutile relazione durata 35 minuti piena di inesattezze e offese personali finendo per offendere così solo i cittadini baresi". Tutti a casa, dunque, dopo circa 2 ore che hanno portato a un nulla di fatto. E dire che la seduta era cominciata in un'atmosfera ben diversa: in apertura, infatti, il primo cittadino aveva lanciato la proposta di intitolare il Comando della Polizia Locale al generale Nicola Marzulli, scomparso due giorni fa. A prevalere, poi, sono state, purtroppo, le solite divisioni.

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