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Elezioni, Leo Palmisano: “A Bari serve un terremoto civile”

Verso le amministrative 2014. "Il centrosinistra deve aprire un cantiere del programma: housing sociale, gestione partecipata della cosa pubblica, riqualificazione, spazi verdi". "Bari è ricca di risorse, ma solo un cambio drastico ed anche generazionale può farla tornare a brillare"

Il cammino verso le elezioni amministrative del 2014 è partito. Mentre il centrodestra sembra lanciato a ratificare la candidatura di Francesco Schittulli,  nel centrosinistra nulla appare essersi mosso.  Ne abbiamo parlato con Leo Palmisano, sociologo ed etnografo, autore di diversi libri tra cui l’appena uscito 'Palombella Rotta': un decalogo per una nuova sinistra italiana", edito da Caratteri Mobili.

Il Pd si prepara al congresso, segnalandosi per una profonda tensione interna, specie tra una parte della base e un pezzo di classe dirigente. Nichi Vendola lancia il cantiere per “La cosa giusta” con l’obiettivo di ricompattare il fronte dei delusi.  A Bari la situazione appare abbastanza immobile, se non fosse per la mobilitazione di #OccupyPd, nulla sembra aver smosso la classe dirigente del Partito democratico dopo la batosta elettorale dello scorso febbraio. Eppure fra meno di un anno ci saranno le amministrative. Cosa sta succedendo?

"Sta accadendo quello che da tempo si doveva e poteva prevedere: la frana interna al sistema dei partiti nel centro-sinistra. Se il Pd è occupato dai giovani e SeL apre a pezzi di società, è perché entrambi i contenitori mostrano debolezza, fragilità e voglia di rinnovarsi. In verità a Bari non vedo grosse scosse, non mi pare che si sia aperta una discussione forte dentro i due contenitori. Qualcosa si muove nel Pd, certo, ma questo è fisiologico in vista delle elezioni dell’anno prossimo. Fisiologico e, se vogliamo, patologico: non ci si può muovere solo quando c’è da riempire un vuoto elettorale. Diciamo che Bari non è più laboratorio, allora, dentro i partiti. Probabilmente le forze migliori del centro-sinistra sono fuori dei partiti, dentro altri dispositivi della partecipazione, come quelli sindacali, o dentro una riflessione sempre più collettiva e giornalistica che prima o poi travolgerà questi partiti, se non decideranno di aprirsi davvero".

Il centrodestra è pronto a ratificare la candidatura di Schittulli, ma nel centrosinistra non si è lanciata alcuna proposta. Eppure i temi per avviare un cantiere del programma ci sarebbero tutti. A suo parere quali sono le priorità per il rilancio della città?

"In queste settimane, da quando è uscito ‘Palombella Rotta’, sto elaborando un decalogo per la città con alcuni amici e amiche. Due punti sugli altri. Primo, gestione partecipata della cosa pubblica, cioè smantellamento del sottogoverno composto di consiglieri di amministrazione, consulenti, eccetera, che sono al servizio di questo o quel consigliere. Un taglio netto, pulito, drastico, attraverso assemblee pubbliche e decisioni condivise. Un ritorno a un’idea vera di bene comune. Secondo: cohousing e cohousing sociale, dove l’idea di costruire per abbattere i costi delle case è abbattuta dal buon senso. Bari è una città che ha perso ben tredicimila abitanti in dieci anni, allora perché continuare a costruire? Ci sono migliaia di case che risultano sfitte, bene, che vengano immesse sul mercato legale degli alloggi, non su quello al nero, e che si vincoli a riqualificazioni che porterebbero lavoro nell’edilizia di qualità, sostenibile, smart. La città è matura per questo, il centro-sinistra un po’ meno".

Cemento, nuovo piano regolatore. Sarà il partito del mattone a comandare i nuovi posizionamenti?

"Il partito del mattone è stato sconfitto dalla storia, bello che defunto, sposta pochissimi voti e riesce a dare pochissimo lavoro qualificato. Nel 2012 non è stato assunto un solo laureato dalle imprese edili della provincia di Bari: come mai? E poi, costruire per chi e per cosa? Io sono per riqualificare, rigenerare, ridare senso di comunità e di identità agli spazi della città che già ci sono e che sono finiti in mano a speculatori anche interni al centro-sinistra, o a quei mafiosi della peggiore risma che tra sparatorie, rapine, arroganze, pensano di possedere il territorio. Peccato che la città sia già interna a reti culturali, reali e virtuali, che guardano oltre i limiti angusti delle mura baresi. Evidentemente la città si autogoverna, anche quella per bene".

Come giudica la stagione Emiliano?

"Migliore di quella Di Cagno Abbrescia, senza alcun dubbio. Vorrei che fossero i partiti a dire cosa pensano della loro amministrazione. I partiti e le liste civiche. I cittadini stanno dando prova di coraggio sopportando stati di invivibilità e inciviltà crescenti, mentre la politica tutta tace. Bari necessita di un nuovo terremoto civile, non di proclami, e di un mea culpa su quanto di sbagliato è stato fatto. Detto questo, penso che il centro-destra barese sia ancora inadatto a tornare al governo della città, e non mi pare che Schittulli abbia fatto cose memorabili come presidente della Provincia".

Come dovrebbe essere scelto il nuovo candidato sindaco di centrosinistra?

"Io penso a tre percorsi paralleli. Il primo interno ai partiti o a quel che ne rimane. Decidano chi è il loro candidato. Il secondo interno a quel che resta della ‘convenzione’ delle associazioni. Il terzo più dal basso. Penso che da questi percorsi debba nascere prima un programma, vincolante stavolta, e quindi delle primarie a tre, senza astuzie e furbizie. Patti chiari amicizia lunga. Altrimenti difficile che il centro-sinistra possa tornare a governare. Se il Pd deve celebrare un congresso con le primarie di Bari, stavolta si sbaglia".

Nel suo ultimo libro fa discendere le cause delle recenti sconfitte della sinistra dall’assenza di un pensiero forte che riesca a sintetizzare e orientare le pratiche pubbliche dentro una nuova prospettiva sociale ed economica. Da dove si dovrebbe ricominciare per generare un nuovo impulso all’attivazione politica? Quanta responsabilità ha l’attuale classe dirigente, compresa quella locale?

"I pensieri ci sono. Penso alle elaborazioni sul Bene Comune, alle pratiche di housing sociale, al modello Torino, alla partecipazione del terzo settore e dei sindacati nella pianificazione, a quei modelli gestionali democratici che sono nei libri e nella testa di tanti baresi che hanno viaggiato e studiato. Ecco, i partiti hanno allontanato il pensiero e i pensatori, ma anche gli autori di buone pratiche. Lo stesso ha fatto parte della cosiddetta cittadinanza attiva. Bene, si ricominci dal programma e dal rispetto delle regole. Un segretario di partito ormai conta quanto un cittadino qualunque, e questo è il bello di questa fase, quindi si riparta da qui. L’azzeramento è già avvenuto nei fatti".

Quanta della mobilitazione democratica sul territorio (pensiamo al mondo del volontariato o anche a quello che si coordina su obiettivi specifici come l’acqua pubblica) è rimasto fuori dai partiti e merita di essere incluso per aprire una stagione di radicale nella sinistra pugliese?

"Tanta, troppa. Penso ai miei amici che fanno guerrilla gardening, a quelli del cat surf, agli studenti universitari ricacciati nelle loro tane dopo essere usciti dalle aule, agli sportivi ed alle famiglie che vogliono verde, ai cittadini che desiderano nella Rossani un parco polifunzionale, a chi vorrebbe il polifunzionale del San Paolo vivente, a chi vuole andare in bicicletta in sicurezza, a chi vuole lavorare restando a Bari ed avendo garanzie di servizi… Impossibile? Per me no, perché questa fase di crisi delle economie pubbliche necessita di un irrobustimento della solidarietà sociale attraverso il senso della comunità, che a Bari è pressoché scomparso. E poi, paghino quei ceti parassitari che hanno soffocato le economie commerciali e manifatturiere della città. Le mafie baresi, in primo luogo. I costruttori abusivi. Gli evasori fiscali. Coloro che danno lavoro a nero o facendo firmare false buste paga. Bari è ricca di risorse, ma solo un cambio drastico ed anche generazionale può farla tornare a brillare".

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