Brogli sul voto all'estero? Il candidato barese denuncia: "Sistema penetrabile e senza garanzie"

Nicola Brienza, 44 anni, in corsa al Senato nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, racconta di presunte irregolarità e "poca trasparenza" nella consultazione: "Minacciato più volte in Australia"

Nicola Brienza

"Ritengo che il sistema sia facilmente penetrabile e non dia garanzie" e vi sarebbero "casi in cui si presume che persone decedute possano aver 'espresso' una preferenza anche da morte": Nicola Brienza, imprenditore barese da anni di stanza a Shanghai, era tra i candidati al Senato per le scorse elezioni politiche del 4 marzo. In corsa con la lista Civica Popolare nella circoscrizione che comprende Africa, Asia, Oceania e Antartide della ripartizione estero ha denunciato, con un'intervista a Striscia La Notizia, presunte irregolarità e poca trasparenza nella consultazione con cui sono stati eletti parlamentari 'extra confine' a completare gli organici di Camera e Senato. Brienza, che ha preso circa 800 voti, era in gara in un raggruppamento che comprende circa 230mila potenziali elettori, quasi la metà residenti in Australia, dove è presente una folta comunità italiana: "Qui - spiega Brienza a BariToday - vi erano circa 110mila persone che avrebbero potuto votare, 43mila delle quali solo a Melbourne. Si tratta, in gran parte, di gente che ha il doppio passaporto e molti di loro non seguono neanche più le vicende italiane".

"Schede spesso incustodite e non ritirate"

Il voto per gli italiani all'estero segue dinamiche differenti rispetto alle nostre. Le schede elettorali giungono settimane prima nelle buche delle lettere degli elettori, circostanza che, secondo l'imprenditore barese, sarebbe proprio un 'anello' debole nel sistema di voto all'estero: "Spesso - dice il 44enne candidato - queste schede vengono lasciate incustodite nelle cassette della posta e non ritirate. In Australia molte abitazioni non hanno cancelli d'ingresso e tutto ciò facilita questa situazione. Le schede, in alcuni casi, sarebbero anche giunte a persone decedute, per le quali i familiari, spesso, si dimenticano di informare precedentemente anche il governo italiano. I plichi vengono quindi mandati, senza che vi siano colpe da parte di Consolati, Ambasciate e Ministero degli Esteri".

"Minacciato più volte in Australia"

Un voto, dunque, facilmente alterabile per una percentuale consistente degli elettori? Per Brienza basterebbero anche "pochi dollari" per agire perchè vi sarebbe "chi può approfittare di un sistema penetrabile con facilità". L'imprenditore, giunto in Australia per la campagna elettorale, avrebbe denunciato più volte queste possibili storture del sistema, subendo anche delle minacce: "Ho dovuto cambiare più volte casa a Melbourne - racconta - ricevendo consigli a lasciare il Paese". Sulle modalità del voto, sostiene ancora Brienza, "l'aspetto più vulnerabile - è che non vi sarebbero adeguati controlli sull'effettiva spedizione del plico da parte dell'elettore".

Verso un esposto in Procura?

Eppure, ritiene, basterebbero pochi accorgimenti per garantire la massima trasparenza: "Basterebbe consentire - dice - di votare in Consolati e Ambasciate. Chi magari è impossibilitato potrebbe, mesi prima, fare richiesta per un doppio sistema di garanzia dei plichi. Si risparmierebbero anche molti soldi visto che i voti, adesso, devono essere inviati e affrancati al ritorno". Un costo di 2 euro per elettore a cui fanno aggiunte le spedizioni dei sacchi via aerei a Roma. Brienza, il quale non sarebbe l'unico candidato a chiedere chiarimenti sul voto estero, potrebbe rivolgersi in procura con un esposto: "E' una situazione imbarazzante - dice - . Non è questione di capire chi abbia vinto o meno, ma cosa sia successo. I seggi, inoltre, potrebbero incidere, in maniera non del tutto ininfluente, sulla composizione del Parlamento e, di conseguenza sulle trattative per il nuovo governo". Un peso, di fatto, politico.

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