Mercoledì, 28 Luglio 2021
Comunali Bari 2014

Figli di pregiudicati nelle liste del centrosinistra, si accende il dibattito

Dopo Esperanza Diomede, emergono altri due casi: quelli di Francesco Laraspata e Danilo Dammacco (che ha scelto il ritiro). Di Paola: "L'etica non si può regolare". Palmisano: "Qualcuno li ha gettati nella contesa elettorale"

Decaro durante un evento elettorale al Galleria

La candidatura di Esperanza Diomede nella lista capitanata dall’assessore all’urbanistica uscente di Elio Sannicandro, in coalizione con Antonio Decaro, continua a generare polemiche. La ragazza ha dichiarato che non ha alcuna voglia di fare un passo indietro, anche in ragione della sua vita specchiata, impegnata nel volontariato e nel lavoro di parrucchiera. A destare perplessità all’interno della coalizione è la provenienza familiare della giovane: è la figlia di Michele Diomede, condannato per omicidio, che ha lasciato il carcere solo nel 2012. Ma il caso non è l’unico in elenco. Oggi è arrivato il ritiro della candidatura di Danilo Dammacco (in lista con Decaro per Bari) il cui padre è stato in carcere per otto anni non per accuse connesse alla malavita, ma per droga.

Invece nelle fila di Realtà Italia, formazione guidata da Giacomo Olivieri (arrivato dietro Decaro nelle scorse primarie, ndr), c'è anche Francesco Laraspata, figlio di Leonardo, ucciso nel 2000 nella guerra tra clan. Anche lui ha annunciato che non intende ritirare la candidatura nonostante Decaro abbia inviato tutti ad una riflessione circa l’opportunità politica dell’impegno elettorale.

Sul caso è intervenuto anche Domenico Di Paola, principale avversario di Decaro nella corsa a sindaco: “La questione e' molto delicata. Perché è in gioco l'etica dei comportamenti nella partecipazione alla vita pubblica. Ma purtroppo l'etica non si può regolare e allora diventa una questione di buon senso e soprattutto di esempio”.  “Dico – continua l'ex amministraore di Adp -  che le relazioni familiari, come in questo caso, sono facilmente individuabili, mentre esistono molti altri legami che potrebbero nascondere altro genere di conflitti di interesse; per il resto non mi sento di limitare la scelta di chi si candida o di chi decide di candidare qualcuno, sulla base di un pregiudizio o di un sospetto di un possibile uso improprio della candidatura”.

LA REPLICA DI DECARO E L'ATTACCO A DI PAOLA

Leo Palmisano, sociologo oltre che candidato nelle fila di Sel, ha sottolineato la perplessità circa il rumore mediatico generato dalla  vicenda.: “Trovo che non sia mai opportuno sovrapporre una dimensione familiare, di provenienza, a una dimensione pubblica, durante una campagna elettorale, il piano personale e quello politico devono essere scissi, per questo trovo che al di là della legittimità delle candidature, qualcuno abbia voluto adoperare i loro cognomi e gettarli nella contesa elettorale”.

“Mi dispiace per gli stessi candidati, perché sarebbe stato bello sentirli e vederli in un dibattito pubblico contro la criminalità organizzata nella nostra città, ma ormai il dado è tratto e gli elettori sono chiamati ad esprimersi anche su di loro”, continua l’ideatore del Manifesto per Bari. “Mi auguro – conclude Palmisano -  che l’elettorato faccia una scelta rispetto a certi meccanismi che elidono le personalità e sovrespongono i cognomi e le provenienze familiari".

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