Martedì, 3 Agosto 2021
Comunali Bari 2014

Francesco Chiarappa, candidato al Comune con la lista Fare per Fermare il declino

Francesco Chiarappa, avvocato, 32 anni, candidato per il Consiglio comunale di Bari alle elezioni del 25 maggio con la lista Fare per Fermare il declino a sostegno di Desirèe Digeronimo sindaco. Ho lavorato in due studi legali internazionali a Roma ed in una multinazionale in Inghilterra. Sono un giovane professionista come tanti che, quotidianamente, lotta per vivere in un paese inospitale, nient’affatto aperto ai cambiamenti e al merito. Non ho alcuna radice politica. Mi è stato insegnato che per diventare cittadini di questo mondo, e donne e uomini prima di tutto, è necessario aprire la mente, fare quante più esperienze possibili e non essere provinciali.

Il perché della candidatura
Mi sento suddito, non cittadino. A novembre 2012 ho letto per la prima volta il manifesto di Fare per Fermare il declino. Finalmente un programma politico vero. A fronte dei tanti problemi del nostro bellissimo paese, purtroppo in declino, venivano indicati 10 punti per arrestarne la caduta libera. Quei punti sono ancora attuali e ne richiedono l’urgente implementazione. Il nostro paese, compresa la nostra bellissima città, galleggia da troppo tempo in uno stato di disperato immobilismo. E’ necessario invertire la rotta, con proposte partecipate e concrete, per ridare fiducia ai cittadini ed ai giovani in particolare.  Perché se non capiamo che bisogna ripartire dai giovani, allora non capiamo che il nostro paese, e la nostra città, diventeranno aridi deserti intellettuali, privi di idee e voglia di innovare per crescere. Desirèe Digeronimo ha capito che i giovani sono il punto da cui ripartire.

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Tre proposte per il territorio
Il territorio non si cambia se prima non si migliora il modo di amministrare. Bari, quindi, come città dove si amministra il denaro dei cittadini in modo trasparente, partecipato e dove le imprese abbiano convenienza ad investire.

- La prima proposta è dunque nel metodo di amministrare la città di Bari. Ci vuole chiarezza e nessun sogno. Nessuna proposta è seria se gli amministratori non dichiarano in anticipo, in modo certo ed impegnativo, dove vengono reperite le risorse per finanziare i progetti. Non ci si può nascondere dietro il patto di stabilità. Le risorse sono limitate ma possono essere recuperate tramite due azioni congiunte. La prima azione passa attraverso un feroce attacco agli sprechi dell’amministrazione e ottimizzando la spesa del Comune di Bari, destinando le risorse, in modo partecipato, a progetti in grado di portare benessere alla cittadinanza nel complesso. La seconda azione, invece, si implementa formando una squadra scelta di amministratori capaci di predisporre progetti con valenza cittadina (cultura, viabilità e risparmio energetico in particolare) in grado di utilizzare i fondi dell’Unione Europea. Queste, a nostro avviso, sono le prime cose da fare per fornire buoni servizi ai cittadini baresi senza aumentare le tasse.

- La seconda proposta è quella di eliminare l’influenza della politica nelle società partecipate dal Comune di Bari. Trasformando gli organi amministrativi da consigli di amministrazione in amministratori unici e prevedendo la selezione dei nuovi amministratori mediante procedure affidate a società di ricerca del personale. Merito e competenza devono essere gli unici criteri che guidano le selezioni.

- Chi dice che il Comune di Bari può creare posti di lavoro, racconta favole. E’ il privato che, rischiando le proprie risorse economiche e con il proprio sforzo intellettuale e materiale, crea lavoro. Il pubblico, invece, deve creare le condizioni migliori affinchè i privati possano tramutare in realtà i loro progetti. La terza proposta passa quindi attraverso il confronto con la classe produttiva della città (imprenditori, artigiani e liberi professionisti). Se vogliamo far diventare Bari una città in grado di attrarre investimenti, l’amministrazione comunale non può imporre una propria ricetta. L’intervento pubblico dovrà arretrare il più possibile il proprio perimetro di azione dalla sfera privata. E’ quindi necessario un serio confronto che tenga conto  delle esigenze della classe produttiva, implementando modalità per la semplificazione delle procedure amministrative (potenziando il Suap ad esempio), eliminando gli ostacoli di natura burocratica (estendendo al massimo, per quanto possibile, l’utilizzo dell’autocertificazione) e incentivando le reti di imprese con soggettività giuridica.
 

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