Mercoledì, 23 Giugno 2021
Comunali Bari 2014

Gaetano Colantuono, candidato al Municipio 1 per la lista Convochiamoci per Bari

Non è nato a Bari ma la frequenta assiduamente sin dai tempi, gli anni Novanta, in cui era studente al liceo “Orazio Flacco”. Lì è stato allievo del professore Salvatore Lugarà, poi si è laureato in Lettere. Ha lavorato a lungo come precario svolgendo sia attività di ricerca e di didattica presso l’ateneo barese sia insegnando latino e greco in vari licei, fra cui il “Socrate”. È dottore di ricerca e borsista in storia delle religioni presso l’Accademia nazionale dei Lincei (2012), autore di vari studi storici su riviste specializzate. Collabora con il progetto “Partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana”, con la Rete docenti precari e col collettivo Scirocco. Vive a Bari dal 2010, insegna lettere, prosegue le ricerche storiche e contribuisce ad allevare due bambini. Si occupa di politica da quando era studente e nel luglio 2001 ha vissuto Genova dalla parte giusta: da allora ha partecipato a numerose iniziative nel movimento dei social forum. Questa candidatura – impegno e progetto, competenza e rabbia – viene da lontano.

Ha offerto la propria candidatura nel municipio 1, dove vive, per sostenere quella di Luigi Paccione come sindaco di Bari, avvocato già noto per l’impegno in alcune grandi cause per i beni comuni e la dignità dei migranti, e per la condivisione del metodo democratico e degli obiettivi politici della lista convochiamociperBari, alternativa rispetto alle modalità di gestione privatistica, clientelare e inadeguata, della res publica e al falso rimedio dell’antipolitica.

Le proposte principali riguardano il contrasto ad ogni forma di degrado, la realizzazione di spazi verdi attrezzati per bambini in ciascun quartiere, il recupero di aree lasciate all’incuria. Esse trovano spunto da un passo da Le città invisibili di Italo Calvino, che volentieri si offre alla riflessione anche degli altri candidati: L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

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