Comunali Bari 2014

L'OPINIONE - Tanto rumore per nulla

Petruzzelli durante il "sedia rossa tour" in giro per i quartieri

Un passo indietro. Forse due. Pietro Petruzzelli ha deciso che non parteciperà alle primarie. Ebbene sì, le ha richieste a gran voce dalla scorsa primavera, iniziando un coraggioso percorso di avvicinamento alle amministrative, in barba all’iniziale immobilismo del tavolo di maggioranza. Aveva deciso di girare i quartieri uno per uno, ascoltando i cittadini e raccogliendo proposte, programmi e idee. Gli incontri all’Artes Cafè lo avevano portato a consolidare un programma di rinnovamento della città. Insomma, il percorso delle primarie si sarebbe dovuto svolgere sui binari del confronto e l'impressione iniziale è che sarebbe stato assai interessante. Ma dopo sette mesi ecco la clamorosa retromarcia. Che sia stato trovato un accordo non c’è nulla di male, ma che venga siglato prima ancora di aver celebrato le primarie genera parecchi interrogativi.

Il rischio numero uno è quello che si possa mettere in discussione lo strumento stesso delle primarie, svuotandolo del suo senso democratico e del suo connotato partecipativo. Le primarie servono se permettono la costruzione di un percorso condiviso partendo da visioni di sviluppo diverse. Se si raccolgono le energie del territorio per costruire programmi capaci di rappresentare il cambiamento e definire un orizzonte comune, anche passando dallo scontro dialettico.

La partecipazione è una cosa seria e non abbiamo dubbi che Petruzzelli ne sia ampiamente consapevole. La strada dell’accordo antecedente alle primarie segna però una spia rossa sulla qualità del dibattito democratico cittadino. Dal punto di vista partitico è una scelta saggia (si dice: con le primarie di coalizione che senso ha portare due candidati del Pd?), lo è meno sia sotto il profilo strategico sia per ciò che riguarda la capacità di generare entusiasmo e coinvolgimento,

Se le primarie servono solo a posizionarsi e non a misurarsi con il consenso che si è in grado di raccogliere allora, probabilmente, non hanno più ragion d’essere. Nel centrosinistra Antonio Decaro è di sicuro un candidato con le qualità giuste per apportare slancio e innovazione dopo un quinquennio di pura quiescenza. Fa bene Decaro a dire che non aveva senso dividersi quando le cose in comune sono tantissime e quando la sfida alla città è quella  di un cambio di passo generazionale.  Ma ora quello che tutti si chiedono è se le primarie abbiano ancora un senso o non sia meglio lasciar perdere per evitare che il centrosinistra vada incontro a scenari tanto inediti quanto pericolosi.   Quando la tattica supera il confronto delle idee, allora è meglio tracciare altre strade. Una cosa è certa: il centrosinistra potrà competere solo se attrarrà le energie migliori, proporrà le idee più innovative (vedasi l’ottimo lavoro del Manifesto per Bari) e siglerà un patto di governo con il suo elettorato in modo trasparente e condiviso. Il tutto ad una condizione: evitare il rumore superfluo.

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