Comunali Bari 2014

Comunali, top e flop della campagna elettorale. Le 'pagelle' dei candidati

Diamo i voti ai principali protagonisti di queste elezioni amministrative. Decaro non sbaglia un colpo, Di Paola non convince. E gli altri candidati...

DECARO 9 - Non sbaglia nulla. Dall’inizio alla fine. Ha fatto attendere troppo i suoi estimatori, ma saggiamente ha atteso una sentenza che avrebbe potuto danneggiarlo non poco sul piano dell’immagine. Campagna elettorale condotta sui binari della competenza, con una programma tanto bello quanto impegnativo e che costituirà il suo tallone d’Achille. Ha ceduto alla retorica dei mercati rionali,  ma quello che si può affermare con certezza a è che il contatto con i cittadini è stato da sempre uno dei suoi maggiori punti di forza, anche quando doveva occuparsi di autobus e zona a sosta regolamentata. Ora dovrà guidare Bari con la promessa di un ricambio generazionale al governo della città. In bocca al lupo, nel frattempo un nove non glielo toglie nessuno.

DI PAOLA 5 - Fosse un romanzo avrebbe messo in difficoltà anche un maestro come Manzoni. La querelle sulla composizione della coalizione è stata costellata da troppi passi avanti e indietro. Era pronto a correre da solo, ma chi lo ha cercato gli ha sempre dettato condizioni irricevibili. Ciò che è uscito è un progetto senza forma, con alle spalle partiti  più desiderosi di una conta interna che di vincere le amministrative. Incomprensibile il cambio in corsa della campagna di comunicazione. Non si discute la sua competenza manageriale, ma in questa campagna elettorale si è faticato a rintracciare un filo compiuto. Quando al primo turno ha compreso la portata della sconfitta era troppo tardi per recuperare. Rimane che paga anche per colpe non sue. Chi dovrebbe farsi un esame di coscienza è la classe dirigente del centrodestra barese, alle prese con una parentesi storica che non ha eguali.   

DIGERONIMO 6 - Era l’unica donna e già questo è un grande merito in una competizione che ha visto ben 10 candidati sindaco.  Ha cercato di compattare tutti i delusi, ma non è bastato, tanto che ora ha bisogno di almeno altri sette voti per poter accedere in Consiglio Comunale. Guardando l’entusiasmo iniziale, e i primi sondaggi, il risultato è inferiore alle attese. Nel suo programma tante idee interessanti,  anche se il condimento generale ha assunto un sapore fin troppo giustizialista. Un po’ Idv, un po’ grillino, un po’ indipendente: alla fine il tono generale della sua campagna si confonde e perde quota. Se riuscirà a strappare un posto di consigliere potrà superare la sufficienza.

PACCIONE 5.5 - L’isolamento a sinistra non ha pagato. Peccato, perché il profilo della proposta programmatica era di assoluto rilievo. Forse la costruzione di una lista civica di sinistra, capace di aggregare tutte le forze rimaste al di qua del Pd, avrebbe maggiormente sfondato. Bella l’idea di proporre una candidatura che fosse l’espressione di un consenso partecipato ma ciò non è bastato. Alla fine Paccione raccoglie come candidato sindaco quasi 2mila e 500 voti, ma scorrendo le preferenze dei candidati si comprende il perché dell'1.39%. Troppo, troppo poco.

MANGANO 5,5 - Alle Europee il Movimento 5 Stelle ha raccolto oltre il 26% dei consensi (solo nel comune di Bari). Nelle comunali, invece, il 7,62%. Il 19% degli elettori nel momento in cui ha cambiato scheda ha deciso di compiere un’altra scelta. La defenestrazione di Madetti, l’investitura di Mangano, la querelle in tribunale a pochi giorni dal voto hanno dato l’immagine di un movimento troppo lacerato al proprio interno. Neanche l’arrivo di Beppe Grillo a Bari ha contribuito a rasserenare gli animi. Puntare sul proprio leader carismatico senza costruire il consenso dal basso non si è rivelata la strategia giusta. A noi di BariToday è dispiaciuto non raccogliere una intervista puntuale sui contenuti del programma. Con noi moltissime altre persone che non si accontentano di sentire il comizio di Beppe Grillo a Torino per comprendere  il perché dovrebbero votare 5 stelle a Bari. Vinceranno poi?

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