Comunali Bari 2014

Vittoria bella e annunciata. Ma ora nessun Cencelli per la giunta

A destra scatta il de profundis

Antonio Decaro abbraccia moglie e figlia durante i festeggiamenti per l'elezione

Una vittoria schiacciante che non ammette repliche e soprattutto sancisce lo stato comatoso in cui versa il centrodestra barese, oramai alle prese con una cesura storico-antropologica che segnala il fallimento di tutte le scelte assunte negli ultimi quindici anni. La vittoria di Antonio Decaro è stata sancita già nel primo turno con una differenza in termini percentuali di oltre quattordici punti.

La corsa al recupero avviata da Domenico Di Paola non ha prodotto i frutti sperati, anche perché la coalizione a suo sostegno si è sciolta come neve al sole. La spaccatura tra alfaniani e Forza Italia, condita dal valzer degli accordi siglati, cancellati e poi nuovamente sottoscritti, ha di fatto danneggiato l’ex amministratore unico di Adp e sancito la terza sconfitta consecutiva a Palazzo di Città. 

Sulle ceneri del centrodestra barese e l’analisi delle colpe presto si apriranno congressi monotematici. Ma è chiaro che la spaccatura non potrà solo riguardare i numeri, ma l’intero asse di comando dei conservatori baresi che non riescono ad innescare un serio ricambio generazionale nelle fila della propria classe dirigente. Da troppo tempo manca una figura come Pinuccio Tatarella, l’unico capace di amalgamare strategia politica e consenso elettorale attorno ad una visione in grado di gareggiare e, molto spesso, vincere.  In questo ballottaggio è evidente come il deficit di partecipazione sia pressoché da imputare all’elettorato di centrodestra (tradizionalmente refrattario al secondo turno elettorale, ndr) che questa volta ha deciso di voltare le spalle a tutto e tutti.

Nel centrosinistra si apre oramai una fase opposta. Dopo due regionali e tre amministrative (con annesso plebiscito sui Municipi), si può iniziare a parlare di vera e propria fase storica. Antonio Decaro ha condotto una campagna elettorale senza errori, dove ha massimizzato una delle sue peculiarità più specifiche: la concretezza e la sua capacità “di risolvere problemi”.

Il modo con cui ha condotto la campagna elettorale lo ha dimostrato: pochi orpelli e tanti programmi capaci di rappresentare la trasformazione della città, con tempi e risorse individuate, buon antidoto all’antipolitica dirompente. Su questi impegni i cittadini lo misureranno in modo secco. A partire dalla composizione della giunta. Oltre al 50-50 sulle quote di genere, Decaro ha promesso un rinnovamento profondo della classe dirigente, offrendo una opportunità ad una generazione desiderosa di potersi cimentare nella difficile prova di governo di una città come Bari. Un passaggio fondamentale che Decaro dovrebbe affrontare senza indugiare sugli equilibri partitici e scegliendo la squadra migliore. Cultura, riqualificazione urbana, ambiente, rifiuti, trasporti. Bari ha delle priorità urgenti per ognuno di questi temi (e non solo). Per affrontarli nel modo migliore è bene che il Manuale Cancelli lasci il posto alla competenza e al coraggio. Sì, perché occorreranno scelte coraggiose per invertire la tendenza. Decaro ne è consapevole. E il modo con cui ieri ha proclamato la sua vittoria per molti è una promessa da marchiare con il fuoco: “Sarò il sindaco di tutti”. Il segreto sarà non abbandonare le strade e il confronto con i cittadini. Rinchiudersi nel palazzo sarebbe un suicidio politico. Ma da un concreto come Decaro non c’è da aspettarselo. Buon lavoro sindaco!

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