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Regionali, la Puglia di Mariggiò: “Chiusura delle fonti inquinanti. Primo obiettivo? Rifiuti zero”

A colloquio con il candidato governatore dei Verdi: “In Puglia finora è mancato un piglio ecologista in tutti i temi amministrativi”

47 anni, originario di Manduria, Gregorio Mariggiò è il candidato dei Verdi alla Presidenza della Regione Puglia.

Mariggiò, in queste elezioni regionali i Verdi correranno da soli. Come è nata la scelta di non fare alleanze?

“Noi avevamo fissato già da tempo dei punti ‘non negoziabili’: il primo è la non candidabilità di indagati/imputati nel processo ‘Ambiente svenduto’ in corso a Taranto, in cui noi siamo costituiti parte civile. E poi, altro punto per noi molto importante, era la chiusura delle fonti inquinanti, quindi dell’Ilva e anche della centrale di Cerano. Anche se oggi, in campagna elettorale, si dice di tutto, nel momento in cui stavamo dialogando con le altre forze politiche non abbiamo trovato nessuna rispondenza a queste due  richieste. E’ stata una scelta di coerenza”.  

Veniamo al programma. Qual è, secondo i Verdi, la priorità per la Puglia?

“La priorità è la chiusura delle fonti inquinanti, per poi sviluppare un altro modello economico e tutelare la salute dei cittadini. E’ una priorità che poi va a toccare tutti i temi amministrativi, dalla sanità, all’economia, all’occupazione, alla gestione dei rifiuti”.

Dal punto di vista della gestione dei rifiuti qual è il vostro obiettivo?

“Noi abbiamo l’obiettivo rifiuti zero. Il modello adottato finora, che si chiude in discarica o negli inceneritori, è assolutamente da bloccare.  L’obiettivo rifiuti zero è facilissimo da raggiungere, basta la volontà politica e basta individuare gli strumenti giusti, come quello della raccolta differenziata spinta, che deve essere fatta in tutti i Comuni. In questa strategia un ruolo centrale deve essere quello degli Aro (Ambiti di raccolta ottimali, ndr).

Poi c’è la questione depuratori.

“In Puglia sono 187, un sistema che secondo noi va completamente rivisto. Non condividiamo la costruzione di grossi depuratori consortili, che il più delle volte non sono controllati, oppure sono poco controllabili. Noi siamo per i piccoli depuratori. A Manduria per esempio stanno costruendo un depuratore consortile che dovrebbe depurare le acque reflue di Manduria e Sava, in tabella 1 però, il livello più basso: è praticamente un ‘frullatore’,  qui quasi i liquami non vengono neanche depurati e saranno scaricati in mare.  Tutto, tra l’altro, a poca distanza da aree protette, è inaccettabile”.

Insomma,  una trasformazione profonda dell’assetto attuale…

“E’ il modello di sviluppo che secondo noi dovrebbe cambiare. Tutto si può sintetizzare in un’espressione: basta con questa economia alla diossina. Noi abbiamo un modello specifico, che è  il modello Bilbao. A Bilbao c’era un siderurgico, come a Taranto.  Bilbao è stata riqualificata tutta: c’era disoccupazione altissima, oggi invece ha il più basso tasso di disoccupazione e il più alto Pil della Spagna. Grazie a investimenti e ricerca scientifica, grazie a nuovi settori di occupazione quali i poli tecnologici e al turismo.  Questo piano non vale solo per Taranto: può essere attuato per tutte le province e tutte le città pugliesi che hanno problemi di inquinamento”.

In questa vostra strategia come si colloca l’utilizzo di fonti rinnovabili?

“In questi dieci anni di governo Vendola non c’è stato un vero e proprio piano energetico. Ognuno ha fatto quello che ha voluto: le multinazionali sono arrivate sul nostro territorio e lo hanno devastato, impiantando pannelli solari in campi destinati alla coltivazione. Noi invece siamo per un piano democratico, lo definiamo così, ecologista. Ad esempio, quelle aree che verranno inquinate e poi bonificate, e che magari sarà difficile usare nuovamente per l’agricoltura, potranno essere destinate agli impianti di rinnovabili, come pannelli solari o pale eoliche.

Dunque, sintetizzando, una maggiore attenzione all’ambiente che però si riflette in realtà in tutti i settori, a cominciare dall’economia…

“Quanto ho detto finora riguarda l’ambiente, ma riguarda soprattutto l’economia. In questi anni è mancato quel piglio ecologista in tutti i temi amministrativi, soprattutto perché è mancata l’etica della responsabilità delle pubbliche amministrazioni. Noi vorremmo amministrazioni responsabili, trasparenti, dove ci sia partecipazione. Questo vale anche per la sanità. Controllando le fonti inquinanti, che sono le maggiori cause delle patologie che oggi affliggono i cittadini, possiamo ridurre queste patologie. Inoltre, siamo contrari al taglio lineare che si è fatto sugli ospedali. E’ necessario prima fare un’indagine epidemiologica di tutti i territori,  ed individuare il nesso causale tra la fonte inquinante e la patologia sanitaria. Una volta accertato questo, noi possiamo investire in ospedali e strutture a seconda delle esigenze dei territori”.

Ultima domanda. La legge elettorale, con lo sbarramento all’8% per le liste che corrono da sole, rappresenta un grosso ostacolo. Voi che obiettivo vi siete dati per queste elezioni?

“Il nostro obiettivo è stato intanto quello di presentarci, perché vogliamo fare una battaglia su questi temi ecologisti, e anche una battaglia di democrazia contro questo sbarramento e questa legge elettorale. Il nostro obiettivo è unico: è quello di fare una rivoluzione culturale ecologista, al di là dei numeri”.

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