Politica

Fiera del Levante, il discorso ufficiale del sindaco Michele Emiliano

Cultura, bellezza, partecipazione dei cittadini e centralità dei Comuni. Il sindaco di Bari in Fiera parla della sua ricetta per uscire dalla crisi e rilanciare il Sud

Signor Ministro, Signori Ambasciatori, Autorità civili, religiose e militari, Sig. Presidente della Fiera

In questi giorni abbiamo la testa piena di numeri e di amarezza. I numeri sono quelli impietosi di una crisi economica e finanziaria della Repubblica Italiana, che non ha precedenti nella nostra storia recente.

L’amarezza invece è il frutto della consapevolezza di noi tutti di aver in qualche modo determinato la situazione dalla quale adesso dobbiamo uscire senza recriminazioni e senza limitarci a trovare un capro espiatorio.

Nessuno infatti può chiamarsi fuori per ciò che sta accadendo nel nostro Paese: persino coloro che hanno rilevato, in questi anni, l’insostenibilità del nostro modello di vita e che adesso a buon titolo rivendicano la propria estraneità agli errori commessi, non possono considerarsi del tutto privi di responsabilità.

Perché se abbiamo accettato o anche solo sopportato, senza saper indicare una strada nuova e convincente al Popolo italiano, evidentemente eravamo convinti che le nostre omissioni, le mancanze piccole e grandi che abbiamo compiuto o anche solo tollerato, le beghe politiche interne cui abbiamo ceduto, non avrebbero mai potuto avere l’effetto di compromettere quello cui abbiamo lavorato, di generazione in generazione, in questi 150 anni di Unità Nazionale!

Ed invece, la mancanza di stile istituzionale e personale dei nostri governanti, l’inqualificabile questua dei favori che, al di là della legge e del merito, veniva comunque rivolta da masse sempre più vaste di cittadini ai potenti di turno, ogni gesto col quale abbiamo fatto il nostro dovere in maniera superficiale o approssimativa, rischiano di avere un effetto devastante sui valori ed i beni materiali ed immateriali sui quali la comunità italiana ha fondato la propria prospettiva nella Storia.

Ci eravamo convinti che fosse sempre possibile coniugare l’interesse generale del Paese, col nostro personale interesse alla carriera, al successo, all’arricchimento economico, dimenticando completamente che non esiste economia al mondo, comunità, sogno o ambizione, che possa essere raggiunto senza rispettare le regole ed in particolare quella che invariabilmente connette merito e sacrificio al risultato conseguito.

Abbiamo concesso per anni allo Stato di aumentare la spesa pubblica a seconda delle esigenze politiche di ciascun Governo, senza contemporaneamente incrementare le entrate fiscali, attraverso una crescita fisiologica e progressiva dell’economia.

Abbiamo pensato che rinviare a tempi migliori la risoluzione della Questione Meridionale, avrebbe consentito di garantire comunque lo stesso livello di servizi nella sanità, nel trasporto, nella scuola e così via, senza renderci conto che in questo modo stavamo infrangendo il sogno dei padri costituenti e le regole dell’economia politica, che non consentono agli Stati nazionali di avere uno sviluppo economico diseguale, pena la creazione di tensioni localistiche, la nascita di nuovi egoismi, il dissesto della finanza pubblica, cui viene a mancare il contributo di più di un terzo della popolazione in età lavorativa nella produzione del PIL.

 Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha mancato ieri a Palermo di ribadire che da questa crisi si esce solo a condizione di sciogliere il nodo della crescita del Sud, promettendo la sua presenza al prossimo anniversario della strage di Capaci per ricordare a tutti che solo una lotta senza quartiere al ruolo economico, politico e sociale delle mafie, può garantire futuro all’Italia.

Noi pensiamo che la gran parte del lavoro che è stato compiuto in questa Città, in questa Provincia e in questa Regione in qualche modo sia stato un tentativo, non privo di limiti e contraddizioni, per iniziare per tempo il cammino verso le cose nuove.

Ci siamo resi conto innanzitutto che era impossibile governare una moltitudine di persone senza coinvolgerla direttamente nelle scelte e nei processi per rendere concrete le decisioni adottate.

Abbiamo chiamato questo meccanismo ascolto, partecipazione attiva, elezioni primarie, ma col tempo è diventato qualcosa di più complesso ed innovativo.

Grazie al web 2.0 un grande numero di cittadini si è abituato a governare la città assieme alle istituzioni legittimamente elette, attraverso il controllo collettivo degli obiettivi, dei livelli di qualità dei servizi erogati e più in generale della capacità dell’amministrazione di porre attenzione ai problemi quotidiani della gente a prescindere dal colore politico di ciascuno.

È questo lo spirito con il quale, per esempio, tre anni fa chiedemmo al Presidente del Consiglio di far sì che fosse Bari, e questa Fiera, la sede di un’esposizione decentrata dell’Expo 2015 di Milano. Era, infatti, naturale che la nostra economia, quella pugliese, da secoli fondata sulla capacità di gestire la scarsità, fosse quella culturalmente più adatta a riempire di contenuto la visione dell’Expo “nutrire il pianeta”. Noi siamo pronti ed aspettiamo che Milano e l’Italia ci diano quest’occasione.

Alla stessa maniera intendiamo procedere, confidando sull’appoggio del Governo italiano, per candidare Bari a Capitale europea della cultura nel 2019. Per far questo stiamo lavorando duramente, convinti che la cultura sia lo strumento fondamentale per salvare l’Italia. Ci stiamo preparando a questo appuntamento avendo già ricostruito il Teatro Petruzzelli, avendo cominciato il restauro del Teatro Comunale Piccinni, trasformando il Teatro Margherita nel BAC, un contenitore innovativo dedicato all’arte contemporanea, terminando tra breve i lavori di ristrutturazione dell’auditorium Nino Rota, ad opera della Provincia di Bari, e realizzando, finalmente, sempre ad opera della Provincia la nuova sede del Museo Archeologico che da anni attende uno spazio degno delle eccezionali raccolte di cui disponiamo.

Questo sforzo è persino stato riconosciuto dal giornale parigino Le Figaro che ha accostato Bari nel proprio inserto “Cinque idee per fughe culturali in Europa” a mostri sacri come Praga, Vienna, Amsterdam e Glasgow.

La centralità della cultura quale motore dello sviluppo urbano è l’idea forza del Piano Strategico di Terra di Bari, che vede unite 31 città dell’area metropolitana, che da tempo attendono da parte del Governo e della Regione Puglia di potere realizzare i progetti migliori tra gli oltre seicento che sono stati predisposti.

Crediamo, infatti, che la pianificazione strategica intercomunale debba divenire il perno fondamentale del nuovo codice delle autonomie che il Parlamento sta tentando di approvare. Solo le intese strategiche tra città che gravitano sulla medesima area vasta, possono sperare di realizzare la competitività della quale abbiamo bisogno, in un mondo che da tempo, già funziona secondo queste logiche.

Ecco perché crediamo che i Comuni d’Italia debbano presentare un programma politico per il Paese, che non sia il frutto astratto di teorie politiche e di ideologismi di scarto, quanto piuttosto di una visione unitaria e nazionale costruita nel contatto diretto con le persone, capace di individuare il comune minimo denominatore che ci rende, tutti insieme, il popolo cui la Costituzione conferisce la sovranità.

Applicando questo modello, alcuni sindaci del Sud hanno già sottoscritto il 23 luglio del 2011 nella città di Pollica un patto chiamato Cento Sindaci per la Bellezza. Lo hanno sottoscritto nella città che fu governata da Angelo Vassallo del quale solo pochi giorni fa ricorreva l’anniversario dell’uccisione in un agguato rimasto ancora incredibilmente impunito.

I sindaci del Cilento e la città di Bari hanno dato vita al Patto, seguendo la lezione di Angelo Vassallo, che è quella di un Sud lucido e rigoroso, connesso alla parte migliore dell’Italia, deciso a combattere illegalità, soprusi e collusioni anche a costo della vita. Di un Sud declinato attraverso la politica finalmente, la buona politica degli amministratori, che si aggiunge senza contraddizioni all’epopea di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino e degli altri magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine che si sono battuti e si battono per il riscatto delle regioni meridionali. La storia di Angelo insegna che la mafia si sconfigge attraverso la tutela, la ricerca, l’aspirazione alla bellezza come motore della nostra emancipazione personale e collettiva.

È impossibile a questo punto non citare il monologo sulla bellezza di Peppino Impastato nel film “I cento passi” sull’impatto devastante dell’aeroporto tra le montagne di Cinisi voluto dalla mafia:  “Sai cosa penso che questo aeroporto in fondo non è brutto, anzi. Visto così dall’alto uno potrebbe anche pensare che la natura vince sempre, che è ancora più forte dell’uomo, ed invece non è così. In fondo tutte le cose, anche le peggiori una volta fatte trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere. Fanno ste case schifose con le finestre in alluminio, i muri di mattoni finti, i balconcini, la gente ci va ad abitare e ci mette le tendine, i gerani, la televisione, dopo un poco tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste, nessuno si ricorda più di com’era prima. Non ci vuole niente a distruggere la bellezza. Allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte ste manifestazioni, sti fissarie, bisognerebbe ricordare alla gente che cosa è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. E’ importante la bellezza… da quella scende giù tutto il resto”.

Ieri ho parlato di questo agli ingegneri italiani riuniti a congresso all’interno del Teatro Petruzzelli che abbiamo volentieri concesso per consentire loro di essere circondati, avvolti, dalla bellezza. Ed ho chiesto il loro aiuto per varare un grande piano di ricostruzione dell’Aquila che consenta ai Comuni italiani di adottare ciascuno un immobile colpito dal sisma per ricostruirlo com’era e dov’era, dotandolo finalmente degli accorgimenti antisismici dei quali andrebbero dotati tutti gli immobili italiani.

Per realizzare questo piano i Comuni italiani potrebbero adoperare in parte quegli avanzi di amministrazione che non possiamo toccare a causa del patto di stabilità.

La ricostruzione della bellezza, la tutela del paesaggio, le demolizioni incentivate da volumi premiali in zone preventivamente individuate dai piani regolatori, potrebbero essere davvero il modo di rimettere in moto l’economia del Paese.

Dunque solidarietà e bellezza, visione internazionale e cultura, per il rilancio del Sud e dell’Italia.

Ed è per questo che lascio la conclusione del “nostro discorso” a Graziano Ruggiero, che attraverso facebook mi suggerisce:

“Dica che questa città sa guardare con solidarietà oltre il Mediterraneo, dica che questa città ha sofferto per anni a causa di una cattiva politica e della delinquenza, dica che questa città é bella sempre, dica che questa città è la sua città, è la nostra città; dica pure che c'è ancora molta delinquenza, ma che questa città saprà convincere che legale é meglio, che legale ti avvicina di più alla serenità; dica che questa città ama il mare, il sole, la terra; dica, Sig. Sindaco, che questa città sa capire il dolore e sa ascoltarlo, sa capire la sofferenza e sa ascoltarla, dica che la Puglia è una magnifica Terra di pace e di solidarietà, dica che questa terra, che Bari, passo dopo passo ha intrapreso un percorso di rivincita, di rinascita e che non vuole mollare. Dica che questa città vuole scoprire le due ruote, vuole essere ecologica, dica che questa città ama i bambini. Dott. Emiliano dica che questa città condanna tutte le mafie e gli atteggiamenti mafiosi. In ultimo dott. Emiliano, Bari crede nella Costituzione Italiana. Dica che non vogliamo fare passi più lunghi delle nostre gambe, ma che con i nostri passi, tutti insieme vogliamo fare molta strada”.

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