Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

I partiti sono il problema... non la soluzione!

Una scelta forte – lo sciopero del voto – motivata dal fatto, ormai conclamato, che nessun sindacato e nessun partito (dentro e fuori il parlamento) rappresenta, oggi, le istanze concrete dei cittadini e dei lavoratori europei.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

La sezione pugliese dell'Unione Sindacale Italiana - aderente all'AIT - aderisce e fa proprio l'appello all'astensionismo attivo proposto dall' Assemblea di Collettivi Libertari Europei (ACLE) riportato in calce. L'USI-AIT Puglia invita i lavoratori e le lavoratrici consapevoli della propria subalternità economica, materiale e morale ai capricci di una, ristrettissima, cerchia di euroburocrati a non lasciarsi irretire dalla sirena elettorale astenendosi dal partecipare alla carnevalata elettorale.

Una scelta forte - lo sciopero del voto - motivata dal fatto, ormai conclamato, che nessun sindacato e nessun partito (dentro e fuori il parlamento) ha mai rappresentato - e tanto meno oggi - le istanze concrete dei cittadini e dei lavoratori europei.

In qualità di rappresentanti di un organismo sociale che non ha ambizioni di potere o "cadreghini" da conquistare e/o elargire; tessere da mendicare; privilegi e carriere da consolidare condividiamo totalmente tale documento e invitiamo tutti a farlo proprio e concretarlo in un vero e proprio sciopero del voto di massa.

Perché nessuno - meglio di te stesso - può risolvere i tuoi problemi economici, sanitari, ambientali e sociali.

Non firmare più cambiali in bianco in favore di politici o sindacalisti - nel migliore dei casi - "distratti" se non collusi.

Organizzati in forme autogestite dal basso. Aderisci all'Unione Sindacale Italiana - AIT.

USI-AIT Puglia

Contro il furto d'Europa

La globalizzazione ha generato una radicale trasformazione delle necessità del capitalismo, con il trasferimento dell'apparato produttivo a paesi che offrono maggiori guadagni in funzione del livello di sfruttamento quasi schiavistico praticato. Inoltre, la finanziarizzazione selvaggia dell'economia ha trasformato il debito, e il senso di colpa derivato, in vero motore dell'accumulazione capitalista, in dispositivo di governo e oppressione. Negli ultimi decenni, le classi lavoratrici europee hanno vissuto immerse in un processo di de-soggettivazione, pilotato verso uno status immaginario di «classe media», accedendo a livelli di consumo e prestazioni (sanità, educazione,…) impensabili anni prima, ma a prezzo del secolare sfruttamento dei paesi del terzo mondo e dei settori più precari della stessa classe lavoratrice.
In questo contesto, l' Europa procede verso lo smantellamento e la privatizzazione dei sistema di protezione sociale, la caduta brutale dei salari, l'incessante incremento delle masse di disoccupati ed esclusi, mentre cresce esponenzialmente la disuguaglianza, specialmente nei paesi dell'Est e del Sud d'Europa.
In questo nuovo processo di ricomposizione e di accumulazione di capitale, la sfera politica è completamente subordinata a quella economica. Lo Stato, da sempre un elemento fondamentale della dominazione, ora svolge quella stessa funzione sotto gli ordini diretti delle multinazionali.
Siamo di fronte a una crisi strutturale del capitalismo, che si traduce nell'introduzione di nuovi e più potenti sistemi di dominio e sfruttamento, ai quali si aggiunge il disprezzo per la crisi ambientale ed energetica, e le sfide che suppongono per l'umanità intera.

Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale e profondo

È necesario analizzare l'estinzione delle forme classiche del proletariato industriale, la proliferazione delle innumerevoli forme di lavoro sommerso e precarietà che affondano ancor più i salari, contribuendo a disciplinare coloro che ancora conservano un lavoro.
Non si può depositare fiducia alcuna in un sistema che, ci sia chi ci sia al governo, continua uguale e che non si può cambiare da dentro, dal momento che il vero nemico di lavoratori ed esclusi sono le stesse istituzioni dello stato capitalista, e ciò che rappresentano poiché:

1. Legittimano la disuguaglianza e lo sfruttamento: non si pone mai in questione in mano di chi è concentrata la ricchezza.
2. Legittimano un modello di crescita illimitata, basata sul costante incremento della produttività, il consumo smisurato, lo spreco delle risorse del pianeta e che non risolve le necessità basiche della gente; un modello infernale che chiamano «crescita».
3. Legittimano le gerarchie, svuotando di contenuto la partecipazione política e limitandola alla periodica introduzione di una scheda elettorale in un'urna.

Non è sbagliata solo la política, è sbagliato il sistema

Di fronte alla protesta e al malessere crescenti, il sistema político-economico deve legittimarsi e per questo tenta di convogliare i conflitti all'interno delle compatibilità istituzionali, per mezzo di proposte a-politiche e interclassiste, fomentate dalla sinistra del capitale che, occultando l'esistenza di un conflitto di classe, accetta supinamente la logica statale, rafforzandolo con promesse di un impossibile ritorno a uno «stato del benessere» che, d'altro canto, non è stato mai altro che capitalista e sfruttatore.
Di fronte a questa situazione…


Sono possibili soltanto risposte radicali, si deve andare alla radice dei problemi. Promuoviamo un processo di riappropriazione collettiva della ricchezza e del cambiamento, verso sistema produttivo alternativo al capitalismo e allo sfruttamento della natura. Vogliamo costruire un'economia autogestita e sostenibile che conduca al benessere sociale di tutti, garantisca le necessità basiche, difenda l'appoggio mutuo e la cooperazione, e valorizzi il lavoro orientato alle attenzioni e al mantenimento della società. Lottiamo per una società egualitaria e contro le discriminazioni di genere, classe o razza; contro il patriarcato, il razzismo e la discriminazione sessuale, utilizzando meccanismi collettivi di soluzione dei conflitti. Vogliamo una società aperta, che garantisca il libero movimento dei migranti e la loro partecipazione in condizioni di uguaglianza: è questa l'Europa che ci interessa.
Lo scontento dev'essere un punto di partenza, non deve paralizzarci. Senza sforzo, nulla è possibile, nulla cambierà senza farla finita con il capitalismo, le oligarchie e la loro accumulazione di potere e denaro. Ciò che sapremo costruire sarà il risultato di lotte, di sacrifici e della moltiplicazione dei conflitti. Il capitalismo non è un sistema infinito, ma finito e superabile.
Noi attivisti di Spagna, Francia, Grecia, Italia e Portogallo chiamiamo alla collaborazione con le popolazioni dei paesi della periferia europea, assieme ai settori più depressi dei paesi centrali, per interscambiare esperienze autogestite, tessere reti di appoggio mutuo e preparare strategie di lotta comune.
Chiamiamo al boicottaggio attivo del circo elettorale europeo, al rifiuto del debito e alla coordinazione tra tutti i movimenti alternativi dei nostri paesi per estendere la lotta nelle piazze.

Assemblea di Collettivi Libertari Europei (ACLE)

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