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La solidarietà delle donne alla consigliera insultata, Melini: "Gesto vile e volgare, ma non arretriamo"

Al fianco dell'esponente dell'opposizione, rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, dei sindacati, delle associazioni: "Episodio inaccettabile". Melini annuncia querela e ribadisce: "Il responsabile va espulso dal Consiglio comunale"

Ci sono esponenti di tutti gli schieramenti politici, assessore, consigliere, rappresentanti dei sindacati, delle associazioni, degli ordini professionali. Il giorno dopo gli insulti ricevuti in Consiglio comunale, con una parolaccia scritta su un biglietto durante il voto segreto, le donne fanno quadrato intorno alla consigliera Irma Melini. L'appuntamento è in Comune, quella stessa istituzione che - ribadiscono - è stata offesa e svilita dal grave episodio avvenuto durante la seduta di ieri. Tutte insieme, per manifestare solidarietà a Melini e condannare il gesto, perchè quello che è accaduto "non è una questione partitica, né politica".

"E' una questione di genere, di una non-cultura, che si annida nel luogo dove non dovrebbe essere, dove noi la combattiamo, l'assise comunale cittadina", sottolinea Irma Melini. "Qui ci sono donne che quotidianamente, da anni, si stanno battendo nella politica, nelle istituzioni per lasciare uno spazio anche alla nostra voce. E noi - prosegue - siamo qui con un messaggio: chi usa questi mezzi lo fa per spaventarci, per farci arretrare. Ma noi non facciamo un passo indietro, non abbassiamo mai la guardia rispetto alla custodia della dignità umana". "Domani - annuncia Melini - deposito la  querela contro ignoti per diffamazione alla Procura della Repubblica. Spero che il Comune si costituisca parte civile a tutela della sua stessa immagine". Poi ribadisce di aver presentato richiesta per l'accesso agli atti, con la prospettiva di effettuare una perizia calligrafica per cercare di individuare il responsabile dell'insulto: "Io vado avanti - afferma la consigliera - in maniera tale che quanto prima il Consiglio comunale possa veder espellere questa persona indegna di sedere tra i suoi banchi". 

Una richiesta, quella di sollevare dall'incarico chi ha compiuto tale gesto, ripetuta anche da Patrizia del Giudice, presidente della Commissione regionale pugliese per le pari opportunità. "Chi ha commesso quel gesto ha sbagliato tre volte - afferma Lorena Saracino, presidente di Stati Generali delle Donne - ha sbagliato perchè non è questa la forma dei rapporti istituzionali, ha sbagliato nei rapporti uomo-donna, ha sbagliato perché chi si comporta nelle istituzioni in quel modo, chi offende le donne in quel modo, sta truffando i suoi stessi elettori". "La cultura del rispetto tra uomini e donne - sottolinea Stella Sanseverino, consigliera di parità della Città metropolitana - è una questione non soltanto per donne, ma per tutti, ed è una questione di civiltà, di rispetto, di cultura delle legalità che prima di tutto deve celebrarsi in una sede istituzionale".

In aula, tra le tante rappresentanti del mondo politico e dell'associazionismo, anche i consiglieri Michele Caradonna e Mimmo Di Paola. Tra le numerose attestazioni di solidarietà, oltre a quella del sindaco Decaro, arrivata già ieri, la consigliera Melini ha ricevuto quella del presidente della Regione Michele Emiliano: "Per reagire - ha affermato Emiliano - chiederò che il Consiglio regionale della Puglia metta subito all'ordine del giorno la legge elettorale che deve intervenire sul riequilibrio di genere". Una proposta di legge, quella sulla parità di genere, che già nel 2012 era stata avanzata e sostenuta con una raccolta firme, per poi essere bocciata dal Consiglio regionale con voto segreto. "Io spero - commenta Melini - che quello che ha dichiarato oggi Emiliano non sia un proclama politico, ma che sia un modo reale per recuperare, da questo gesto vile e volgare, una legge che noi da anni attendiamo che sia approvata".
 

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