Caso Melini, Stati generali delle Donne: "Dal Consiglio necessario un atto politico"

L'associazione, destinataria della somma inizialmente messa a disposizione da due consiglieri per la perizia grafologica che sarebbe servita a far luce sulla vicenda, torna a chiedere una netta presa di posizione da parte dell'assise cittadina

Le donne al fianco di Irma Melini all'indomani dell'insulto ricevuto in Consiglio

"Chiediamo un atto politico da parte del Consiglio Comunale tutto, non solo da parte di singoli consiglieri. Un atto che sia al contempo la stigmatizzazione istituzionale del becero fatto sessista e una risoluzione che guardasse al futuro".

E' questa la richiesta formulata, attraverso un documento diffuso oggi, da Stati generali delle Donne, in relazione alla vicenda dell'insulto sessista rivolto alla consigliera Irma Melini. L'associazione è risultata beneficiaria, tramite sorteggio, della somma di duemila euro inizialmente messa a disposizione dai consiglieri Di Rella e Caradonna per la perizia grafologica che sarebbe servita a far luce sulla vicenda. Ma, al di là della beneficenza, l'associazione torna a chiedere al Consiglio comunale una netta presa di posizione sull'accaduto.

"Intendiamo ringraziare il Presidente del Consiglio Comunale Pasquale Di Rella e il Consigliere Michele Caradonna, per aver deciso di devolvere la somma che non è più servita allo scopo per il quale era stata originariamente messa insieme: l’espletamento di una perizia grafologica, ad iniziativa privata.
Assicuriamo che tale somma sarà utilizzata dalla nostra Associazione e dalla Casa delle Donne del Mediterraneo per le proprie finalità, tra le quali vi è la promozione della parità di genere e la cultura della differenza e delle pari opportunità. Tra queste, vi è l’intenzione di iniziare a costruire una biblioteca di genere, anche mediante la realizzazione di una rete tra quelle esistenti, che sia fruibile da tutti e tutte. 
La spiacevole occasione dalla quale la donazione è originata, tuttavia, ci costringe a non tacere e a chiarire quanto segue, perché la politica è fatta di atti politici, e non di insulti o di beneficenza e/o di risarcimenti. 
Inqualificabile è la situazione in cui si è trovato Codesto Consiglio Comunale, quella cioè di dover prendere atto che un/una proprio/a componente abbia ritenuto di avere la libertà di sprecare un’occasione di voto sporcando la scheda elettorale con un insulto sessista. È inaccettabile, infatti, che un/una rappresentante eletto/a dei cittadini e delle cittadine di questo Comune si senta libero/a di perpetrare un’azione così spregevole nell’atto di esprimere un voto, manifestando un tale disprezzo per un momento di democrazia. È costui/costei incapace di articolare un pensiero politico da esternare nella sede sua propria, quale è l’adunanza del Consiglio Comunale? È costui/costei così inconsapevole del ruolo cui è chiamato/a o lo disprezza a tal punto?
Ma, ci chiediamo, cosa ha fatto il Consiglio Comunale all’indomani di tale inqualificabile gesto?
Sotto un profilo collettivo, infatti, noi tutte (insieme ai cittadini tutti) siamo parte lesa, e non c'è risarcimento che basti: quel che è necessario è porre in essere un'azione tesa al cambiamento. 
Per queste ragioni ci saremmo aspettate – e oggi lo chiediamo – un atto politico da parte del Consiglio Comunale tutto, non solo da parte di singoli consiglieri. Un atto che sia al contempo la stigmatizzazione istituzionale del becero fatto sessista e una risoluzione che guardasse al futuro.
Il Consiglio Comunale è responsabile di quanto accaduto nella sua interezza, nella sua qualità di organo collegiale. Riteniamo impolitico che si pensi in qualche modo che i rappresentanti dell’istituzione possano agire con atti privati, come ad esempio la commissione di una perizia, e non politici. La violazione della sacralità di un voto richiede una presa di posizione politica. 
Sicché un atto politico sarebbe stato (e potrebbe esserlo ancora) quello di chiedere le dimissioni del consigliere responsabile. Siamo sicure, infatti, che il suo gruppo di appartenenza sia in grado – nell’ambito dell’organizzazione dei propri lavori e della discussione della propria posizione politica – di pianificare il voto: se così non fosse sarebbe ben grave.
Il Consiglio Comunale potrebbe, inoltre, convocare una seduta pubblica monotematica sui comportamenti sessisti della e nella pubblica amministrazione e nella politica locale, finalizzato al superamento di essi. La Giunta Comunale potrebbe anche relazionare sulle attività del Comune, in merito.
E la Commissione Pari Opportunità del consiglio comunale cosa fa? Nulla ha detto, nonostante sia permanentemente convocata dal lunedì al venerdì alle ore 11. Non ha prodotto alcuna relazione, né un atto politico. Dovrebbe invece prendere una posizione e relazionare sullo stato di attuazione e sul monitoraggio delle azioni a tutela e promozione della parità di genere sia nell’ambito dell’amministrazione comunale sia con riferimento alla cittadinanza.
Il CUG del comune potrebbe anch’esso relazionare sul punto, rendendo noti dei dati.
Per queste ragioni, ferme restando le proposte appena elencate solo a titolo esemplificativo, ci pare opportuno mettere nelle mani dei consiglieri comunali almeno un piccolo strumento informativo sui percorsi di lotta e di pensiero delle donne nella storia, dando loro alcuni strumenti bibliografici di approfondimento.
Siamo certe che il senso politico di queste proposte e di queste richieste sia chiaro.
Restiamo pertanto in attesa di conoscere le iniziative che i Consiglieri e le Consigliere, e il Consiglio Comunale nel suo insieme, vorranno intraprendere. 

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