Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Giunta, Maselli: “Su cultura e turismo danzo sulle macerie”

Intervista al neoassessore: "Emiliano ha lasciato una traccia indelebile di sé, ma poche pratiche: a Bari dobbiamo ricominciare daccapo" "Polemiche Sel? Mi dispiace che alcuni siano andati via, ma in questo caso la politica è solo una scusa"

Come ha vissuto le polemiche seguite alla sua proclamazione da assessore alla cultura? In Sel c’è anche ci ha pensato bene di dimettersi. Che idea si è fatto?

"E’ molto semplice: Antonio Decaro mi ha chiamato un giorno, qualche settimana fa; mi ha raggiunto dov’ero e, passeggiando per il centro cittadino, mi ha chiesto con afflato di fare il suo assessore alle culture e al turismo. Non mi ha chiesto di rappresentare un partito. Ma di fare bene il mio attuale nuovo mestiere. Quello che Decaro e Sel si sono detti o hanno concordato deve chiederlo a loro, non a me. Io, che voto e conosco tutti in Sel, sono dispiaciuto che alcuni siano andati via. Ma la politica è solo una scusa. Anzi, è un’altra cosa, per citare un mio illustre predecessore. Qui parliamo solo di poltrone. Cui io sono interessato pochissimo, visto che ho rinunziato a una molto ben pagata e illustre carriera a Roma per dedicarmi a un’impresa piuttosto complicata nella mia città".

Lavorare per la cultura a Bari è una grande sfida. Partiamo dal teatro. Il Petruzzelli esce da un commissariamento, il Piccinni è un cantiere, il Margherita è in attesa di una sua collocazione specifica. Poi ci sono le compagnie locali che stanno affrontando le difficoltà di adeguare le loro strutture ai parametri di sicurezza. Da dove iniziare e come?

"Bisogna volare alti ed essere, insieme, molto concreti. Per il Margherita già al secondo giorno di lavoro eravamo dal Ministro Franceschini a condividere la nostra strategia: su fondi POIn avviare i lavori a cura della Sovrintendenza, poi completarli con fondi FESR e, insieme all’ex Mercato del pesce costituire un polo per le arti contemporanee e sceniche, come condiviso con la Regione Puglia nel Patto per Bari siglato dalla vecchia amministrazione comunale. Il tutto, in collaborazione fruttuosa con l’Accademia di Belle Arti, per tempo colpevolmente immane abbandonata in via Re David, come un ufficio qualunque.
Il Petruzzelli, invece, è stato per lungo tempo terreno di scontro vacuo. Ora occorre lavorare serenamente al suo rilancio: Comune e Regione assegneranno alla Fondazione che lo gestisce e di cui sono soci 2 milioni ciascuno, sì da consentire l’attivazione di ben 5 milioni a opera del Mibact a valere sui fondi stanziati dalla cosiddetta Legge Bray. Con 9 milioni il management della Fondazione potrà finalmente avviare un progetto ambizioso di sviluppo e posizionamento internazionale del luogo centrale della nostra offerta metropolitana di spettacolo dal vivo. Un teatro di tutti e per tutti. Questo è l’obiettivo che abbiamo condiviso con Biscardi. Mentre il Sindaco, avviato il definitivo salvataggio, sceglierà un autorevole Presidente per guidare la Fondazione del futuro.
Il Piccinni è oggetto di un complesso intervento che il collega che si occupa dei Lavori Pubblici monitora attentamente insieme al Gabinetto del Sindaco. Dovremmo farcela a restituirlo alla comunità per fine 2015. Quanto agli operatori di spettacolo dal vivo, il Comune intende far rispettare le regole e, insieme, favorire la riapertura quanto più rapida possibile di tutte le strutture un tempo attive, anche grazie a incentivi fiscali di cui presto approveremo il regolamento".

Lei viene dalla direzione di Apulia film Commission, che ha consegnato alla città e alla Puglia occasioni di sviluppo mai prima esplorate. A Bari alcuni gestori hanno deciso di abbassare la saracinesca nonostante la domanda di cinema sia cresciuta. Che tipo di ruolo sta immaginando per questo settore?

"La produzione audiovisiva è fondamentale per lo sviluppo di un’industria culturale e creativa. Dunque Bari favorirà l’attrazione di produzioni e sarà sede di sempre più numerose e attive imprese creative. Ovviamente collaboreremo con la Film Commission di cui Bari è autorevole socio fondatore e, insieme a Puglia Promozione lavoreremo ad attrarre significativi flussi turistici. Ma la crisi morde ogni struttura economica, erode valore aggiunto, costringe alla chiusura chi non ha potuto modernizzarsi, offrendo ai pubblici sempre più diversificati la migliore offerta. Su questo possiamo fare molto o poco. Dipenderà anche dalla disponibilità dei soggetti gestori e dei proprietari di seguirci nella nostra strategia che avrà lo sguardo lungo, non l’asfittico domani come orizzonte".

Capitolo editoria. Non ritiene che in questi ultimi anni si sia investito poco? Ha qualche idea per sostenere sia il settore della distribuzione che l’emersione di giovani scrittori baresi?

"A Bari mancano le biblioteche; manca la cultura dello spazio pubblico per la lettura. Su questo ho molte idee, ma attendo di verificarle con attori istituzionali e civili. Dovremo lavorare a una festa dei lettori, per coinvolgere tutto il territorio metropolitano nel gioco meraviglioso della scoperta di storie. Perché questo solo so: il mondo cambia velocemente, ma tutti abbiamo bisogno per vivere, che qualcuno ci racconti belle storie. E noi lo faremo".

Molti hanno contestato ad Emiliano il non avere avuto un assessore ad hoc alla Cultura.  Che valutazione sente di dare all’amministrazione uscente?

"Emiliano ha saputo costruire una narrazione fisica, carnale della politica. Occupandosi personalmente di dossier e soluzioni concrete, ha fatto ombra alle sue Giunte, non consentendo l’emersione di personalità e capacità che pure c’erano, ma costrette al ruolo di comparse. Così facendo ha lasciato una traccia indelebile di sé, ma pochissime pratiche. Sicché oggi ricominciamo daccapo: su molti temi è come trovarsi in un immaginario dopoguerra. Sulle culture e sul turismo, dove sostanzialmente è mancata non solo la guida, ma la visione complessiva, io mi sento di danzare sulle macerie e di confrontarmi con operatori abituati per troppo tempo a stare in coda ad agitare la tessera dell’annona o a ricorrere al mercato nero".

Decaro ha detto che i primi 100 giorni saranno decisivi. Che obiettivi si dà per i suoi primi 100 giorni?

"I nostri 100 giorni sono un continuo apprendistato, un risolvere problemi imminenti, un pensare strategico, uno sciogliere nodi. Io, per me, conto di attivare energie e di cambiare le regole del gioco. Perché così com’è, oggi, c’è chi vince e chi perde. Ed io non voglio lasciare indietro nessuno, valorizzando però le idee innovative e la creatività vera, non il de-javù. E mi concentrerò molto, da settembre, ad ascoltare e decidere, a pianificare e dare visioni su cui ingaggiare i soggetti produttivi e creativi ad alzare l’asticella della propria offerta di spettacoli e cultura, perché solo così potremo attrarre turisti: aumentando la qualità sociale di chi vive a Bari e nei 41 comuni della sua area metropolitana".

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