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"Iscritto al Pd ma ancora magistrato", processo Csm per Emiliano

Il giudizio disciplinare fissato per il 6 febbraio: al governatore pugliese è contestato di aver violato la norma che vieta alle toghe di fare vita attiva nei partiti. Il commento: "Non temo il giudizio del CSM"

Iscritto al Pd, partito alle cui attività partecipa in "forma sistematica e continuativa", ma di fatto ancora magistrato. Proprio per questo, Emiliano avrebbe violato la norma che vieta alle toghe di partecipare attivamente a formazioni partitiche.

E' questo l'illecito disciplinare di cui il governatore della Regione, e probabile sfidante di Matteo Renzi alla guida del Pd, dovrà rispondere davanti alla Sezione disciplinare del Csm, nel processo fissato per il 6 febbraio prossimo. 

Era stato proprio Emiliano, in una recentissima intervista, a parlare della vicenda. Nelle contestazioni mosse al governatore pugliese viene evidenziato il fatto che abbia ricoperto, sia durante i mandati di sindaco che di presidente della Regione, anche gli incarichi di segretario e presidente del Pd regionale.

IL COMMENTO DI EMILIANO: "MI RIMETTO CON FIDUCIA AL GIUDIZIO DEL CMS" - In una nota, Emiliano ha commentato così il procedimento a suo carico: "Sono l’unico magistrato nella storia della Repubblica italiana eletto democraticamente dal popolo come Presidente della Regione, al quale la Procura generale della Cassazione contesta l’iscrizione ad un partito politico, nonostante non svolga le funzioni di magistrato da 13 anni causa l’espletamento di mandato elettorale. In questi 13 anni ho sempre fatto politica all’interno di formazioni politiche assimilabili a partiti politici, prima liste civiche e poi nel PD a partire dal 2007. L’ho fatto sin dall’inizio richiedendo l’aspettativa anche se la legge non mi obbligava a farlo. L’aspettativa infatti serviva a far cessare l’esercizio delle funzioni ed a rispettare il divieto di iscrizione ai partiti per i magistrati. Ho avuto per questo un blocco di carriera che avrei evitato se avessi scelto di rimanere in servizio come la legge mi consentiva. Secondo la teoria accusatoria dunque esisterebbero due tipi di politici in Italia. Quelli che una volta eletti dal popolo hanno il diritto di costruire la politica nazionale dentro i partiti ai sensi dell’art. 49 della Costituzione, che recita Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. E quelli, che possono sì essere eletti, ma devono rimanere da soli, senza la possibilità di fare politica in partiti o gruppi parlamentari di partito. Tra questi ultimi ci sono solo i magistrati Che dovrebbero dunque farsi eleggere senza candidarsi in liste di partito o iscriversi a gruppi parlamentari. Che differenza infatti vi sarebbe tra una tessera di partito e la candidatura in un partito o l’iscrizione ad un gruppo parlamentare? Non temo dunque il giudizio del CSM al quale mi rimetto con fiducia". 

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