Lunedì, 2 Agosto 2021
Politica

La triste storia della Dema Impianti di Altamura arriva ora in Parlamento

Il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S) interroga i ministri Zanonato, Giovannini e Saccomanni sulle vicende della Cittadella dell’Economia di Foggia che hanno coinvolto e travolto la ditta altamurana a causa del fallimento del CAT, della galassia Lega Coop

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

È nel lontano dicembre 2007 che la Regione Puglia delibera l’accordo di programma per la realizzazione del “Polo Integrato per lo Sviluppo Economico”, utilizzando i fondi FAS per un contenitore di risorse pari a circa 50 milioni di euro. Il tutto doveva esser pronto entro fine 2011: siamo a fine 2013 ma la “Cittadella dell’Economia”, la nuova sede della Camera di Commercio di Foggia nei pressi dell’Ente Fiera cittadino, non ha ancora aperto i battenti. Intanto, il CAT, consorziato con il CCC (consorzio edile della galassia della Lega Coop) assegnatario dei lavori impiantistici ha dichiarato il fallimento, trascinando con sé l’azienda di Altamura “Dema Impianti S.r.l.” costretta oggi a licenziare i propri dipendenti e arrivata sull’orlo del dissesto. Una vicenda intricata, dai contorni pochi chiari e su cui è giunto il momento di far luce: almeno secondo il deputato pugliese del MoVimento 5 Stelle Giuseppe L’Abbate che ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dello Sviluppo Economico Zanonato, al Ministero del Lavoro Giovannini ed al Ministero dell’Economia Saccomanni.

“La Capitanata continua ad essere terra di conquista per chi vuol fare affari senza essere controllato e senza portare a termine i progetti –  dichiara il deputato M5S Giuseppe L’Abbate – Non potevamo rimanere inermi dinanzi all’ennesima triste storia della nostra terra dove la piccola-media impresa viene “sacrificata” sull’altare di non si sa quale accordi o compromessi, nel menefreghismo generale della classe politica pugliese che preferisce non dare risposte. La storia della Dema è quella della miriade di aziende familiari italiane che, nonostante l’onestà, il duro lavoro, il sacrificio vede vanificati i propri sforzi dai soliti interessi. Per questo, con una Cittadella dell’Economia che non ha ancora aperto i battenti, a più di tre anni dall’inizio dei lavori, abbiamo chiesto al Ministro Zanonato di far chiarezza, alla luce dei corposi fondi statali utilizzati per costruirla. Il nostro intento, però – conclude Giuseppe L’Abbate – è che vicende del genere non capitino più: per questo stiamo sia lavorando dal punto di vista normativo sia abbiamo richiesto al Governo di assumere iniziative per evitare nuovi casi”.

Le vicissitudini della Dema Impianti S.r.l., piccola azienda altamurana composta da 16 dipendenti, iniziano nel 2008, quando la Camera di Commercio di Foggia indice un bando di gara di circa € 22 Mln per la realizzazione della “Cittadella dell’Economia di Capitanata”, la sua nuova sede. La gara viene vinta dal Consorzio CCC di Bologna, il quale concorre in fase di gara per i lavori edili OG1 per la ditta “Mucafer Scarl” di Manfredonia (Foggia) e tutti i lavori di OS28 ed OS30 per il “CAT Consorzio Alta Tecnologia soc. coop. cons.” di Ravenna. Nel marzo 2010, la Dema, non è ancora una consorziata, viene contattata dal CAT per il tramite di un suo responsabile, per formulare un’offerta per i lavori categoria OS28 da realizzare presso il cantiere della “Cittadella dell’Economia” che la stessa, puntualmente, produce sulla scorta del progetto di gara e del computo metrico ricevuto dal CAT. La Dema, però, è per forza di cose costretta ad aderire al CAT consorziandosi ma, non appena formalizza la propria adesione, vede subito modificarsi il progetto di gara, con una mole di lavoro maggiore. La societ à, però, non si perde d’animo e continua ad operare nel cantiere portando avanti i propri compiti. Ma, ad un certo punto, i pagamenti da parte del CAT si interrompono, la Dema informa l’ente della situazione, ma non accade nulla: comincia così una lunga diatriba sino all’estromissione dai lavori della società altamurana il 23 ottobre del 2012, con la stessa costretta a dover mettere in cassa integrazione ordinaria tutti i dipendenti, nonostante le opere presso la “Cittadella dell’Economia ” non siano ancora concluse. Come un masso, cala dall’alto, il 3 aprile del 2013 la sentenza n. 19 del tribunale civile di Ravenna che dichiara il fallimento del CAT consorzio cooperativo e senza fini di speculazione privata (come da articoli statutari), che mette in seria crisi la stessa Dema, costretta oggi a licenziare gli operai ed a ritrovarsi praticamente in una condizione fallimentare. Numerosi gli appelli della proprietà della società altamurana ai media, che si occupano del caso, e alle istituzioni che, però, non ottengono risposta. Come nel silenzio sono piombati sia l’interrogazione del 29 luglio scorso del consigliere regionale di SEL Michele Ventricelli al suo stesso governatore Nichi Vendola, sia i comunicati del collega Giacinto Forte. Ora, con l’interrogazione di Giuseppe L’Abbate (M5S) la parola passa al Governo Letta che, a distanza di molti anni dall’indizione della gara per la realizzazione del Polo integrato per lo sviluppo economico e della Cittadella dell’Economia, deve far luce sulle relative opere non ancora completate, nonostante l’erogazione di cospicui fondi statali, per evitare l’ingiustificato dissesto dell’ennesima piccola-media impresa italiana.

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