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Il sì con moviola in campo del senatore barese Ciampolillo 'salva' il governo: "Il mio voto? Nell'interesse dell'Italia"

Quarantotto anni, senatore dal 2013, candidato sindaco alle Comunali del 2009 e una storia travagliata con il Movimento, conclusasi con la sua espulsione nel 2020 dal gruppo del Senato per la vicenda sui mancati rimborsi. Ora il possibile rientro in Maggioranza

Hanno dovuto scomodare la 'var', la moviola in campo, o in questo caso in aula, per convalidare il suo voto: alla fine, dopo una giornata di indiscrezioni e silenzi, Lello Ciampolillo, senatore barese entrato in parlamento con il M5S e ora componente del gruppo Misto, ha scelto, in extremis, la squadra di Giuseppe Conte votando la fiducia al suo governo nella roulette di ieri al Senato, conclusasi con 156 consensi per l'esecutivo del premier, 140 contrari e 16 astensioni da parte di Italia Viva capeggiata da Matteo Renzi. Nessuna maggioranza assoluta per il presidente del Consiglio ma, quantomeno, quella relativa ad una quota non troppo bassa rispetto ai 161 richiesti. Il minimo indispensabile per non far scoppiare completamente la bolla della crisi aperta nei giorni scorsi.

Il voto di Ciampolillo, assieme a quello del collega socialista Riccardo Nencini, è arrivato sul gong ed è stato determinante per non far scendere la Maggioranza su numeri che avrebbero fatto cantare vittoria a Renzi, costringendo probabilmente Conte a un passo indietro ea rimettere in gioco anche la casella del premier, oltre alle poltrone del governo. L'esecutivo, nei prossimi giorni, vedrà certamente qualche avvicendamento per un possibile Conte III, aperto anche ai 'costruttori', ovvero coloro che hanno fatto il 'salto' aprendo alla Maggioranza.

La verifica in video e il verdetto

L'ex pentastellato si è fatto desiderare, entrando in aula agli sgoccioli della seconda chiama come il collega socialista: la presidente Casellati aveva chiuso la votazione ma a quel punto, dalla metà dell'emiciclo occupata dai giallo-rossi, si sono levate urla che chiedevano di considerare il voto di Ciampolillo e Nencini. Minuti di concitazione e confusione, poi la decisione di controllare i filmati per confermare o meno se i due parlamentari fossero entrati in tempo. Al termine della verifica il verdetto: i due voti erano validi poiché espressi meno di un minuto prima della chiusura. La maggioranza così ha potuto 'respirare' ad una quota di galleggiamento, superando sostanzialmente la sfida di Renzi dopo il voto positivo (oltre la maggioranza assoluta) del giorno prima alla Camera.

La storia di Lello Ciampolillo: dal M5S al Misto

Gli occhi di tutti, in diretta tv, erano dunque puntati sul parlamentare barese: 48 anni, senatore dal 2013, candidato sindaco alle Comunali del 2009 dove prese solo 749 voti e poi una storia travagliata con il Movimento, conclusasi con la sua espulsione nel 2020 dal gruppo del Senato per la vicenda sui mancati rimborsi. Nel mezzo, una serie di episodi che lo hanno portato agli onori delle cronache, a cominciare dalle prese di posizione contro la Xylella che negli ultimi anni ha devastato gli ulivi pugliesi, a suo avviso debellabile con sapone oppure onde elettromagnetiche. E poi le opinioni sul covid, proponendo di utilizzare prodotti derivanti dal fiore di cannabis. Lui, raggiunto dall'AdnKronos al termine del sofferto voto, ha voluto riassumere così la bagarre in Senato: "E' stata una giornata lunga" ha dichiarato -. In un momento così critico per il Paese ritengo necessario porre l'interesse comune della Nazione avanti a singoli interessi di partito. Aprire una crisi di governo nell'attuale condizione di emergenza sanitaria, economica, sociale, significherebbe solamente aggravare una situazione già compromessa con ulteriori ripercussioni sulla popolazione già stremata".

"Il Paese ha bisogno di un governo"

Secondo Ciampolillo, riferisce ancora all'Adn Kronos, adesso "è il momento di pensare al Paese. Ai giovani, che devono tornare regolarmente a scuola. Alle imprese, che devono riaprire. Il Paese ha bisogno di un governo che operi e non di queste sceneggiate da Prima Repubblica. Il mio voto è nell'interesse di tutti gli elettori e della nostra bellissima Nazione che deve rialzarsi quanto prima". Nel frattempo, forse, il treno della collaborazione con il governo (con possibile incarico?) è stato acciuffato sulla sirena. 

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