Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Lettera aperta alla città del vice sindaco Alfonso Pisicchio

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

L'umbratile stagione della politica dei giorni nostri offusca anche la luce del dibattito sulla città, sul suo futuro, sul modo di concepirlo e sui modelli cui guardare per disegnarne i contorni. Forse perché ormai allenati ad un registro che ha fatto largo uso dei personalismi da talk show televisivi, media e soggetti collettivi di questa città sembrano attratti più dai nomi che saranno gettati nel campo del conflitto elettorale, piuttosto che dai progetti, dall'idea di amministrazione che si intende sostenere, dal "come" si vogliono raggiungere gli obiettivi contenuti in quei progetti.

Io stesso vengo interrogato sulle intenzioni di candidatura, immaginando che forse non appaia innaturale per un vice sindaco cui non vengono rimproverate particolari carenze, proporsi al governo della città.

Non per eludere la domanda, allora, ma per dare senso alla mia premessa, proverò a scomporre lo schema dicendo innanzitutto qual è l'idea di Bari che ho in testa ( non uso l'immagine inflazionata del "cuore", così la lascio all'abuso del prossimo marketing elettorale). C'è un'idea generale della città su cui dobbiamo convenire, ed è quella che concorda sul modello di sviluppo su cui imbastire il progetto di amministrazione, partendo, forse, da ciò che Bari non è. Bari non è una città turistica, almeno come siamo abituati a considerarle in Italia. Bari non è una città industriale. E' stata, e potrebbe ridiventare ancora, una grande città commerciale. E' sicuramente, in una stagione in cui la geografia è tornata a sovrapporsi alla politica, dopo la caduta del Muro di Berlino, una capitale del Mediterraneo.

Bari è anche una capitale del Sud che, per motivi storici, demografici e oggettivi, non porta sulle spalle l'elefantiasi anche problematica di città come Napoli e Palermo.

Bari è "naturalmente" una città dell'incontro, dei meeting, della mescolanza di culture, del dialogo religioso e può fare di questa sua vocazione il punto di forza del suo prossimo tempo. Questa caratteristica, che è antica almeno quanto è antico il culto di S. Nicola e l'intersecazione delle nostre vie del pellegrinaggio con la Francigena, va resa moderna e riconiugata con un'idea di sviluppo intimamente connessa con la vocazione "meticcia" di Bari. In una stagione in cui al potere politico devono essere chieste idee alte, che facciano da cornice allo sviluppo e non certamente interventi di cabotaggio minore, anche perchè le provviste per il cabotaggio minore sono ormai tutte esaurite, l'amministrazione comunale deve saper tracciare la strada e raccordare tutti gli interventi -pubblici e privati- all'interno di un grande disegno di cui possa farsi garante.

Mi appresto a dichiarare alla città, nel corso di una conferenza pubblica, la declinazione di alcune idee-forza su Bari, non marcando una cesura con le stagioni precedenti in cui ho condiviso responsabilità amministrative, ma segnalando l'urgenza di una nuova fase. Credo che questo rappresenti il modo giusto di confrontarsi con i cittadini in un momento non facile per la vita pubblica.

Alfonso Pisicchio

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