Venerdì, 14 Maggio 2021
Politica

Lo Spillo | In ricordo di Leonida Laforgia, il sindaco del ‘93

Riflessioni sparse sulla città (e non solo) - Rubrica a cura di Antonio Scotti

Chi scrive  lo ha conosciuto nelle vesti di sindaco quando era adolescente. Eppure quell’incontro è rimasto a suo modo impresso perché racconta un’epoca che non c’è più. Non è una questione di mera nostalgia né si tratta di rievocare tempi perduti, ma nel 1993 Bari ha potuto contare su una figura di sindaco rimasta nei cuori di molti sia per il suo indubitabile carisma sia per lo spessore istituzionale che riusciva ad incarnare. Ieri è stato ricordato al Teatro Palazzo da amici e famigliari, tra cui l’ex assessore alle Cultura Nicola Laforgia che ne ha trasmesso il ricordo più intimistico attraverso episodi che hanno permesso di decodificarne il rapporto difficile e allo stesso tempo esemplare nella relazione con i figli. L’atmosfera commossa non ha però precluso di ritrovare attraverso i ricordi il senso di una direzione di marcia che nel centrosinistra sta mancando da alcuni anni. Forse troppi. Si perché come affermato ieri dal giornalista Oscar Iarussi ci dovremmo chiedere qual è la cesura storica che ha permesso ancora oggi di ricordare Pietro Leonida Laforgia come un “socialista vero”: uno che era riconosciuto da tutti perché, come rammentano molti cittadini, non chiudeva la porta a nessuno e s’impegnava a poter offrire un aiuto anche a chi non poteva permettersi una sua consulenza legale. 

La sua amministrazione fu forse la prima esperienza cittadina di un governo di centrosinistra plurale. La bolla di tangentopoli in Italia era scoppiata, a Bari nel 1991 arrivò la nave la Vlora con migliaia di albanesi in fuga dalla povertà prodotta dal regime di Enver Hoxha. Il mondo stava cambiando, le bussole per orientarsi nella storia iniziavano a non bastare eppure Bari non rinunciava a contraddistinguersi per essere città accogliente in un momento storico in cui potevano solo essere immaginati i fenomeni migratori di oggi. Insomma le coordinate di navigazione stavano per essere sovvertite, ma la matrice di una visione progressista sembrava avere ancora una presa nel tessuto della città e nella sua classe dirigente, non solo quella politica. Nell’epoca dei tweet nevrotici ed in cui una foto su instagram diventa oggetto del dibattito pubblico per giorni, è evidente che un’altra stagione politica rischia di essere rimpianta non perché immune da problemi e vizi (morali e non solo) ma perché si muoveva nel solco di una direzione ideale, oggi quasi del tutto assente e triturata nei meccanismi in cui più che i programmi contano le intese per la gestione rapace del potere. Al termine del ricordo di ieri viene da chiedersi cosa avrebbe detto di questi tempi uno come Leonida Laforgia. Forse, come fece con noi all’epoca bambini di scuola, si sarebbe avvicinato con fare severo e la sua barba novecentesca. Poi si sarebbe fermato per spalancare un sorriso e con fermezza affermare: “non smettete mai di sognare”. 
 

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