Magistrati in politica, la Consulta sul caso Emiliano: legittimo il divieto di iscrizione ai partiti

Per la Corte costituzionale le questioni di legittimità relative al divieto di fare attività politica per le toghe sarebbero non fondate: il presidente della Regione era finito per questo sotto processo disciplinare da parte del Csm

La Corte costituzionale "ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale riguardanti l'illecito disciplinare che vieta l'iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa dei magistrati a partiti politici". E' quanto si legge in una nota della Consulta, chiamata ad esprimersi in relazione alla vicenda del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, magistrato in aspettativa,  finito sotto processo disciplinare davanti al Csm per aver violato il divieto per i magistrati di iscriversi a partiti politici. La disposizione in questione era stata censurata dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura nella vicenda relativa al governatore pugliese.

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Le precisazioni dei legali di Emiliano

In una nota, il collegio legale che rappresentava Michele Emiliano davanti alla Corte Costituzionale (Prof. Avv. Aldo Loiodice, Prof. Vincenzo Tondi della Mura, Prof. Avv. Isabella Loiodice) precisa quanto segue: "L’Ufficio stampa della Corte Costituzionale con nota del 4 luglio ha comunicato che la Corte Costituzionale “ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale riguardanti l’illecito disciplinare che vieta l’iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa dei magistrati ai partiti politici”; ha poi precisato che “la motivazione della sentenza sarà depositata nelle prossime settimane”, senza tuttavia specificare il tipo di sentenza di prossima adozione. Dal comunicato non è dunque possibile dedurre contenuti e conseguenze processuali e sostanziali della sentenza, se da intendersi o meno come applicabile in senso lineare a tutti i magistrati collocati fuori ruolo per lo svolgimento di un mandato elettivo".
 

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