Una 'piattaforma' per l'inclusione dei migranti, il progetto prende vita: "Favorire confronto sull'integrazione"

All'iniziativa, che riguarda l'intera area metropolitana, hanno aderito 25 tra organizzazioni, associazioni e comunità impegnate nel campo dell'immigrazione. Obiettivo: promuovere politiche per la partecipazione e il contrasto alla discriminazione

Aprire un tavolo di confronto permanente, che coinvolga più settori, sul tema dell'inclusione, per promuovere "politiche che favoriscano la partecipazione, l'accesso ai diritti di cittadinanza e il contrasto alla discriminazione". Nasce con questo intento la "piattaforma per l'inclusione dei cittadini migranti nell'area metropolitana di Bari", sottoscritta questa mattina nel palazzo dell'ex provincia. Al progetto hanno aderito 25 tra organizzazioni, associazioni e comunità - tra cui anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil - impegnate nel campo dell’immigrazione, L'obiettivo, è stato spiegato, è quello di fare "fronte unico per l’apertura di tavoli di confronto sulle tematiche dell’inclusione e delle politiche di integrazione". 

"USCIRE DALL'EMERGENZA, AVVIARE POLITICHE DI INTEGRAZIONE" - "Punto chiave - è spiegato una nota che presenta l'iniziativa - sono i Consigli Territoriali per l’immigrazione, che coinvolgono una molteplicità di attori sociali, economici, istituzionali, del mondo della cultura, dell’università e dell’associazionismo e che rivestono il ruolo fondamentale di indicatori delle priorità degli interventi e delle politiche più aderenti al territorio utili a favorire l’integrazione dei cittadini stranieri nella società. Tutto questo dentro la cornice del Piano regionale triennale sull’immigrazione che va ripreso nei suoi contenuti aggiornato e innovato e posto in tempi ravvicinati al confronto con le organizzazioni sindacali, le associazioni e le comunità. La nostra regione è stata sempre protagonista nell’affrontare i temi legati all’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati, nel contrasto del lavoro nero, dello sfruttamento e del fenomeno del caporalato che coinvolge immigrati e autoctoni. Così, però, l’immigrazione è rimasta chiusa nei confini dell’emergenza e le politiche dell’integrazione non hanno potuto vedere la luce".

GLI IMMIGRATI IN PROVINCIA DI BARI - Secondo i dati diffusi nell'ambito dell'incontro odierno, gli stranieri (comunitari e non) residenti nella provincia di Bari al 1° gennaio 2016 sono 41.082 unità, che rappresentano il 3,3% della popolazione residente totale e il 33,5% dei residenti stranieri in Puglia. Rispetto al 1° gennaio 2015 si riscontra un incremento di 3%, con 548 nuovi nati stranieri. Le donne rappresentano il 51,4% della popolazione totale, 21.124 contro 19.958 maschi. Di questi 41.082, i residenti non comunitari (extracomunitari) sono 37.446 unità, di cui il 51,2% sono titolari di permessi di soggiorno per lungo-soggiornanti, il 13,8% titolari di permessi di soggiorno a tempo determinato per motivi di lavoro, il 15,9% per motivi di famiglia e il 16,9% per motivi di asilo/umanitari. Un quinto della popolazione straniera residente sono minori under 18 anni, precisamente 8.042 unità. Significativi i dati riferiti alle acquisizioni di cittadinanza italiana. Nel 2015, nella provincia di Bari, 1.029 residenti stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana (il 47,8% del totale regionale), un numero in crescita rispetto ai 475 del 2013 e 897 del 2014. Con un trend ancora più fortemente in crescita nell’anno 2016 di cui non ci sono però le statistiche. Nella città di Bari gli stranieri (comunitari e non ) residenti al 1° gennaio 2016 sono 12.495 di cui 6.532 donne e 5.963 maschi; mentre i minori sono 1.921. Le cittadinanze prevalenti nella provincia di Bari sono quella albanese seguita da quella romena e georgiana. Secondo i dati IDOS, l’84,4% di tutti gli occupati stranieri lavora in micro-imprese (1-9 addetti). I settori prevalenti dove maggiormente vengono impiegati gli immigrati sono: l’agricoltura (31%) e i servizi (39,1%). Segue l’edilizia. A livello provinciale il 21,3% degli occupati stranieri è nato in Romania e il 19,8% in Albania.

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"FAVORIRE ACCESSO AI DIRITTI CIVILI" - "Alla luce di questi dati - concludono le associazioni aderenti - oggi è necessario intraprendere un percorso di integrazione che garantisce il rispetto della dignità della persona e che risponde ai bisogni di inclusione dei lavoratori immigrati e dei loro familiari favorendo l’accesso ai diritti civili e di cittadinanza ed incentivando la loro partecipazione alla crescita culturale, economica e sociale del paese. Importante è partire dagli strumenti esistenti, dai luoghi istituzionali deputati alla programmazione per farli funzionare e renderli più efficaci".

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