Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Politica

Valenzano, Emiliano contro il sindaco: "Non difende la sua comunità dalla minaccia mafiosa"

Il presidente della Regione interviene sulla vicenda della mongolfiera con dedica al clan e prende posizione contro il primo cittadino, che aveva invitato chi ha denunciato il caso a scusarsi: "Se gli manca il coraggio di fare il suo dovere, non esponga a pericolo chi invece ha fatto al suo posto ciò che doveva essere fatto"

"Non mi piace questo sindaco che organizza fiaccolate contro la mafia in realtà destinate nelle sue aspettative a consentire all'On.Ginefra e al Sindaco Decaro di scusarsi per aver denunciato un grave episodio di strumentalizzazione criminosa della festa patronale. Non mi piace la sua incapacità, spero dettata dalla paura e non dalla condivisione, di difendere la sua comunità dalla minaccia mafiosa che da tempo sta danneggiando gravemente l'immagine e la vita quotidiana di una bella cittadina pugliese nella quale vivono migliaia di famiglie oneste, lavoratori e lavoratrici attive e competenti che non meritano di essere schiacciati dalla forza di intimidazione di un organizzazione ben conosciuta, dedita a specifici traffici criminosi, che ha determinato assoggettamento ed omertà in modo così grave da avere probabilmente intimidito persino il sindaco".

Così il presidente della Regione Michele Emiliano, con un post su Facebook, interviene sul caso della mongolfiera 'intestata' al clan Buscemi durante la festa patronale di Valenzano. Dure le parole del governatore contro il sindaco di Valenzano, Antonio Lomoro, che ieri aveva chiesto le scuse del deputato Ginefra, che aveva denunciato il caso, e del sindaco Decaro, che aveva sin da subito espresso il suo sostegno al parlamentare, per aver 'offeso' la comunità associandola alla mafia.

"Se quest'ultimo ha bisogno di aiuto - prosegue Emiliano riferendosi al sindaco di Valenzano - se vuole scrollarsi di dosso questo macigno che inquina la vita democratica della sua città, tutta la Puglia sarà al suo fianco. Se gli manca il coraggio di fare il suo dovere, non esponga a pericolo con i suoi interventi chi invece ha fatto al suo posto ciò che doveva essere fatto. E soprattutto non manchi di rispetto al Parlamento ed alla Città Metropolitana che sono intervenuti a difesa di tutti i valenzanesi. Non si azzardi più - conclude Emiliano - a fare una cosa del genere. Altrimenti farà i conti con tutte le persone perbene di questa Regione che combatte ogni giorno la mafia con coraggio e determinazione".

Intanto l'interrogazione parlamentare presentata da Ginefra è stata sottoscritta dalla delegazione pugliese del PD alla Camera. "È certamente inquietante immaginare che le mafie possano infiltrarsi e dare sfoggio del proprio dominio sul territorio anche durante eventi pubblici e religiosi così rilevanti e seguiti dai cittadini come può essere una festa patronale - scrivono i parlamentari - Queste manifestazioni di potere, laddove accertate, vanno respinte con ogni mezzo da parte della società tutta. Alle istituzioni, in particolare, spetta il compito di tenere unita e coesa tutta la comunità nella condanna a questo tipo di episodi e nell'azione ferma di contrasto verso ogni tentativo che le mafie pongono in essere per accrescere il loro potere nella società, anche sul piano simbolico e culturale. Chi sottovaluta, minimizza, volta la faccia da un'altra parte, o peggio, non trova di meglio da fare che attaccare chi denuncia, non può che fare il gioco delle mafie stesse".

La vicenda di Valenzano è finita anche all'attenzione della Commissione parlamentare Antimafia, che ha avviato un'indagine. La presidente Rosy Bindi, in un'intervista a Repubblica, citando altri episodi come quello dei funerali di Casamonica a Roma, ha parlato di "un fenomeno che si può sottovalutare: la famiglia mafiosa coinvolta (i Buscemi) è di già nota alla giustizia e considerata di primo livello, in ambito criminale. Non ci troviamo di fronte a dei dilettanti". Bindi ha inoltre definito "preoccupanti" le parole del sindaco di Valenzano. "Il primo favore che si può fare alle mafie - ha detto Bindi - è negare che esistano".

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