Venerdì, 6 Agosto 2021
Politica

Pd Puglia, il tesoriere Balducci si dimette: “Discussione politica assente, me ne vado”

Dopo Patrizia Calefato la segreteria regionale perde un altro esponente. Il partito alle prese con difficoltà economiche. Diversi consiglieri regionali e deputati in ritardo con il versamento di parte del proprio emolumento

Dopo Patrizia Calefato, ecco Pierluigi Balducci. La segreteria regionale del Pd perde un altro tassello. Questa volta si tratta del tesoriere, che ha deciso di tirare i remi in barca  a conferma delle tensioni presenti in quel di via Re David. Il noto legale barese tre mesi fa annunciò le forti difficoltà economiche presenti nel partito, costretto al drastico ridimensionamento del sistema dei rimborsi elettorali, passati da 800 a 400mila euro, e alla richiesta di cassa integrazione in deroga per sei degli otto dipendenti.  Ma oltre alle questioni economiche è evidente come nella decisione di Balducci alberghino anche ragioni di natura strettamente politica, così come ha lasciato intendere la lettera indirizzata ai vertici nazionali del partito, dove tra le cause dell’addio, viene citata  “l'assenza per mesi di discussione politica in segreteria e la mia indisponibilità a svolgere funzioni di mero contabile”.

All’indomani del voto di febbraio, l’asse tra il presidente Michele Emiliano e il segretario regionale Sergio Blasi si è rafforzato al punto da neutralizzare ogni richiesta di dimissioni avanzata da alcuni dirigenti del partito all'indirizzo dell'ex sindaco di Melpignano. Non è stata ancora convocata un'assemblea regionale per stilare una serie di richieste programmatiche da affidare al governo Vendola accusato, durante l’ultima direzione regionale, di ascoltare solo i suoi assessori e di non coinvolgere pienamente il partito. Sempre tre mesi fa Balducci aveva sottolineato come molti deputati e consiglieri regionali siano in ritardo nei versamenti di parte del loro compenso. A tutto questo si aggiunge il mancato rinnovo interno ai vertici delle segreterie provinciali e l’atteso congresso autunnale, che dovrebbe ridefinire equilibri e posizioni anche a livello locale. Una situazione che rischia d’implodere, anche se c’è chi giura che quell’asse di ferro tra Emiliano-Blasi è lontano dal rompersi. Salvo un congresso che rivoluzioni la direzione del Partito democratico e ridia nuova linfa ad una base scontenta: gli OccupyPd lo dimostrano.

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