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Pisicchio: l’arte e il destino del Teatro Margherita

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Recentemente nel Margherita si è svolto un incontra tra alcuni candidati Sindaco sui temi dell'arte e della cultura a Bari. Dal resoconto giornalistico, sembrerebbe che il candidato del centrodestra, l'ing. Di Paola, pensi al Margherita come una stazione marittima per piroscafi. Che grande idea! Peccato che bisognerà superare qualche piccolo trascurabile problema come quello di includere il vecchio porto nel "Piano Regolatore Portuale", dragare i fondali fino a triplicarne o quadruplicarne la profondità, trovare un nuovo posto ai pescatori per arricciare i polipi e magri altre cose ancora. Ma Di Paola è un fiume in piena: parla pure di una nuova sede dell'Accademia di Belle Arti negli spazi della Fiera (che, a suo dire, deve diventare una sorta di "Disneyland" barese). Diversamente da quanto pensiamo noi del centrosinistra che, invece, vogliamo posizionarla nel Parco della Creatività e dell'Innovazione Culturale dell'ex caserma Rossani, per favorire rapporti utili e diretti tra i suoi studenti e le tante attività creative e artistiche che in quel sito si localizzeranno".

A parlare è Alfonso Pisicchio candidato al comune di Bari con la lista Centro Democratico con Pisicchio#per Bari che continua - " Faremmo però un torto al centrodestra e a Di Paola se non ci occupassimo dell'altro candidato Sindaco, l'avv. Paccione, il quale afferma che c'è un solo modello da seguire in campo culturale ed artistico: il "pubblico", rispetto al quale il "privato" può e deve svolgere una funzione "servente". Sì, proprio servente. Peccato però che, dappertutto in Italia e altrove, il modello che si persegue è quello del partenariato pubblico-privato. E questo per coinvolgere i privati direttamente nella gestione delle Istituzioni Culturali, i grandi mecenati, i grandi collezionisti che solo di fronte ad un innalzamento della qualità della proposta pubblica potrebbero mettere a disposizione del Pubblico il loro patrimonio artistico. Si pensa, invece, che bastino le tante opere dislocate negli uffici pubblici, dimenticando lo scarso valore artistico di alcune di quelle opere, quasi sempre risultato di scelte discutibili, quasi mai filtrate da scelte curatoriali. E poi, mi chiedo, da quale parte del Bilancio comunale l'avvocato intende reperire i fondi necessari per gestire in assoluta autonomia l'attività culturale di una città metropolitana come Bari? Il Privato non può essere sempre additato come nemico, soprattutto quando devolve il proprio patrimonio artistico in Fondazioni che perseguono il "lucro oggettivo" che significa, in soldoni, "bene comune".

Continuare a discutere in astratto della "questione Margherita" - conclude il vice sindaco - è solo un modo per nascondere la volontà di lasciare vuoto questo contenitore dalle grandissime potenzialità, in parte scoperte da tutti in questi ultimi 5 anni."

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