Primarie Sel, la base si rivolta contro “i garantiti”

Saranno svolte su base regionale (non provinciale) e i territori non la mandano giù. Intanto c'è chi pensa di non partecipare più

L'assessore regionale all'Agricoltura Dario Stefano, tra i possibili candidati per le primarie di Sel

Ad oggi non c’è nessun regolamento. Che il Pd avesse spiazzato Sel nella scelta delle primarie lo si era capito da un pezzo. Il viatico aperto dal partito di Bersani ha messo i rappresentanti di Sel davanti al bivio di una scelta che, almeno in parte, non avrebbero mai voluto assumere. Infatti in queste ore l’aria che si respira all’interno di Sel non è delle migliori. E solo l’assemblea regionale convocata oggi pomeriggio potrà fare chiarezza. Stando ai boatos pare che le primarie saranno svolte su base regionale e non provinciale (come invece sono quelle organizzate dal Pd, ndr). Un modo che mette in discussione il criterio principale per cui le primarie vengono svolte e cioè la possibilità di dare voce alla rappresentanza territoriale piuttosto che alle scelte oligarchiche di partito. Anziché spostare l’attenzione su quanti nel territorio lavorano per far crescere il partito, si punta ad una scelta che, inevitabilmente, finirà per generare protezioni maggiori per i “garantiti”. Come scrive su Facebook Fulvia Bandoli, ex deputata Ds poi transitata in Sel, “alla data di oggi non sappiamo se sarà possibile o no, per una persona che raccolga le firme di 50 o 100 iscritti, autocandidarsi nel suo territorio, non sappiamo se utilizzeremo o no lo strumento della deroga, e se, come ha deciso il Pd, anche coloro che usufruiranno della deroga dovranno comunque come sarebbe ovvio, sottoporsi alle primarie”. Nessuna notizia. Ma man mano che passano i giorni le fibrillazioni della base aumentano in modo direttamente proporzionale.

In Puglia, secondo calcoli provvisori, ne saranno eletti sei. Tre, forse quattro, saranno protetti dal listino nazionale che non consentirà di passare dalla “mannaia” dei gazebo. Le primarie a quel punto si aprirebbero per soli due, massimo tre posti. L’accoppiata prescelta dai vertici del partito sembra essere quella composta dalla coordinatrice regionale Annalisa Pannarale e dall’assessore all’Agricoltura Dario Stefano, più agevolati a competere in primarie strutturate a livello regionale rispetto ai competitor provinciali. Alla faccia di quanti invece richiedevano di sfruttare questo passaggio partecipativo per mobilitare i territori in funzione di una selezione che fosse una reale espressione dei desiderata dell’elettorato.

Il clima è surriscaldato e c’è già che promette boicottaggio. Probabile che qualcuno decida di non competere più mettendo seriamente in discussione tutto l’operato direttivo del partito. Ne vedremo delle belle. Certo che dal partito di uno dei maggiori teorici delle primarie non ci aspettava tanto rumore.

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