Domenica, 1 Agosto 2021
Politica

Primarie, tra la paura dell’astensionismo e i ricordi del passato

I candidati studiano le ultime mosse. Ma in città il clima che si respira non è quello del 2010, né tantomeno del 2005. L'ex sindaco di Bari è dato per superfavorito. Minervini e Stefàno avvisano che "nulla è dato per scontato"

Una settimana al voto con lo spauracchio dell’astensionismo. Mancano meno di sette giorni alle primarie del centrosinistra che decideranno il futuro candidato alle regionali. In campo Guglielmo Minervini, Michele Emiliano e Dario Stefàno. Nei comitati si meditano gli ultimi colpi, studiando l’avversario e cercando di approfittare di ogni possibile scivolone. Il clima che si respira nel capoluogo regionale è però profondamente diverso da quello che si registrò nel 2005 e nel 2010, dove la sfida tra Nichi Vendola e Francesco Boccia (appoggiato dal 90% della scuderia Pdinna) aveva smosso corde emozionali e politiche ben diverse dalle attuali.

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Michele Emiliano è il candidato dato per favorito. Alla presidenza della Regione Puglia ci pensa sin dai giorni immediatamente successivi alla sua seconda rielezione a sindaco del capoluogo. Ad oggi, su Bari, non c’è un suo comitato elettorale, un luogo dove ci si raduna per discutere e trasformare in proposte programmatiche le soluzioni ai problemi espressi. Ma anche dove ritrovarsi per far festa e incontrare persone. Il suo entourage sta però lavorando al programma e alla campagna di comunicazione. La macchina organizzativa, insomma, è tutt’altro che ferma. E’ evidente come l’ex primo inquilino di Palazzo di Città non voglia sin d’ora calarsi nel confronto puntuale con i suoi attuali competitor e preferisca sferrare i colpi principali del suo programma nelle “secondarie”.  I sondaggi lo vogliono primo con distacchi di  oltre 10punti percentuali. La segreteria Pd pugliese sembra compatta e anche i Giovani Democratici hanno espresso sostegno. Basterà?

Discorso diverso per Guglielmo Minervini, che secondo i sondaggi balla tra la seconda e la terza posizione. L’attuale assessore regionale alle Politiche Giovanili è, tra le altre cose, il padre spirituale di ‘Bollenti Spiriti’: il programma di azioni rivolte ai giovani che meglio ha contraddistinto l’azione di governo Vendola durante la  prima legislatura. Minervini ha insistito molto sul “noi”, sulla demitizzazione “dell’uomo della provvidenza”, sulla costruzione dal basso di un consenso che si muove dentro l’associazionismo, la cittadinanza attiva e una minoranza del Pd. Minervini ha diversi estimatori anche a sinistra dei democratici, negli spazi lasciati vuoi da Sinistra Ecologia e Libertà (Sel), sempre più parcellizzata e con problemi che nascono da lontano, da quando con la chiusura delle “Fabbriche di Nichi” in molti abbandonarono la barca per non dover confluire un progetto minoritario rispetto alla prospettiva che incarnava.

Dario Stefàno è il candidato di Vendola. E quindi di Sel. Non si sa quanto di una sinistra ancora alla ricerca di un filo attorno al quale rimettere insieme le sue istanze. L’ex assessore regionale all’Agricoltura ha basato buona parte della sua campagna elettorale sulla bontà “di un’azione di governo che in dieci anni ha cambiato il volto della Puglia”. E da questa esperienza traccia un quadro che guarda al futuro della Regione, con le opportunità provenienti anche dalla futura programmazione 2014-2020. La sua salentinità è per molti residenti dell’area leccese una garanzia di affidabilità. Stefàno gode del favore anche di una parte del mondo imprenditoriale che ha molto apprezzato le sue politiche regionali.

Matteo Renzi ha deciso di evitare ogni sostegno precostituito. Nessuna incoronazione in pubblica piazza, insomma. La partita è agli sgoccioli. Nel 2010 andarono a votare 192mila persone. Nel 2005 poco meno di 80mila, ma lo strumento delle primarie era agli albori e i risultati pugliesi furono in grado di lanciare un campanello d’allarme per tutto il centrosinistra italiano. Succederà anche domenica prossima?

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