Il Tar boccia le graduatorie del Piano di Sviluppo Rurale della Puglia, è bufera politica: "Batosta per la Regione"

La clamorosa sentenza, emessa ieri, ha visto l'accoglimento di alcuni ricorsi presentati nei mesi scorsi. L'ex assessore Di Gioia all'attacco: "Emiliano chieda scusa"

Il Tar della Puglia ha stabilito che le graduatorie del Psr, il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Puglia per la misura 4.1a, sono nulle. La clamorosa sentenza, emessa ieri, ha visto l'accoglimento di alcuni ricorsi presentati nei mesi scorsi: per i giudici amministrativi la Regione non avrebbe ricalcolato correttamente le graduatorie che riguardano finanziamenti per aumentare la redditicità delle aziende agricole, generando esclusioni considerate ingiuste.  Secondo la sentenza "l'Amministrazione regionale avrebbe, quindi, snaturato il senso del dettato cautelare e dato corso ad un'istruttoria soltanto parziale, peraltro in assenza di criteri e parametri oggettivi, ai quali ancorare l'espletamento di tale attività". Lo stop bloccherebbe nello specifico 182 milioni di dotazione e  di fatto congelerebbe 500 milioni di euro, poco meno di un terzo della somma destinata al sostegno dell'agricoltura pugliese che prevede di dispiegare 1,6 miliardi.

La decisione ha scatenato un grande polverone politico, alimentato dalle parole dell'ex assessore regionale all'Agricoltura, Leo Di Gioia, dimessosi a dicembre scorso dopo un lungo scontro durato mesi. Di Gioia, in occasione delle dimissioni, denunciò presunte irregolarità sulla redazione della graduatoria, vicenda al vaglio della Procura di Bari che ha avviato indagini dopo la trasmissione degli atti della seduta da parte del presidente del Consiglio regionale Mario Loizzo.

Per Di Gioia si tratta di un provvedimento "che assorbe anche i vizi che avevo denunciato in Consiglio regionale, su cui aspetto sempre una parola di chiarezza dagli organi dirigenziali preposti, su modifiche postume al bando chiuso e che porta all’anno zero la intera strategia del piano di sviluppo regionale. Emiliano chieda scusa, anche a me, facendo mea culpa per aver dato copertura politica a decisioni scellerate, in particolare quella di aver annullato un nuovo e funzionante bando per gli investimenti che oggi poteva dare piena operatività agli agricoltori e consentire la piena riallocazione delle risorse liberatesi a seguito della sentenza. Emiliano chieda scusa per avermi costretto alle dimissioni pur di non avallare queste scelte e per aver preferito parlare con alcuni rappresentanti di associazioni che evidentemente tenevano piu’ alle proprie pratiche di studio che alla tenuta del sistema nel suo complesso". "Ci troviamo quindi - rimarca Di Gioia - a seguito di decisioni sbagliate senza un piano B e nella condizione di avere centinaia di aziende che hanno eseguito investimenti milionari che oggi vedono messe nel nulla le concessioni che frettolosamente la regione aveva tentato di approvare. Concessioni che servivano per scongiurare il definanziamento ma che saranno la base di una azione collettiva per risarcimento danni. Milioni di investimenti che non hanno oggi copertura giuridica e quindi fonte di sicure cause contro la regione che dovrà spiegare scelte inopinate e discutibili

Dopo la sentenza è arrivato il commento del direttore del Dipartimento Agricoltura, Gianluca Nardone, e dell'Autorità di Gestione, Rosa Fiore: "Siamo costretti, nostro malgrado, a replicare al consigliere Di Gioia - si legge in una nota - per evitare che un nostro silenzio sia valutato come una conferma delle sue considerazioni. Non abbiamo potuto tacere perché avvertivamo l'ìesigenza di offrire risposte concrete a tutti coloro che chiedevano di sapere quali fossero le implicazioni di una sentenza attesa con ansia dall'intero mondo agricolo. Sulla base dei dati a nostra disposizione,
delle analisi di sensitività condotte, delle risorse disponibili ora e nel prossimo futuro abbiamo offerto una valutazione che riteniamo realisticamente possa realizzarsi senza dover ricorrere a debiti fuori bilancio o altre spiacevoli soluzioni. Nei prossimi giorni cercheremo di essere più precisi anche riguardo ai tempi previsti per portare a termine le richieste poste dal Tar. Spiace - concludono - che il consigliere di Gioia, con cui abbiamo fatto insieme un cammino importante, possa pensare di noi quello che scrive". I finanziamenti concessi, specifica la Regione in una nota,. non avranno conseguenze, pur spiegando che l'Ente "darà immediata attuazione alla sentenza del Tar".

Le reazioni politiche: "Batosta per la Puglia"

La decisione del Tar ha provocato prevedibili reazioni politiche, da ogni schieramento. Per il senatore del Pd Dario Stefàno "La sottomisura in oggetto, la 4.1.A, che sostiene investimenti materiali e immateriali finalizzati a migliorare la redditività, la competitività e la sostenibilità delle aziende agricole singole e associate, con oltre 182 milioni di euro di dotazione, era infatti fra le più importanti di tutta la programmazione. Purtroppo - dice -, era prevedibile un tale epilogo, come più volte denunciato, a causa di un indice di performance così strutturato, ma anche per le innumerevoli occasioni di confronto e approfondimento offerte che non sono state mai colte dal presidente Emiliano. Ci costa dover affermare che il Presidente della Regione dovrebbe prendere atto della sua sindrome di Aristotele: il voler avere ragioni a tutti i costi, questa volta è costato davvero un prezzo troppo alto. piace molto, e anzi fa proprio rabbia assistere all’ennesima batosta che cade sul nostro sistema agricolo" conclude Stefàno.

Critici anche i consiglieri regionali del M5S: "Il Tar - rimarcano - ha ritenuto che il criterio scelto per l'attribuzione del conseguente punteggio, al fine dell’utile collocamento in graduatoria, fosse del tutto inattendibile in quanto basato su mere auto-dichiarazioni dei concorrenti, non oggetto di preventiva verifica; verifica che, invece, è rimessa addirittura alla successiva fase dell’istruttoria tecnico-amministrativa e cioè ad una fase in cui una cospicua parte delle aziende aspiranti ai benefici sarebbe già stata esclusa sulla base proprio di una selezione ancorata a mere auto-dichiarazioni (non verificate)". Secondo il capogruppo di Fratello d'Italia in via Gentile, Ignazio Zullo "è di tutta evidenza che la Regione dovrà far fronte a tutti gli impegni giuridicamente vincolanti già assunti con le aziende agricole e quindi non c’era bisogno che venisse sottolineato il passaggio relativo alle aziende ammesse che non perderanno i finanziamenti. Comunque sorge spontanea una domanda: chi rimborserà tutti i finanziamenti già erogati alle aziende agricole che non rientreranno nelle nuova graduatoria nell’ipotesi in cui il consiglio di stato confermerà la sentenza del Tar".

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