Politica

Rete della conoscenza: C.A.R.A e Nardò, i diritti che dobbiamo garantire

Gli studenti della Rete della conoscenza riflettono sugli ultimi fatti di cronaca legati alle proteste degli immigrati nel C.A.R.A. di Palese e a Nardò

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Rabbia e disperazione, le uniche armi che rimangano ai migranti del C.A.R.A. di Bari ed ai braccianti di Nardò per riportare all’ordine del giorno della politica istituzionale la loro giusta, incessante e continuamente negata richiesta d’asilo e le pessime condizioni di vita all’interno della struttura militarizzata che li “ospitano”.

Reazioni, quelle viste l’1 e 4 agosto nella nostra regione, che insegnano ai Governi come sia errato affrontare questo tipo di tema con la repressione e il quanto mai presente razzismo, come sia sbagliato non rendersi conto dell’emergenza umanitaria che si è venuta a creare nel nostro territorio a causa delle guerre nord africane e non solo.

La soluzione non è l’arresto, non è la violenza, non sono le forze dell’ordine in tenuta anti-sommossa, non sono i lacrimogeni al CS, non è l’espulsione, bensì un nuovo piano umanitario che dia realmente la possibilità ai migranti, che lasciano la loro terra natia in preda alla guerra e alla povertà, di continuare la loro vita nel nostro paese, con l’iniziale permesso di soggiorno per non cadere nella trappola della criminalità organizzata, pronta a proporsi come unica alternativa allo Stato e alle sue politiche mancanti.

“Sciopero ora!” Sono le parole d’ordine che urlano, ormai da 6 giorni, i braccianti che risiedono nella tendopoli di Boncuri, a Nardò. Scioperano per la difesa dei loro diritti sul lavoro, nei campi.

La disponibilità di queste Persone a compiere un lavoro al quale molti di noi rinuncerebbero non legittima lo sfruttamento.

Il loro salario ha subito un’ulteriore diminuzione rispetto a quello della scorsa estate a causa delle importazioni a prezzi stracciati da Grecia e Turchia, si parla di 3,5 euro a cassone di pomodori raccolti. Il cottimo che viene a loro corrisposto è, quindi, di gran lunga inferiore rispetto alla soglia fissata su base provinciale di 5,95 euro.

Ad aumentare il disagio e la disperazione va ad aggiungersi il fatto che i caporali, da quella già esigua retribuzione, ne trattengono una percentuale.

Sabato mattina, alla richiesta dei caporali di selezionare il prodotto, senza ulteriore aumento del salario, i giovani immigrati stagionali hanno deciso, per la prima volta in 40 anni, di opporsi a questo sfruttamento e hanno abbandonato i campi dirigendosi verso la statale 101 Lecce-Gallipoli, nei pressi del campo, dove hanno bloccato il traffico. La rabbia è ancora più forte dopo aver avuto la notizia della morte di un giovane tunisino ritrovato senza vita all’interno di una tenda, deceduto, secondo il referto medico, per arresto cardiaco. Ora, attraverso la formazione di una delegazione, formata da un leader per ogni etnia presente sul campo, sono in atto le trattative con i produttori e la stesura della piattaforma di rivendicazione dei propri diritti.

Insomma, i giovani migranti non vogliono arrendersi e vogliono, rivendicando giustizia e libertà per tutti, che venga loro riconosciuto ciò che per anni è stato negato.

Elemento catalizzatore ed unificante è l’autodeterminazione delle comunità in rivolta nel nostro territorio, capaci di autorganizzarsi, di decidere la linea in assemblee autoconvocate e di non svendere la lotta a movimenti partiti o partitini dell’ultim’ora con manie di appropriazione di proteste di ogni sorta.

Insieme a tutte le comunità migranti in rivolta, le studentesse e gli studenti della Rete della Conoscenza Puglia dicono basta allo sfruttamento, al lavoro nero, alla repressione e agli omicidi di Stato, alle minacce del caporalato, alla mafia legalizzata, rimanendo per nulla soddisfatti e colpiti dall’unica proposta risolutiva della Regione Puglia di mettere a disposizione dei migranti l’ex base miilitare di San Vito dei Normanni piena di amianto!

La vittoria referendaria ci ha anche insegnato che è il popolo a dover e poter cambiare lo stato delle cose attraverso il movimento di piazza.

Partendo da questo presupposto, ci chiediamo: quanto può essere difficile assolvere a dei diritti fondamentali dell’uomo? Per quanto altro tempo saremo costretti a porre queste domande?


Rete della Conoscenza Puglia

(La Rete della Conoscenza è il network che riunisce gli studenti universitari di LINK - coordinamento universitario (Bari, Foggia, Taranto) e gli studenti medi dell'Unione degli studenti PUGLIA)

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