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Richiamo alle "radici cristiane" nello Statuto regionale, la proposta divide i consiglieri

La proposta di modifica del primo articolo è stata discussa oggi in Commissione Affari Istituzionali. Non è passata, ma sarà discussa in Consiglio regionale. Borraccino (SI): "È incostituzionale"

"Il riconoscimento delle radici cristiane del popolo pugliese quale espressione della centralità della persona, nei suoi diritti e doveri". È su questa frase, originariamente destinata a modificare l'articolo 1 dello Statuto della Regione Puglia, che si è consumata la querelle oggi all'interno della Commissione regionale Affari costituzionali. A proporre l'esplicito richiamo alla religione cristiana nel documento è stato il capogruppo di Forza Italia Andrea Caroppo. Una scelta che ha generato opinioni diverse all'interno della settima Commissione e non solo. 

Fortemente contrario alla modifica dello Statuto, anche se non appartenente alla Commissione, è stato il consigliere di Sinistra Italiana Cosimo Borraccino. "Lo Statuto è la legge più importante della Regione, è come la Costituzione. Non può prevedere discriminazioni, non può prevedere qualcosa che la Costituzione Italiana non prevede. La Puglia deve garantire pari dignità a tutti i suoi cittadini, di ogni confessione religiosa e lo dico da cattolico", ha tuonato il presidente della presidente della seconda Commissione consiliare Affari generali e personali.

La proposta, che non ha raggiunto il quorum per l'approvazione, è stata comunque rinviata al Consiglio per una discussione, visto "l'impatto che la modifica ha sui singoli consiglieri", si legge nel verbale. L'eventuale modifica dello Statuto è stata invece accolta con piacere da diversi membri del Consiglio regionale. “Affermare nello Statuto della Regione Puglia le radici cristiane costituisce una ricognizione storica della vita dei pugliesi e della Puglia e un’apertura a un innegabile presupposto identitario", spiegano i consiglieri regionali de La Puglia con Emiliano, Paolo Pellegrino e Alfonso Pisicchio. L’inserimento delle radici cristiane – sottolineano – avrebbe un valore ancora più pregnante accanto alla proposta del consigliere Amati sulla libertà di religione e al tempo stesso eviterebbe l’idea che la Puglia stia abdicando alla sua storia e alla sua marcata identità cristiana".

Sulla stessa linea d'onda anche il presidente del gruppo consiliare dei Popolari, Napoleone Cera: "La richiesta avanzata di dare giusto riferimento alle radici cristiane - commenta - non è una forzatura politica, ma il riconoscimento di un concetto condiviso e che appartiene a tutti i pugliesi. Non si vogliono discriminare altri credi o minare la laicità delle istituzioni, ma favorire una comune identità basata sui valori della solidarietà, dello sviluppo paritario, della non violenza". 

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