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Riordino ospedaliero, piano da rivedere. Confals e Fials: "Non penalizzare utenti e lavoratori"

Il Ministero 'boccia' la bozza presentata dalla Puglia: pochi ospedali di base e conti da riordinare. Ieri in Regione primo incontro per rivedere il piano. Sindacati preoccupati da disequilibrio finanziario e accorpamenti: "Evitare 'deportazioni' di lavoratori"

Piano di riordino ospedaliero da rivedere. Il Ministero della Salute 'boccia' in parte la bozza presentata a fine anno dalla Regione, indicando una serie di punti critici e modifiche da apportare. La Puglia avrà ora un mese di tempo per riformulare il piano, e già ieri il direttore di Dipartimento Giovanni Gorgoni e il governatore Emiliano hanno incontrato i sindacati per esaminare i rilievi fatti dal Ministero.

Tra gli aspetti da riconsiderare, il numero degli ospedali di base, ritenuti insufficienti dal Ministero, la necessità di contenere i costi del lavoro e il rispetto delle norme della legge di Stabilità. Queste prevedono che ciascun ospedale  abbia i conti in ordine, con costi che non superino del 10% i ricavi della struttura stessa, rispettando comunque gli standard di sicurezza e cura. Imposizioni che renderanno necessari risparmi e accorpamenti. La Regione, inoltre, potrebbe decidere di anticipare l'adozione del Piano di rientro per i 38 stabilimenti ospedalieri pugliesi (la data indicata dalla legge di Stabilità è giugno 2016 per Irccs e aziende ospedaliere - Policlinico di Bari e Foggia - e giugno 2017 per tutti gli altri ospedali), in modo da tenere sotto controllo i conti e far elaborare "un piano industriale" ai direttori generali delle Asl.

Per valutare le misure da adottare, la Regione ha deciso perciò di avviare una serie di incontri con i sindacati, il primo dei quali si è tenuto ieri. 

"Quello che emerge dal confronto - rilevano in una nota congiunta Confsal e Fials di Puglia - è che comunque in Puglia non si potrà spendere per il personale, risorse superiori a quelle attualmente impegnate per le strutture ospedaliere pari a circa 1,5 miliardi di euro all’anno e che gli obiettivi di ripartire in maniera equa le risorse tra sanità ospedaliera e sanità territoriale, sono ancora molto lontani. Infatti in Puglia si spende ancora circa il 68% della spesa per il personale solo nelle strutture ospedaliere, lasciando alle strutture territoriali solo il 32%". "Così come preoccupa - proseguono i sindacati - l’analisi del disavanzo finanziario che affida gli IRCCS Oncologico di Bari e De Bellis di Castellana Grotte al destino del piano di rientro sin dal 31/03/2015. Stesso destino sembra profilarsi, quasi sicuramente con contestualità, al Policlinico di Bari ed agli ospedali Riuniti di Foggia, che però potrebbero uscire dal piano di rientro in un triennio". "Tutti gli ospedali delle ASL Pugliesi sono destinati a finire anch’essi in piano di rientro, ma per i quali l’unica soluzione può essere prospettata solo da accorpamenti delle strutture ospedaliere ed eliminazione dei c.d. “doppioni” di Unità Operative, con conseguente riduzione delle strutture apicali. "Dall’analisi sul rapporto ricavi/costi delle ASL pugliesi emerge una situazione di forte disequilibrio finanziario che supera ampiamente il limite massimo del 10% tra ricavi e costi, tollerabile per non incorrere nel piano di rientro (nel caso della Asl di Bari, ad esempio, il disavanzo tra costi e ricavi, secondo i dati forniti dai sindacati, è del 42,75 %, ndr)". "Le Segreterie di CONFSAL e FIALS di Puglia - conclude la nota - pur riconoscendo le difficoltà in cui versa il S.S.R., hanno rappresentato la necessità di non penalizzare l’utenza e di non sottoporre i lavoratori, che con abnegazione hanno garantito il servizio, a vere e proprie “deportazioni” a seguito dei paventati accorpamenti o chiusure delle strutture".
  

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