Ripubblicizzazione Aqp, l'assessore Amati risponde alle critiche

Dopo le accuse di aver "tradito" l'impianto originario della legge sulla trasformazione di Aqp in ente pubblico, lanciate nei giorni scorsi dal comitato referendario "2 SI per l'Acqua Bene Comune", la risposta dell'assessore regionale ai lavori pubblici

Due giorni fa l'approvazione da parte del consiglio regionale della legge che trasforma l'Acquedotto Pugliese in ente pubblico. Poi, le polemiche. In particolare quella del comitato referendario "Acqua Bene Comune", che ha accusato il governo regionale di non aver rispettato l'impianto originario del testo legge, concordato con le associazioni e i comitati referendari. Due i punti principali della protesta del comitato: lo scarso impegno della Regione in merito alla questione del minimo vitale garantito di acqua per gli indigenti, e il non aver accolto la proposta del comitato dell'elezione del direttore generale tramite bando pubblico.

E sono questi i due punti in merito ai quali ieri l'assessore regionale ai lavori pubblici Fabiano Amati ha voluto rispondere con un comunicato diffuso dall'ufficio stampa della Regione. "Non siamo disponibili - ha dichiarato l'assessore a proposito della questione relativa alla nomina del cda - a pagare più di uno stipendio per l’amministratore dell’azienda e pertanto la richiesta di un consiglio di amministrazione, detto tecnicamente, o comitato dei lavoratori, detto con eleganza, non può essere da noi accolta. Se qualcuno avesse pensato che la collaborazione nella stesura della legge si sarebbe potuta trasformare in reclutamento negli organi di amministrazione di Aqp, sappia che ha sbagliato indirizzo, perché questo modo di fare è esecrabile sempre, non solo quando si tratta di selezionare i manager della sanità".

Per quanto riguarda invece il minimo vitale garantito, per Fabiani la Regione avrebbe fatto tutto il possibile per venire incontro alle esigenze dei più bisognosi: "Quando adottammo la prima volta il disegno di legge - spiega l'assessore - eravamo in un tempo geologico completamente diverso in materia di norme di finanza pubblica, per cui osammo legittimamente pensare al diritto all’acqua, quale quantitativo minimo vitale, a carico del bilancio regionale e sulla base di un recupero gradualistico dalla fiscalità generale. Dopo qualche mese dalle elezioni regionali, il quadro normativo sulla finanza pubblica è mutato e abbiamo scatenato le nostre più vive proteste perché conoscevamo l’incidenza che queste norme avrebbero avuto sulle nostre attività, compresa quella del quantitativo minimo vitale da garantire".

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"L’unica cosa che potevamo fare l’abbiamo fatta - conclude l'assessore - ed è contenuta nell’ordine del giorno depositato presso il Consiglio regionale con il quale auspichiamo che l’Autorità idrica pugliese possa rimodulare la dinamica tariffaria in base a fasce reddituali e sul minimo vitale, senza intaccare il piano degli investimenti".

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