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Una conferenza stampa del gruppo Conservatori e Riformisti con il leader Raffaele Fitto

Una conferenza stampa del gruppo Conservatori e Riformisti con il leader Raffaele Fitto

Sanità, fittiani all'attacco: "Lo studio Sant'Anna evidenzia criticità del sistema pugliese"

Il gruppo regionale dei 'Conservatori e Riformisti' commenta i dati del report sanitario reso noto da Emiliano alcuni giorni fa e contesta le "dichiarazioni roboanti" del governatore: "La sanità pugliese? Non sta migliorando"

La sanità pugliese? E' tutt'altro che migliorata. Così i consiglieri regionali dei 'Conservatori e Riformisti', gruppo che fa capo a Raffaele Fitto, commentano i dati contenuti nel report sulla sanità commissionato dalla Regione all'Istituto superiore Sant’Anna di Pisa e presentato qualche giorno fa dal governatore Emiliano.

In una conferenza stampa convocata questa mattina, i fittiani hanno voluto rispondere alle "dichiarazioni roboanti del presidente Emiliano nelle quali campeggia spesso l'idea di una sanità in via di miglioramento. Ma così non è -  hanno sottolineato Ignazio Zullo (capogruppo) i consiglieri Saverio Congedo, Luigi Manca, Francesco Ventola, Renato Perrini ed il deputato Benedetto Fucci – perché  è possibile valutare un eventuale miglioramento nel raffronto tra una valutazione pre ed una valutazione post e noi siamo di fronte unicamente ad una valutazione singola".

Gli esponenti del Gruppo Cor, in sostanza, hanno contestato "il trionfalismo" di Emiliano, sottolineando che "in questa fotografia dello studio Sant'Anna, attraverso la pesatura di ciascun indicatore analizzato per le distinte dimensioni di valutazione e attraverso la loro correlazione, vengono messe a nudo le forti criticità della sanità pugliese evidenziando con rigorosità scientifica un dato di realtà già percepito dalla collettività".

"Emerge dallo studio quello che già sappiamo – ha sottolineato Zullo -  perché è realtà quotidiana: una sanità ospedalocentrica peraltro poco efficiente. Una regione incapace di potenziare la prevenzione, la promozione della salute, la presa in carico della cronicità e le cure domiciliari. In pratica una sanità non rispondente alle reali esigenze di una popolazione che invecchia e che va incontro a malattie croniche e degenerative. E' di tutta evidenza che in Puglia è inesistente la continuità ospedale-territorio intesa come efficacia delle attività sanitarie territoriali in termini di continuità assistenziale, appropriata gestione delle prestazioni specialistiche e di attivazione di percorsi diagnostici e terapeutici omogenei".

Il consigliere Manca ha messo in luce in particolare alcune criticità che pesano sugli utenti, come "il percorso dell'emergenza-urgenza 118, il percorso oncologico, il consumo dei farmaci oppiacei per il controllo del dolore (si tenga però presente che in Puglia non è stata realizzata la rete del dolore), i tassi di ospedalizzazione per chirurgia elettiva che però registrano un indice di performance di degenza media negativo, gli indici di performance di degenza media nei ricoveri medici e l'appropriatezza prescrittiva diagnostica (si deve riflettere su quanto hanno inciso le lunghe liste di attesa e il ricorso al privato a causa del superticket di 10 €.)", mettendo l'accento sulla "gogna della super-tassazione" e su "quell'l% di pugliesi che ormai rinuncia alle cure e il lavoro massacrante al quale sono stati assoggettati gli operatori sanitari per le mancate assunzioni causate dal blocco del turn-over in un periodo caratterizzato da pensionamenti di massa causa la legge Fornero".

Lo studio Sant'Anna - hanno ribadito i consiglieri - su 28 indicatori ne evidenzia 10 nel rosso (performance molto scarsa), 9 nell'arancio (performance scarsa), 3 nel giallo (performance media da migliorare), 6 nel verdino (performance buona) e zero indicatori nel verde (performance ottima ovvero punto di forza). "E' sbagliato pensare di agire sugli ospedali per determinarne la chiusura - ha detto Saverio Congedo riferendosi all'ipotesi lanciata nei giorni scorsi da Emiliano - poiché la Puglia ha il dovere di assicurare una dotazione di 3,7 posti letto (p.l.) per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie”. “La Puglia non può permettersi di disattivare ulteriori posti letto – ha continuato - altrimenti non si assicurerebbe la risposta assistenziale e si incrementerebbe la mobilità passiva con perdita di quote nella ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale a favore di altre Regioni”.

I consiglieri hanno poi avanzato alcune proposte per il miglioramento del sistema sanitario,  a cominciare dalla riorganizzazione degli ospedali "in maniera capillare sul territorio per bacini di utenza" "in un modello a rete organizzato secondo specificità di contesto territoriale e di livelli gerarchici di complessità delle strutture". "La riorganizzazione della rete ospedaliera – ha rimarcato Ventola - deve essere accompagnata dall'esigenza di garantire una copertura piena dei bisogni assistenziali che richiedono un trattamento ospedaliero in una logica di continuità assistenziale attraverso il contestuale potenziamento delle strutture territoriali, la cui carenza e mancata organizzazione in rete in Puglia, ha forti ripercussioni sull'utilizzo appropriato dell'ospedale".

Altro punto cruciale quello del budget che, hanno sottolineato i consiglieri, non può più seguire "la logica della base storica ma quella dei "costi standard". "Le verifiche devono essere trimestrali e devono essere attuate attraverso il "controllo di gestione di ciascuna azienda" coordinata da una unità operativa dì controllo di gestione da istituire a livello centrale.

"Massima attenzione va posta alla selezione dei Direttori di Struttura Complessa – hanno detto ancora gli esponenti di Cor - Il  Direttore Generale che sceglie male un Direttore di Struttura Complessa deve andare a casa perché è enorme il danno che perpetra alla collettività in termini di salute e di spesa inefficiente ed inefficace”.
Infine – ha chiuso Zullo -  vanno individuati e definiti programmi di integrazione pubblico-privato per le attività non tariffate che possono sussidiariamente sostenere il complesso delle strutture pubbliche in attività assistenziali carenti sul piano strutturale o funzionale.”
 

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