Sanità, il Senato respinge la richiesta di arresto di Tedesco

Il Senato ha respinto ieri la richiesta di arresti domiciliari per l'ex assessore alla Sanità pugliese della prima giunta Vendola, indagato per corruzione. Ma sull'esito del voto è scontro tra centrosinistra e Lega

Con 151 voti contrari e 127 voti favorevoli l'aula di Palazzo Madama ha respinto ieri la richiesta di arresti domiciliari per il senatore Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità Pugliese della prima giunta Vendola. Il politico, indagato per corruzione, lo scorso 20 aprile aveva ottenuto gli arresti domiciliari dal Tribunale del Riesame, che aveva così respinto la richiesta di detenzione in carcere presentata dal Gip.

LE DICHIARAZIONI DI TEDESCO - Prima della votazione lo stesso Tedesco aveva chiesto ai colleghi in aula di concedere l'autorizzazione all'arresto, sottolineando la necessità di “attivare rapidamente la strada del processo".

IL VOTO - La votazione si è svolta a scrutinio segreto come chiesto dal Pdl. Il Pd, ex partito di Tedesco, si era dichiarato dal primo momento favorevole all'arresto, così come anche gli esponenti della Lega. Aveva invece annunciato il proprio no il Pdl. "Quest'Aula non la può assolvere e lei non è un perseguitato, ma noi dobbiamo difenderla per difendere insieme a lei le prerogative del Parlamento" aveva detto prima del voto Gaetano Quagliariello rivolgendosi direttamente ad Alberto Tedesco. Tra le proteste delle opposizioni il vicepresidente dei senatori del Pdl ha chiesto all'ex senatore del Pd di dimettersi: "In questo modo lei consentirebbe all'Assemblea del Senato di non perdere il Plenum, perché un altro rappresentante dei cittadini subentrerà al suo posto".

LE REAZIONI - L'esito della votazione, che ha appunto respinto la richiesta di arresto per il senatore, ha suscitato polemiche e reazioni indignate, soprattutto da parte del Pd. Nel mirino dell'opposizione in particolare i senatori della Lega Nord, accusati di aver ritardato le operazioni di voto in attesa di conoscere il risultato della votazione alla Camera (dove invece i deputati hanno votato sì all'arresto del Pdl Alfonso Papa, coinvolto nell'inchiesta P4), per poi tradire nel segreto dell'urna le intenzioni di voto dichiarate.
"La lettura politica del voto - ha dichiarato il capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro - è agevole. La Lega ha annunciato che avrebbe votato per concedere l'autorizzazione all'arresto e invece ha votato con il PdL. I numeri parlano chiaro; quelli delle opposizione ci sono tutti. Quelli che mancano sono quelli della Lega".

E il capogruppo Pd in Senato ha anche rimarcato come in Aula ci sia stato il tentativo "ben riuscito di allungare i tempi delle votazioni. Tutto era fatto per attendere l'esito della Camera. Quando i leghisti hanno ottenuto lo scalpo da agitare alla Camera allora hanno ricambiato annunciando che avrebbero votato per l'autorizzazione, ma nel segreto dell'urna hanno fatto ben diversamente, per poter dire e raccontare a tutti, che sono state le opposizioni ad aver salvato il senatore Tedesco. Le bugie però hanno le gambe corte. Non è nascondendosi nell'ombra del voto segreto, per poter sperimentare questi giochini, che il Parlamento ritrova la sua forza e credibilità".

LA RICHIESTA DI DIMISSIONI - Dopo l'esito della votazione da più parte si è levata la richiesta di dimissioni di Tedesco, che invece non sembra intenzionato a compiere questo passo. “Darei ragione ai Pm che dicono che la mia posizione è potenzialmente criminogena", ha dichiarato il senatore dopo il voto.
Mentre Bersano rimanda l'idea delle eventuali dimissioni alle "riflessioni che Tedesco farà nei prossimi giorni", a chiederle apertamente è invece il presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro:  “Sia coerente con se stesso – ha commentato Di Pietro dopo il voto – e non accetti il salvagente-trappola propostogli dal Pdl, che lo ha salvato giudiziariamente per affossare politicamente la coalizione del centrosinistra. Il senatore Tedesco si dimetta e si faccia giudicare dalla magistratura”.

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