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Susanna Camusso a Molfetta ricorda Di Vittorio: "Un'Italia divisa è senza prospettive. Bisogna ripartire dal lavoro"

Il segretario generale della Cgil nella cittadina per ricordare la figura del sindacalista pugliese nel 60° anniversario della sua scomparsa

A Molfetta per ricordare Giuseppe Di Vittorio, nel 60esimo anniversario della sua scomparsa. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha partecipato questa mattina all'iniziativa organizzata dalla Cgil Bari insieme alla Camera del Lavoro di Molfetta per commemorare la figura del sindacalista e politico pugliese.

La cerimonia si è tenuta nella villa comunale, presso il monumento con il busto  che ritrae la figura del sindacalista. Durante l’iniziativa tre studenti hanno letto due brani scritti dallo stesso Giuseppe Di Vittorio, e un altro scritto dalla figlia Baldina che ne dipinge non solo l’uomo progressista riconosciuto da tutti ma anche la figura paterna attenta al ruolo della donna-madre e alla sua emancipazione attraverso il lavoro.

"Un'Italia divisa è un'Italia senza prospettive - ha sottolineato Camusso - Dobbiamo ricostruire il paese dalla guerra economica e finanziaria che ha lasciato divisioni profondissime che si chiamano precarietà e povertà. Bisogna ripartire da dove si partì allora cioè dal piano del lavoro lanciato da di vittorio nel 52 al direttivo della Cgil. Il lavoro non può essere un lavoro qualunque ma deve essere dignitoso".

"Il sapere e la cultura come strumenti di riscatto sociale e di emancipazione - ha spiegato il segretario Generale Cgil di Bari Gigia Bucci - sono stati architrave del pensiero e dell’azione di Giuseppe Di Vittorio, straordinariamente attuali nel contesto sociale, politico e culturale del nostro Paese. Proprio per questo abbiamo scelto i giovani e la cultura come tema attorno al quale riflettere sul grave rischio che corriamo, ossia quello del venir meno del legame tra sapere e accesso al mondo del lavoro, che porta inevitabilmente a sottovalutare il valore della conoscenza. L’insegnamento di Di Vittorio - ha concluso - è che non basta che i diritti vengano riconosciuti ma che tutti vengano messi nelle condizioni di poter esercitarli, partendo dalla condizione prioritaria affinché ciò avvenga che è proprio la cultura".
 

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