Politica

Tagli al Ministero dell'Ambiente, a rischio la bonifica di 4 siti pugliesi

Elvira Tarsitano, presidente della Consulta dell'ambiente del Comune di Bari, riflette sulle gravissime conseguenze che i tagli previsti dal governo avrebbero in Puglia, mettendo a rischio i lavori di bonifica in 4 almeno siti, tra cui la Fibronit di Bari

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

LO SMANTELLAMENTO E LA DEMOLIZIONE DI DECENNI DI AMBIENTALISMO

A RISCHIO LE BONIFICHE DEI 4 SITI PUGLIESI E AZZERAMENTO DELLA GESTIONE DEI PARCHI

Tagli all’ambiente: a rischio le bonifiche dei siti pugliesi e azzeramento della gestione dei parchi e riserve. Attentato alla salute pubblica ed all’ambiente. Il consiglio dei Ministri si appresta a definire gli ulteriori tagli al Ministero dell’ambiente che ammontano a circa il 90% e che di fatto lo cancellerebbero: in quattro anni tagli per ben il 90% del budget: dal 1,3 miliardi di euro del 2008 a 120 milioni di euro nel 2012.

Quantificando c’è Il reale rischio di eliminare sostanzialmente il piano bonifiche per i 57 siti inquinati di interesse nazionale, azzerare la gestione dei 60 parchi nazionali e riserve marine, eliminare gli interventi per il dissesto idrogeologico, i fondi mobilità sostenibile e quelli della lotta alla Co2. La legislazione italiana riconosce quali Siti d’Interesse Nazionale (SIN) quelle aree in cui l’inquinamento di suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee è talmente esteso e grave da costituire un serio pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente naturale Il D.M. Ambiente 18 settembre 2001, n. 468. In Italia ci sono 57 SIN, perimetrati dal 1998 in poi sulla base di diverse leggi, ultima delle quali il Decreto Legislativo n.152 del 2006. La maggior parte di questi siti è rappresentato da agglomerati industriali come quelli presenti in prossimità di grossi poli industriali. In Puglia sono 4 i SIN: Bari (Fibronit); Brindisi, Taranto e Manfredonia (Foggia). Sembra una beffa se si considera che proprio in questi giorni abbiamo appreso dell’accordo per la bonifica della Fibronit

Ci chiediamo anche che fine faranno i parchi nazionali e le riserve marine pugliesi, considerato che con questa manovra si arriverà all’azzeramento delle risorse. I parchi e le riserve, fiore all’occhiello della nostra regione non solo per il loro ruolo importantissimo come riserve a tutela della biodiversità, ma anche per l'importanza scientifica, ecologica ed educativa che rivestono. La loro "missione" non è solo quella di conservazione degli habitat, di protezione e tutela della natura, ma anche quella di valorizzare gli aspetti culturali, sociali ed economici delle realtà locali. I parchi e le riserve sono dei veri e propri laboratori di studio e di ricerca e modelli di promozione dell’educazione ambientale. Queste aree di eccellenza, in cui sono sintetizzate le caratteristiche naturali tipiche della Puglia, sono meta ideale di eco-turisti, ma anche di semplici visitatori che scelgono di praticare un turismo eco-compatibile ora rischiano di essere cancellate con un colpo di scure.

Occorre una seria riflessione su ciò.

Quello che fa rabbrividire e la condivisione di questi tagli da parte di gran parte degli esponenti politici di maggioranza ed anche alcuni dell’opposizione. Ci chiediamo appunto dove sia finita, ammesso che ci sia mai stata, la tanto sbandierata DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA. Stiamo assistendo inermi ad uno smantellamento e demolizione di decenni di ambientalismo nel nostro paese, che ben si evincono dalle dichiarazioni di molti ministri della repubblica, che l’Ecologimo è antimoderno, antiprogressista, quasi luddista. Le Associazioni Ambientaliste non possono rimanere in silenzio contro questi attacchi pericolosi all’ambiente ed alla salute pubblica. Perché è vero che l’ambiente non è di destra ne di sinistra, ma la sua corretta gestione, sicuramente è molto poco credibile che possa sposare con certe scelte che persistono nella logica delle lobby e della centralizzazione della gestione delle risorse. Vogliamo ribadire che certi “NO”, vanno detti, soprattutto quando le scelte hanno conseguenze negative per troppi e benefici solo per alcuni e specie se si rende vano ogni principio di sussidiarietà. La situazione globale e locale del nostro pianeta esige non solo che si progettino e si realizzino attività ecologiche sostenibili, ma soprattutto che esse siano effettuate con spirito nuovo, nuova consapevolezza, alla luce di una nuova visione della realtà e del mondo. La situazione esige un cambio di paradigma. Lo sviluppo economico deve essere compatibile con la capacità di carico degli ecosistemi del pianeta ed armonico con gli obiettivi di una società democratica, giusta, equa e solidale. La tutela dell’identità storica e culturale, la salvaguardia della qualità del sistema paesistico, delle sue componenti ambientali e del suo uso sociale e produttivo, nell’ambito del principio di sviluppo durevole e meno insostenibile sono risultati perseguibili per uno “sviluppo locale autosostenibile”.  Questo se si lavora e si pensa di risolvere i problemi in un ottica sistemica, quindi ecologica, che nei pensieri di quasi tutti i politici, specie di quelli di oggi al governo, non esiste se non nella mera gestione di un’azienda, come pensano che il paese debba essere governato. Ma il paese non è un’azienda, i cittadini non sono dipendenti, da sfruttare o da tollerare, l’ambiente non è un sottosistema, ma un macrosistema in cui tutti siamo destinati a convivere. Prima ne diventiamo coscienti meglio sarà per tutti. Quello del perseguire con coerenza e determinazione, a favore della comunità e non delle lobby, le politiche ecologiche è la discriminante: il diverso approccio nel perseguirle distingue tra chi nel vuol lavorare per il futuro della terra ed i suoi abitanti e non solo per quei pochi privilegiati del primo mondo, copiando in male modo politiche di “esclusione sociale” a cui stiamo assistendo in questo momento. Ci piacerebbe che la Puglia fosse un laboratorio permanente per le politiche ambientali, preferendo l’approccio all’ambiente, attraverso il concetto della sostenibilità ecologica, socio-economica e politica dello sviluppo antropico, superando l’oramai obsoleto e troppo limitato concetto di sviluppo sostenibile. Solo così potremmo coniugare ecologia ed economia ed incidere positivamente sul recupero/bonifica del nostro territorio; sul ripristino delle nostre tradizioni eno-gastronomiche che si sposano armonicamente con le politiche propositive per l’eco-turismo, etico e responsabile e con una agricoltura biologica di qualità; sull’occupazione – soprattutto dei giovani laureati - che può essere di molto incrementate attraverso l’ecologizzazione dell’economia nel campo dell’energia, con l’incremento delle fonti rinnovabili di varia origine; nella gestione integrata del ciclo dell’acqua e dei rifiuti, secondo logiche naturali e non industrialiste, tout court; della prevenzione del danno ambientale e della cura del patrimonio della biodiversità delle “Puglie”.

 

Bari, 14 ottobre 2011

Elvira Tarsitano

Presidente della Consulta dell’Ambiente del Comune di Bari.


 
 

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