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Tessere e magistratura, Emiliano risponde a D'Alema: "Attacco politico, non lascio il Pd"

Prosegue la polemica tra il sindaco e l'ex premier: "Dieci anni - afferma il primo cittadino - Fitto si comportò alla stessa maniera, quando annunciai la corsa al Comune. Ipocrita che ai magistrati sia consentita solo la candidatura e non l'appartenenza a un partito"

Dopo la vittoria di Renzi alle primarie del Partito Democratico, il sindaco di Bari, Michele Emiliano replica a Massimo D'Alema, il quale, nei giorni scorsi, aveva sottolineato l'incompatibilità dell'appartenenza alla magistratura con la sua iscrizione nel Pd citando la legge che "impone ai magistrati, anche quelli in aspettativa, di non avere incarichi di partito""Nei giorni scorsi - afferma Emiliano - nella foga agonistica, sono state lanciate nei miei confronti accuse di scarso senso dello Stato e di irregolare iscrizione al Pd, nel vano tentativo di cambiare l’esito delle primarie in Puglia che, come nel resto d’Italia, hanno sancito la fine di una classe dirigente. Allo stesso modo si comportò dieci anni fa Raffaele Fitto quando, per impedire la mia candidatura a sindaco di Bari, mi indirizzò ben due lettere aperte, tentando di mettere la mia toga in contrapposizione con la mia scelta di candidarmi a sindaco. Quella incresciosa situazione fu per me di sprone per prendere una decisione assai importante per la mia vita pubblica e privata".

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Per Emiliano "è  stata risuscitata una questione assai controversa (quella della  applicabilità  del divieto di iscrizione ai partiti politici nei confronti dei magistrati in aspettativa per mandato elettorale) per distrarre l’attenzione dall’esito (scontato) del congresso appena conclusosi.  Lo si è fatto utilizzando una sentenza della Corte Costituzionale che però non riguarda il mio caso. Quest’ultima, infatti si occupa dell’ipotesi del magistrato fuori ruolo organico per incarichi amministrativi (consulenza parlamentare).  Viceversa io sono in aspettativa non obbligatoria per ragioni elettorali, fatto questo che rescinde del tutto il mio legame con la magistratura consacrandomi ad un ruolo eminentemente politico che non può essere assimilato a quello preso in esame dalla Corte". Secondo il primo cittadino "q uesto caso, ancora non esaminato dal Csm e dalla Corte Costituzionale, non riguarda certo solo me o il Pd, ma tutti i magistrati eletti nelle fila di forze politiche nel loro rapporto di lavoro con il Ministero della Giustizia.  L’impressione che mi ha suscitato questa polemica, dunque, è che sia stato utilizzato il diritto non come norma di vita e di coerenza, ma come strumento per cogliere un risultato politico". 

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"Per il caso dei magistrati in aspettativa per ragioni politiche - continua Emiliano - sarebbe invece necessario intervenire più radicalmente e cioè approvando una legge che impedisca a qualunque magistrato che abbia scelto di candidarsi in competizioni elettorali, di qualunque livello, il ritorno in funzioni giurisdizionali, e il suo diritto di essere assegnato ad altri incarichi senza perdere il proprio posto di lavoro conseguito con pubblico concorso, così come prescritto dalla Costituzione, che prevede l’impossibilità di porre le persone nella alternativa tra candidarsi e licenziarsi. In questo caso il divieto di iscriversi ai partiti per i magistrati che si candidano sarebbe giuridicamente inutile e quindi inconcepibile. Non è possibile che a un magistrato sia addirittura consentito di essere candidato da un partito in una lista bloccata composta dalla segreteria e non di iscriversi a quello stesso partito in modo palese e democratico. E non è possibile che la Corte Costituzionale chieda proprio a noi magistrati di custodire una simile ipocrisia!".

"D’altra parte - sottolinea il sindaco - svolgo funzioni apicali nel PD pugliese da 6 anni senza che nessuno mi abbia mosso alcuna censura. Sono obbligato a pensare di essere nel giusto e non che qualcuno abbia omesso di intervenire. Non ho dunque allo stato alcuna intenzione di lasciare il PD del quale, chiaramente, ho ricevuto la responsabilità dal risultato congressuale pugliese assieme a migliaia di militanti e di simpatizzanti che hanno eletto Matteo Renzi segretario nazionale. Sono anni che mi batto per costruire un partito che sia un luogo aperto, realmente rappresentativo dei territori, dove si pratica la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, dove ci si occupa dei problemi reali della collettività e non dei propri interessi.Ma farò di più: pur amando il mio lavoro di magistrato, m’impegno sin d’ora a chiedere al Csm, ove terminassi l’aspettativa elettorale, di essere posto fuori ruolo organico e assegnato ad incarichi non giurisdizionali. Sogno da stamattina una politica diversa, dove i compagni di partito non si sgambettano a vicenda e piuttosto collaborano in favore dell’interesse dell’Italia. Dove il Sud sia importante per il Pd come ogni altra parte d’Italia. Nel frattempo - conclude - continuerò fino all’ultimo a fare il sindaco e a lottare perché Bari non torni indietro".

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