Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

Vandalismo e criminalità, “La droga è il punto d’incontro tra bande e famiglie criminali”

Palmisano: "C'è bisogno di una grande operazione culturale, dove le scuole siano aperte ogni giorno, anche nel pomeriggio"

E’ stato un mese di agosto particolarmente difficile per Bari. I furti sulla spiaggia di Pane e Pomodoro, gli atti di vandalismo registrati nella Pineta di San Francesco, nell’ex mercato del pesce e nel sottopassaggio che collega Parco Perotti con viale Japigia sono alcuni degli episodi che hanno occupato le pagine di cronaca nei giorni scorsi. I responsabili della grande catena alberghiera del Boscolo hanno deciso addirittura di organizzare un bus navetta che accompagni gli ospiti dell’albergo nelle località marittime di Cozze e Mola pur di evitare che si potessero ripetere altri furti nella spiaggia pubblica di corso Trieste.

A questo proposito Bari Today ha deciso di avviare un dibattito tra quanti nei prossimi mesi saranno impegnati nelle campagne elettorali, con l’obiettivo sia di analizzare il fenomeno sia di comprendere che tipo di risposta è possibile formulare per gli anni a venire. Oggi partiamo con il sociologo Leo Palmisano, che nei mesi scorsi ha realizzato, insieme ad altri soggetti, un ‘Manifesto per Bari’ contenente idee, analisi e progetti sulla città.

“Si tratta di fenomeni illegali di matrice diversa. I furti in spiaggia e in appartamento sono il prodotto di una scelta da parte di gruppi organizzati di malviventi, magari espulsi dal circuito dello spaccio perché la normativa in quel caso è più severa. Diciamo che il proletariato criminale si dà da fare e sbarca il lunario con i furti, ma dietro c'è il giro della ricettazione, gestita dai georgiani oltre che da famiglie storiche baresi e da chissà quanti compro-oro”, spiega Palmisano.

“Gli atti di vandalismo  - prosegue - sono tipici di una città dove la sottocultura giovanile dominante è quella rissaiola e consumistica che si è affermata negli ultimi dieci anni in tutta Italia grazie alla tivù e alle discoteche. Non è per niente raro, tra questi adolescenti di poco più di tredici anni, il consumo di alcool e di droghe. Sono i migliori clienti delle cicchetterie e dei pusher della città”. Secondo l’autore libro ‘Palombella Rotta’ si tratta quindi di un fenomeno in parte estraneo alla grande criminalità barese che non vuole tenere sotto controllo questo tipo di comportamenti. “La malavita organizzata è alle prese con una ristrutturazione interna. Ma la droga queste bande la comprano prevalentemente da loro, e parte dei locali che frequentano è di proprietà di famiglie come i Capriati, i Parisi, i Diomede. Evidentemente il punto d'incontro tra bande e famiglie criminali è il mercato della droga e, forse, delle armi”.

“Non credo che tutti i giovani armati circolanti in città siano effettivamente affiliati ai clan camorristici del capoluogo – prosegue Palmisano - . Si può trattare di figure marginali, affette dal protagonismo che contraddistingue, purtroppo, i modelli di riferimento di questi ragazzi. Mi domando dove siano le famiglie, a questo punto”.

La strada da seguire per uscire da questo cono d’ombra che tende ad inquinare la parte sana della città è, per Palmisano, quella di puntare sulle scuole.Vanno difese, irrobustite, coinvolte, aperte ogni giorno anche nel pomeriggio. La scuola può fare molto di fronte ad una regressione culturale permissivistica della genitorialità barese (se i figli sono così, qualcuno in casa li educa così). Io partirei da lì. Meno discoteche e più biblioteche e librerie, per esempio, con progetti che dalle elementari attraversino le scuole medie, vero ventre molle della scuola nazionale”.

“Il resto -  continua - lo lascerei ad un irrobustimento dell'offerta di contenitori culturali alla portata di tutti, con personale specializzato ma accogliente e con iniziative che non servano ad arricchire qualche imbecillotto impoverendo la città”. “Infine, è il caso di smetterla con gli antagonismi delle proposte culturali elitarie – conclude Palmisano - chi ha le idee chiare sono soprattutto i baresi della mia generazione, gli altri hanno già dato prova di aver fallito".

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