Politica

Vendola replica alla Digeronimo: "Discesa in campo? La politica non ne guadagnerà"

Il governatore risponde alla lettera del magistrato rivolta ai baresi: "Pensavo che il suo accanimento verso di me fosse motivato dalla vanità, invece era una lunga clandestina campagna elettorale"

Il governatore Nichi Vendola decide di replicare, a stretto giro, alla lettera aperta rivolta ai cittadini baresi del magistrato Desirèe Digeronimo trasferita su sua richiesta dal Csm alla procura di Roma per una presunta incompatibilità e le polemiche dopo l'assoluzione del presidente della Giunta regionale nel processo che lo vedeva imputato per abuso d'ufficio. La pm, nella lettera, ha comunicato la sua felicità nel mettersi a disposizione della città: "Che la dottoressa Digeronimo - afferma Vendola -  non sia stata terza e serena nei miei confronti, io lo so bene e la sua lettera una volta di più lo conferma. Oggi capisco che non è serena nemmeno con il Csm, che ne ha decretato all'unanimità l'incompatibilità, imponendole di fatto il trasferimento. E non è serena neppure con i suoi colleghi, pm e giudici".

Il presidente pugliese usa toni poco morbidi: "Sebbene sia abituato a cercare sempre le parole più appropriate per raccontare le mie emozioni - dice - confesso che questa volta, dinanzi alle parole della dottoressa Digeronimo, ho provato la tentazione di restare in silenzio. Per marcare una distanza. Tuttavia, siamo dinanzi ad una lettera pubblica e non davanti ad un atto giudiziario: ed è doveroso parlare. Una lettera ai 'cittadini baresi' proveniente da un Magistrato tuttora in servizio a Bari, che non disdegna di esibire la propria 'folgorazione' per la politica. Lo fa - prosegue Vendola - con esibita ostilità nei confronti della mia persona. Lo fa, ed è la cosa che appare più paradossale e imbarazzante, con ostilità nei confronti della Funzione Giudiziaria, che tutti i cittadini vorrebbero esercitata da uomini e donne equilibrati e sereni. Per cinque anni ho bevuto un calice amaro - prosegue il governatore - ma sono stato sempre ossequioso verso le istituzioni giudiziarie e mi sono difeso nei processi uscendone sempre a testa alta".

"E' vero: mille volte - aggiunge - ho sospettato che il suo accanimento nei miei confronti fosse motivato anzitutto da vanità, sebbene piuttosto crudele. Oggi finalmente appare la verità. Dunque, era solo una lunga clandestina campagna elettorale per una sorprendente 'autocandidatura' quella che spingeva le azioni della dottoressa Digeronimo. Una 'discesa in campo' da cui la Politica non guadagnerà - conclude Vendola - la Giustizia certamente si''.

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