I segreti del cervello? Si studiano a Bari: "Il rischio di schizofrenia deriva all'80% da fattori genetici"

Abbiamo parlato con Alessandro Bertolino, docente del Dipartimento di Neuroscienze psichiatriche dell'Università di Bari. Il suo team cerca volontari per la ricerca sull'uso del Magnetoencefalografo per la diagnosi di malattie mentali

Uno dei test della ricerca (Nella foto sotto: il docente Alessandro Bertolino)

Rischiamo di soffrire di disturbi psichiatrici? A dircelo sono i nostri geni. E' nascosta nel dna, infatti, la chiave per l'identificazione delle cause che portano alla schizofrenia nell'uomo. A confermarlo è Alessandro Bertolino, professore ordinario di Psichiatria del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Bari, che da più di 15 anni studia i segreti del cervello e le sue connessioni alla genetica umana. Con il suo gruppo di ricerca, formato da una 20ina di persone tra studenti, assistenti alla ricerca e docenti, sta cercando di determinare l'utilità del Meg (il magnetoencefalografo) nella diagnosi dei disturbi mentali, "che magari in futuro - spiega - potrà dirci quali soggetti sono più tendenti a sviluppare una schizofrenia".

La ricerca

È la ricerca stessa, infatti, a confermare che i geni rappresentano un campanello d'allarme importante nei soggetti sani: "La stragrande maggioranza del rischio casi - racconta Bertolino - di ammalarsi di schizofrenia e altri disturbi mentali è spiegata da variazioni genetiche, ovvero l'80%". E dal 2014 che si è scoperta questa correlazione, ma il team universitario era all'opera già 14 anni prima, quando la ricerca nel settore era ancora agli albori. E oggi anche grazie ai ritrovati della moderna tecnologia si riesce ad avere una visione più chiara dei meccanismi che regolano il nostro cervello.

Oltre al Meg, che al Policlinico è stato installato da circa un anno, il team di ricerca effettua analisi sui soggetti volontari anche a San Giovanni Rotondo, con l'ausilio del macchinario per la risonanza magnetica. "Esami che ci consentono di visualizzare - precisa il docente - la struttura e l'attività del cervello durante i compiti di memoria e attenzione".

"Servono volontari"

foto_clinica-nuova-2Per arrivare a un risultato, però, il team di ricerca ha bisogno di studiare continuamente l'attività cerebrale di un numero sempre maggiore di pazienti. "Sia sani, che affetti da disturbi psichiatrici - precisa Bertolino - che non possono avere meno di 15 anni". Solo così si riesce ad avere un dato statistico sempre più preciso. Lo studio prevede quattro fasi: un'intervista clinica/diagnostica per conoscere il paziente; un'anamnesi familiare e personare, durante la quale il soggetto racconta la sua vita e quella della sua famiglia; due test neuropsicologico, con domande di psicologia e sullo stress; la risonanza magnetica e la magnetoencefalografia e infine un prelievo di sangue, per avere un campione di dna da analizzare a livello genetico. E chi vuole assistere la ricerca, può candidarsi dal sito del Gruppo di neuroscienze psichiatriche.

"Fino a oggi circa 1000 volontari sani si sono sottoposti ai test, permettendoci di determinare dati precisi sulla concatenazione di fattori genetici e disturbi psichiatrici" racconta il docente, che annualmente pubblica i risultati delle ricerche su prestigiose riviste internazionali. E si è scoperto così che chi ha un fratello gemello monozigote che soffre di disturbi psichici, ha il 50% in più di possibilità di soffrire degli stessi disturbi. Percentuale che si riduce al 15% se la schizofrenia è stata sviluppata da un fratello. Se i geni coinvolti arrivano dai genitori, invece, si ha sei volte in più il rischio di soffrire di malattie mentali. "E' tutto scritto nel nostro dna - assicura Bertolino -, visto che abbiamo trovato oltre 100 geni responsabili dei disturbi del cervello, ma alcuni studi indicano che potrebbero salire a 200".

La ricerca della migliore terapia

La sperimentazione avrà in futuro anche un risvolto utile in campo sanitario. "La ricerca mira anche - conferma il docente - a determinare la terapia migliore per tenere sotto controllo le malattie mentali". Tradotto: se si determinano con certezza le cause dei disturbi, si potranno sviluppare medicinali più efficaci e con minori effetti collaterali, ma anche trovare cure per alcuni sintomi che al momento non ne sono sprovvisti, come i deficit cognitivi e l'appiattimento affettivo.

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"Per motivi etici - conclude il docente - si evita di prescrivere medicinali a chi non presenta segni certi di malattie mentali, ma un ruolo fondamentale nella prevenzione lo hanno anche le sedute con gli psicologi. Non per niente effettuiamo anche test neuropsicologici e nel nostro team di ricerca sono presenti diversi psicologi".

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