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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Salute

Nell'ospedale Di Venere il 'super laboratorio' per la lotta al Covid: 300 tamponi analizzati al giorno e apparecchiature per i test rapidi

La struttura, nata dalla riconversione del Servizio di Citologia e Screening, è operativa h24: una particolare metodica rapida consente di impiegare circa 45 minuti per otto tamponi, per "individuare e interrompere tempestivamente le catene di contagio"

Oltre trecento tamponi analizzati in un giorno, con la possibilità di utilizzare, in casi di urgenza, una procedura rapida che consente di esaminare otto test in 45 minuti; 18 unità impiegate (tra cui 6 biologi, 2 medici anatomo-patologi e una microbiologa, 7 tecnici di laboratorio e 2 ausiliarie) per una struttura capace di operare h24. E' il 'super laboratorio' della rete Covid allestito nell'ospedale 'Di Venere' di Carbonara, un polo di analisi nato dalla trasformazione del Servizio di Citologia e Screening, 'riconvertito' dalla lotta ai tumori al contrasto al virus Sars-Cov 2. 

La trasformazione del laboratorio

Nell'ambito della riconversione, una parte degli ambienti all’attività di analisi Covid, in modo del tutto sicuro e isolato rispetto al resto del laboratorio. Una trasformazione attuata applicando rigorose misure di sicurezza per il personale che, come in ogni altro reparto Covid, utilizza dispositivi di protezione individuale in grado, a seconda delle lavorazioni in corso, di ridurre al minimo i rischi di contagio. Fondamentale, inoltre, l’utilizzo di apparecchiature e strumenti idonei ad affrontare la nuova sfida. Per questo sono state acquistate delle cappe aspiranti a flusso laminare per biologia molecolare, con livello di sicurezza classe Bls 2, che consentono di contenere il rischio nella manipolazione dei tamponi oppure i dpi di contenimento classe 2-3, adatti anch’essi a maneggiare in sicurezza i tamponi del coronavirus.

Trecento analisi al giorno

E così è partito il Laboratorio Covid del “Di Venere”, inizialmente in grado di analizzare appena 36 tamponi e oggi capace di raggiungere e superare i 300, con punte di 350. Divenuto nel frattempo una struttura autonoma e certificata, è ora operativo giorno e notte h 24 e ha due linee di trattamento dei tamponi, con la possibilità d’impiegare una metodica rapida (circa 45 minuti per otto tamponi) che consente di analizzare i casi urgenti, ad esempio i pazienti ricoverati. Per gli altri casi, invece, il Laboratorio del “Di Venere” procede con la metodica tradizionale, che porta via dalle 6 alle 8 ore per ogni tampone da processare, anche tenendo conto della disponibilità di reagenti. 

«Questo laboratorio – conferma Iacobellis – è oggi in grado di rispondere alle richieste del nostro Ospedale e a quelle esterne provenienti dal Dipartimento di Prevenzione, da tutti gli altri Ospedali e Pronto Soccorso ASL. Alla fine del processo i dati vengono inseriti direttamente nel software dell’Istituto Superiore di Sanità, con cui siamo collegati in tempo reale».

Una potenzialità che potrà aumentare ulteriormente con l’arrivo dalla Protezione Civile della Regione Puglia di un nuovo macchinario di cui si sta valutando, proprio in questi giorni, la sensibilità nel rilevare il virus. «Il Laboratorio del “Di Venere” – sottolinea il Direttore Generale ASL Bari, Antonio Sanguedolce – sta lavorando per incrementare sempre di più la capacità di eseguire tamponi. C’è una stretta sinergia tra la Patologia Clinica e il Laboratorio Citoscreening, che con il loro impegno professionale consentono di utilizzare al meglio le tecniche di biologia molecolare. Inizialmente abbiamo dato disponibilità alla Regione Puglia di poter eseguire 150 test al giorno, ma attualmente stiamo assicurando circa 300 tamponi e oltre, ma cercheremo di aumentare questa potenzialità ancora di più, sino a raggiungere i 400 test giornalieri. Questa disponibilità sempre maggiore può consentire di individuare e interrompere quanto prima le catene di contagio territoriali».

Il team di operatori

Strumenti, struttura e risorse umane. La “piccola rivoluzione” del Laboratorio Covid è stata possibile anche perché la ASL Bari ha reclutato nuovo personale, in particolare dirigenti biologi e tecnici di laboratorio, per rinforzare l’organico, oggi composto da 18 unità, tra cui 6 biologi, 3 medici (2 anatomo-patologi e 1 microbiologa), 7 tecnici di laboratorio e 2 ausiliarie. Rinforzi che sono arrivati pure da altri laboratori analisi, dal San Paolo, da Putignano e dalla Patologia Clinica del “Di Venere”.

La vecchia “mission”

Il Laboratorio di Citopatologia e Screening è un servizio centralizzato che normalmente si occupa di analisi istologiche e screening del carcinoma del collo dell’utero, con una capacità di circa 50mila test annui. Continua, dal punto di vista organizzativo, ad operare all’interno del Dipartimento della Medicina di Laboratorio, assieme alle patologie cliniche di tutta la ASL Bari e ha come riferimento il Laboratorio di Patologia Cinica del “Di Venere”, un hub da quasi 2milioni di esami l’anno. Sul versante dell’operatività, invece, il Laboratorio di Citopatologia ha conservato sia l’attività di screening di secondo livello (per gli approfondimenti richiesti in caso di esami di primo livello positivi) sia le funzioni di centro unico di raccolta dei campioni di anatomia istologica, per tutta l’ASL e attualmente per le sole urgenze, che poi vengono convogliati verso l’Istituto Tumori di Bari, polo specializzato per le analisi e le diagnosi di natura oncologica.

L’indagine epidemiologica con test rapidi

Parallelamente all’attività di analisi effettuata con i tamponi, proprio nel “Di Venere” è stata posizionata la prima delle apparecchiature Point-of-care testing (POCT) che eseguiranno, con i primi 5mila test, un’indagine epidemiologica in tutti gli ospedali ASL Bari. Grazie all’impiego del test rapido sierologico, in dieci minuti si può individuare la presenza e la quantità di anticorpi IgG e IgM, traccia dell’avvenuto contatto con il virus Sars-Cov 2. «I test sierologici – ricorda Adorisio – non fanno diagnosi ma ci danno un quadro della diffusione del virus. In una prima fase l’indagine riguarderà i dipendenti ospedalieri dell’azienda sanitaria e, successivamente, si allargherà a tutti gli altri e anche a medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici della continuità assistenziale».

(Video Asl Bari)

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