Domenica, 19 Settembre 2021
Salute

Colpita da una grave endocardite, a Bari giovane paziente operata con successo al cuore: "Applicata rara procedura"

L'operazione eseguita dall'équipe cardiochirurgica dell'ospedale Santa Maria di Bari, tra i pochi centri in Italia a praticare l’intervento di Ross per la sostituzione della valvola aortica

Operata con successo per una grave endocardite attraverso un approccio "praticato in pochissimi centri in Italia" che consente di eliminare l'obbligo di terapia farmacologica con anticoagulanti post operazione e reintervento.

La donna, una 28enne in dialisi per un’insufficienza renale, è stata seguita dall'équipe cardiochirurgica dell'ospedale Santa Maria di Bari, struttura della GVM Care & Research accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale. La paziente era andata incontro ad un’infezione che aveva portato a sviluppare una batteriemia, causa di una grave endocardite (infiammazione del rivestimento delle pareti interne del cuore, l’endocardio).

“L’infezione aveva danneggiato irrimediabilmente la valvola aortica, che necessitava di una sostituzione, e la valvola mitralica, su cui era possibile intervenire con una riparazione – spiega il prof. Domenico Paparella, responsabile dell’U.O di Cardiochirurgia dell’Ospedale Santa Maria –. In considerazione della giovane età e di una condizione di vita non particolarmente stabile per la donna, abbiamo optato per un intervento di Ross, una metodica di sostituzione della valvola aortica di complessa esecuzione che pertanto viene praticata solo in pochissimi centri specializzati in Italia. L’intervento è stato fatto tramite il SSN”.

“Si tratta di un intervento relativamente raro, considerando anche l’applicazione solo nel giovane adulto: a Ospedale Santa Maria, su una media di 100 casi all’anno di ricostruzione della radice aortica, circa il 10% viene eseguito tramite intervento di Ross”, specifica il prof. Paparella.

L’intervento di Ross, indicato nei casi di stenosi calcifica e insufficienza severa della valvola aortica in pazienti giovani (condizioni che si verificano di frequente in presenza di una valvola aortica bicuspide), viene utilizzato anche in casi di infezioni cardiache. Come per la valvola aortica della 28enne, che non era riparabile in quanto l’infezione aveva distrutto i tessuti cardiaci.

Gli specialisti, prima di procedere con l’intervento di Ross, hanno valutato le metodiche di sostituzione mininvasiva: la sostituzione con protesi meccanica ha il vantaggio teorico di avere una durata illimitata, non va incontro a degenerazione ma impone una terapia anticoagulante a vita che determina un rischio di complicanze emorragiche nel corso degli anni ed inoltre in una paziente giovane è sconsigliata in quanto comporta un rischio di alterazioni fetali in caso di gravidanza. La protesi biologica, invece, in un giovane ha una durata inferiore ai 10 anni, quindi impone la necessità di un nuovo intervento a causa della naturale usura, strada anch’essa non consigliabile data l’età.

L’équipe del prof. Paparella ha operato dunque la giovane mediante l’intervento di Ross che prevede la sostituzione della valvola aortica malata con la valvola polmonare sana del paziente. Quest’ultima viene poi rimpiazzata con un’altra valvola polmonare prelevata da donatore. L’intervento di Ross si esegue con approccio classico in sternotomia, non richiede terapie anticoagulanti e riduce notevolmente la necessità di reintervento.

“Il vantaggio dell’intervento di Ross, rispetto a delle metodiche mininvasive, non si vede nell’immediato, ma nei 20 anni di vita successivi – commenta il prof. Paparella –. La libertà dal reintervento è sovrapponibile alla libertà data dalla valvola meccanica ma eliminando il rischio legato alla terapia anticoagulante. La necessità di reintervento è notevolmente inferiore rispetto alle protesi biologiche. Inoltre qualsiasi tipo di protesi, biologica o meccanica, comporta un maggior rischio infettivo: le recidive di endocardite su protesi si riscontrano nel 5-7% dei casi (con l’intervento di Ross il rischio di recidiva è invece quasi nullo); infine la percentuale di mortalità in caso di reintervento per recidiva da endocardite su una protesi è del 15% (in base all’età, contro un 1-2% di mortalità con intervento di Ross)”.
 

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