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Martedì, 30 Novembre 2021
Salute

Al Policlinico un'innovativa tecnica per curare la scoliosi: operata con successo ragazzina di 11 anni

L'intervento ha visto la correzione della patologia attraverso il posizionamento di una corda elastica, collocata per via anteriore mininvasiva che permette di conservare sia la crescita che il movimento

Un delicato intervento per correggere la scoliosi attraverso una tecnica innovativa, è stato eseguito su una giovanissima tennista di 11 anni nel Policlinico di Bari. A realizzarlo, lo staff di chirurghi vertebrali composto da Andrea Piazzolla e Viola Montemurro, coordinato dal direttore della Clinica ortopedica del Policlinico, Biagio Moretti, in collaborazione con l’equipe della Chirurgia toracica dell'ospedale cittadino, diretta da Giuseppe Marulli e della squadra di anestesisti del Pediatrico 'Giovanni XXIII'. L'operazione ha visto la correzione di una scoliosi idiopatica attraverso il posizionamento di una corda elastica, collocata per via anteriore mininvasiva che permette di conservare sia la crescita che il movimento. All'intervento ha preso parte anche il direttore dello 'Scoliosis Center' di Barcellona, Juan Carlos Rodriguez Olaverri, il quale ha fornito importanti indicazioni per la riuscita della delicata operazione. 

La giovanissima tennista, nonostante l'uso del busto, non aveva visto alcun miglioramento e la chirurgia classica avrebbe richiesto un'attesa di 3-4 anni, ovvero il raggiungimento della maturità scheletrica al 90%. La nuova tecnologia, invece, consente di agire su pazienti ancora in crescita, con il vantaggio di correggere la curvatura della colonna senza renderla rigida: "“Siamo molto soddisfatti di aver riunito nella nostra sala operatoria le migliori eccellenze della nostra regione
assieme a un grande professionista dell’ortopedia europea – spiega Biagio Moretti -. Da anni la nostra clinica sta seguendo un percorso che si spinge oltre i confini regionali e nazionali: stiamo cercando di formare giovani chirurghi capaci di confrontarsi e di creare una rete di scambio di competenze con la migliore ortopedia europea. I risultati non tardano ad arrivare: sino a pochi anni fa era impensabile immaginare di poter intervenire su un preadolescente in questo ambito. Ora – conclude - bisogna proseguire su questa strada: nella nostra sala operatoria abbiamo dimostrato - anche grazie al supporto del Giovanni XXIII - quanto sia importante lo scambio d informazioni tra gli ospedali e tra le migliori eccellenze della nostra regione, dell’Italia e dell’Europa intera”.

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