Salute

Marcatore genetico 'resistente' all'invecchiamento: la scoperta è dell'equipe del 'De Bellis' di Castellana

Il team diretto dal professor Cristiano Simone ha studiato il funzionamento della variazione di ogni singolo frammento del gene. Una 'modifica' presente nell'80% dei centenari sulla Terra

Il professor Cristiano Simone e tutta l'equipe di ricerca

Un nuovo 'marker genetico' legato alla longevità, in grado, per le persone nate con questa caratteristica genetica, "di resistere allo stress cellulare e quindi invecchiare meglio": a scoprirlo l'equipe di ricerca dell'Irccs 'De Bellis' di Castellana Grotte, diretta dal professor Cristiano Simone, che ha studiato il funzionamento della variazione di ogni singolo frammento del gene FOXO3, uno dei 3,5 miliardi di 'dati' che compongono il codice genetico umano. Simone spiega che "i soggetti con questa caratteristica genetica potrebbero essere più resistenti anche agli effetti avversi delle terapie mediche e oncologiche, così come potrebbero avere minor probabilità di essere colpiti da malformazioni fetali in gravidanza, oppure diabete nella vita adulta”. La ricerca messa a punto anche dallo staff di Simone (composto da Valentina Grossi, Giovanna Forte, Paola Sanese, Alessia Peserico, Tugsan Tezil, Martina Lepore Signorile e Candida Fasano) è stata appena pubblicata su ‘Nucleic Acid Research’, un'importante  rivista scientifica di Genetica della Oxford University Press. Uno studio che ha approfondito altri condotti condotti in tutto il mondo su 15mila persone di diversa età, etnia e stili di vita. La modifica genetica studiata dall'equipe barese era presente nell’80% dei centenari dell’intero pianeta. L'invecchiamento e molte patologie umane dipendono quindi dall’accumulo di danni cellulari e del DNA nell’arco della vita.

"Consentirà di prevedere l'effetto di un farmaco prima di somministrarlo"

Una scoperta importante per le sue implicazioni future: "Si lega - aggiunge il professor Simone - anche allo sviluppo di nuovi farmaci e alla diagnostica, in quanto consente di prevedere tramite screening l'effetto che può avere un farmaco prima della somministrazione”. Il professor Gianluigi Giannelli, direttore scientifico dell'Istituto 'De Bellis', afferma che “attraverso la caratterizzazione di questa singolo frammento della sequenza di DNA è stato individuato un meccanismo molto più ampio in grado di modificare il nostro stato di salute e l’aspettativa di vita. Riteniamo che questa caratteristica genetica potrà essere sfruttata come importante marker predittivo per valutazioni prognostiche e terapeutiche: un nuovo utile strumento per la medicina personalizzata e di precisione”. 

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