Scoprire patologie progressive con un transistor microscopico: la ricerca dell'Università di Bari pubblicata su Nature

Il progetto vede protagonisti l'ateneo barese assieme a quello di Brescia e al Cnr: il dispositivo potrebbe consentire di momento esatto in cui un organismo contrae una malattia

Crediti Eleonora Macchia

Un transistor di dimensioni millimetriche per consentire di diagnosticare patologie progressive prima che i sintomi si manifestino: è il frutto di un meticoloso lavoro che ha richiesto due anni di ricerche, realizzato grazie a una collaborazione tra l'Università degli Studi di Bari, l'ateneo di Brescia e l'Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Cnr, assieme al Consorzio per lo sviluppo di sistemi a grande interfase. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Nature. La nuova tecnologia, denominata SiMoT, acronimo per Molecola-singola con un Transistor, potrebbe consentire anche di rilevare il momento esatto in cui l'organismo da sano diventa malato: "E' una grandissima soddisfazione vedere decollare questa ricerca - spiega la professoressa Luisa Torsi di Uniba, coordinatrice del progetto. La nostra tecnologia consentirà di diagnosticare patologie progressive non solo prima che i sintomi si manifestino ma, forse, addirittura appena l’organismo produce i primi bio-marcatori specifici. Mi piace inoltre ricordare che questo lavoro è il frutto della collaborazione fra istituzioni italiane. È inoltre uno studio interdisciplinare portato a termine con finanziamenti contingentati, da chimici, fisici ed ingegneri". 

Le applicazioni dell'importante scoperta

Le dimensioni e la struttura del dispositivo ne consentiranno la produzione su larga scala e a costi contenuti, con facilità d'impiego anche furi dal laboratorio: "Questo risultato - spiega l'Università di Bari - è stato raggiunto grazie all’enorme amplificazione del segnale ottenuta integrando nel un transistor bio-elettronico un film che simula la membrana cellulare. L’intuizione è arrivata osservando che alcune cellule, attraverso la propria membrana, sono in grado di riconoscere singole proteine come i ferormoni" e quindi ogni singolo cambiamento associato a un determinato bio-marcatore. Tra le possibili applicazioni anche il controllo delle recidive, ad esempio dopo l'asportazione di un tumore, riducendo notevolmente l'uso di procedure invasive come le biopsie. 

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