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La chirurgia vertebrale si sperimenta con la realtà virtuale al Policlinico: 60 giovani chirurghi e medici imparano con il simulatore

Si tratta di un braccio motorizzato dotato di più leve in grado, attraverso un algoritmo calcolato dal computer, di ripercorrere dal punto di vista virtuale la normale anatomia del corpo vertebrale e simulare quello che avviene in sala operatoria

Giovani chirurghi e medici specializzandi a lezione (con il simulatore) di chirurgia vertebrale. In 60 nell'ultima settimana al Policlinico di Bari si sono esercitati virtualmente con l'apparecchio che simulava l'intervento chirurgico vertebrale mini-invasivo. Il macchinario per l’addestramento rivolto a specialisti e medici in formazione specialistica è stato utilizzato all’interno della clinica di Ortopedia per perfezionare le tecniche di massima precisione da utilizzare in sala operatoria.

Il simulatore è costituito da un braccio motorizzato dotato di più leve in grado, attraverso un algoritmo calcolato dal computer, di ripercorrere dal punto di vista virtuale la normale anatomia del corpo vertebrale e simulare quello che avviene in sala operatoria. Il chirurgo può allenarsi nella manualità muovendo il braccio motorizzato e visualizzando al tempo stesso sullo schermo l’immagine della colonna vertebrale. Esattamente come accade in sala operatoria.

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"Fino a qualche anno fa queste esercitazioni venivano eseguite sui cadaveri, oggi la tecnologia ci viene in aiuto – spiega Andrea Piazzolla, direttore dell’unità operativa semplice di Chirurgia vertebrale del Policlinico di Bari  -  la nostra idea è quella di creare un teaching center al Policlinico di Bari, un hub in cui questa tecnologia sia a disposizione non solo dei ragazzi in formazione ma anche dei chirurghi meno esperti che fanno parte degli ospedali territoriali dove, non essendoci una unità di chirurgia vertebrale, queste metodiche non vengono comunemente attuate. Sempre più la chirurgia vertebrale sta abbandonando il trattamento conservativo, per questo è importante che i giovani colleghi possano fare pratica con queste tecniche. La chirurgia mini invasiva ha a disposizione spazi molto limitati: noi dobbiamo entrare nel corpo vertebrale attraverso un corridoio di 6 mm e sbagliare di pochi millimetri può dare conseguenze poco piacevoli per il paziente e per il chirurgo; è bene allenarsi tanto su queste macchine per fare poi il meglio in sala operatoria”.

L’unità operativa di Ortopedia si conferma in prima linea nell’uso delle tecnologie. Nella clinica del Policlinico di Bari, infatti, è già stata sperimentata la realtà aumentata in sala operatoria negli interventi di protesi di ginocchio e sono state utilizzate protesi in 3D.

“Vogliamo continuare a sperimentare metodiche adatte ai giovani e proiettate nel futuro – commenta Biagio Moretti, direttore dell’unità operativa complessa di Ortopedia del Policlinico di Bari - L’ausilio di queste metodiche, che ci danno la possibilità di vedere la possibilità di vedere la realtà con occhi più precisi e più completi rispetto ai nostri occhi anatomici, ci consente di ottenere risultati migliori con tecniche sempre meno invasive. L’interattività è sicuramente un valore aggiunto per i ragazzi in formazione che hanno così l’occasione di imparare in molto meno tempo".

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