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Sabato, 20 Aprile 2024
Salute

Sordità, la 'pandemia silenziosa': disturbi uditivi sempre più diffusi tra adulti e bambini, "ma oggi si può tornare a sentire"

A colloquio con la dottoressa Alessandra Murri, dirigente medico dell'Unità di Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari. L'ospedale barese è oggi uno dei due centri in Puglia specializzati negli interventi di impianto cocleare, che consentono il recupero dell'udito in persone affette da sordità grave

Sono estremamente frequenti sia tra gli adulti che nei bambini, anche se spesso possono manifestare i propri segni più lentamente rispetto ad altre patologie. In Italia, si stima che siano circa 13 milioni le persone affette da ipoacusia e problemi che colpiscono l'apparato uditivo. Numeri tali da indurre la Società italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale, in occasione della giornata nazionale sulle malattie dell'orecchio che ricorre il 1° marzo, a definire la sordità come una 'pandemia silenziosa'. Una condizione che colpisce tante persone, ma di cui, forse, non si parla ancora abbastanza, sia sul fronte della prevenzione che su quello delle cure e della riabilitazione.

Rischi e prevenzione

"Si tratta di problematiche che coinvolgono tutte le fasce d'età - spiega la dottoressa Alessandra Murri, dirigente medico dell'Unità operativa di Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari - e sulle quali è molto importante tenere alta l'attenzione, perché le conseguenze di una ipoacusia non riconosciuta possono essere notevoli, nel bambino come nell'adulto". Fondamentale è, innanzitutto, riconoscere i principali elementi di rischio. A cominciare dall'esposizione al rumore: "Se parliamo di giovani e adolescenti, ad esempio, pensiamo alle cuffie che spesso i ragazzi utilizzano ad alto volume per i videogiochi o per altre attività: questo - avverte la dottoressa Murri - può comportare un'iniziale lesione delle cellule ciliate che non dà segno di sè immediatamente ma che si manifesta a distanza di anni. Oltre a ridurre l'esposizione al rumore, un altro aspetto è legato all'importanza di curare immediatamente eventuali patologie uditive, perché una patologia infettiva, seppur raramente, può determinare una perdita dell'udito". E nel caso ci si accorga di qualcosa 'che non va' (come avvertire la necessità di alzare il volume della tv, di usare il vivavoce al posto del microfono interno del cellulare, il non sentire talvolta il suono del telefono), è importante non esitare: "Meglio fare un esame in più, che tralasciare". 

Sordità e disturbi dell'udito nei bambini

Ma ipoacusia e disturbi dell'udito, come detto, possono colpire anche i bambini. Se oggi lo screening neonatale permette di individuare in maniera precoce casi di sordità congenita (la diagnosi è in media di 1-2 bambini su mille nei nati a termine), ci sono delle forme che possono emergere più tardivamente, nei primi anni di vita del bambino. "In questo - sottolinea la dottoressa Murri - fondamentale è il ruolo dei pediatri di libera scelta, ma anche di genitori e gli insegnanti. Ad esempio se ci si rende conto che il bambino inizia a sviluppare tardi il linguaggio, o inizia a produrre paroline ma non frasi intere nell'età canonica, o ha difficoltà nella localizzazione dei suoni: sono tutti campanelli d'allarme, in presenza dei quali i bambini vanno indirizzati al centro di riferimento per poter fare degli approfondimenti".

Impianto cocleare: il Policlinico centro di riferimento regionale

La diagnosi di sordità o ipoacusia, tuttavia, per quanto possa costituire un momento non semplice da affrontare per le famiglie, oggi non rappresenta più una condanna. Protesi esterne e impianti cocleari (piccoli dispositivi composti da una parte esterna e una interna, in grado di trasformare i suoni in segnali elettrici inviati direttamente al nervo acustico) permettono di uscire dal silenzio recuperando l'udito e superando le difficoltà che una persona sorda può incontrare nella vita di tutti i giorni. Ausili importanti, per i quali da tempo associazioni come l'Ans chiedono in Puglia l'inserimento nei Lea, Livelli essenziali di assistenza.

"Oggi - ricorda la dottoressa Murri  - in presenza di una diagnosi di sordità o ipoacusia, c'è comunque la possibilità di rimediare, di riabilitare il bambino, grazie all'utilizzo degli apparecchi acustici nelle forme lievi o medio-gravi, o  attraverso l'intervento di impianto cocleare in presenza di forme gravi e profonde". In relazione a quest'ultimo aspetto, l'Unità operativa di Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari, diretta dal prof. Nicola Quaranta, rappresenta con San Giovanni Rotondo uno dei due centri di riferimento sul territorio pugliese per interventi e riabilitazione: "Abbiamo una copertura di oltre il 97-98% di screening neonatale nella provincia di Bari - spiega la dottoressa Murri - ma da noi arrivano anche bambini con diagnosi ricevute in altre province o in regioni limitrofe". Ma l'intervento di impianto cocleare comporta l'attivazione di un verso e proprio percorso che necessita di più professionalità: "Tutto - sottolinea Murri - deve essere sempre accompagnato da una presa in carico riabilitativa completa, che vede coinvolte più figure professionali: il medico, l'audiologo, l'audiometrista, l'audioprotesista, il logopedista, il neuropsichiatra infantile. E' necessario lavorare tutti di concerto, anche insieme alla famiglia, per il bene del bambino". 

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